Qualcuno ha definito il nuovo servizio iTunes Match, lanciato con un “One more thing” di Steve Jobs, come una sorta di condono per la musica pirata. Apple, infatti, ha stretto accordi con le maggiori case discografiche per permettere di avere in iCloud l’accesso alla propria libreria musicale pagando 24,99 $ annui.
In pratica iTunes Match utilizza le tecnologie di Lala, società acquistata da Apple qualche tempo fa, per creare delle playlist e richiamare i propri brani, anche quelli non acquistati nell’iTunes Store, nel catalogo di Apple formato da 18 milioni di brani. Quando le proprie playlist saranno completate si potranno ascoltare da qualsiasi dispositivo mediante una connessione WiFi e l’accesso ad iCloud.
Tutti i brani saranno disponibili nel formato di qualità a 256 Kbps. Il servizio è disponibile in beta per gli utenti americani. Richiede iTunes 10.3 e almeno iOS 4.3.1. In futuro sarà disponibile per tutti, ma al momento non si conosce il prezzo che sarà applicato in Italia.
La nascita di iCloud, il servizio che sarà gestito grazie ai data center del North Carolina, è giustificato dal fatto che ormai abbiamo tutti una vita digitale. Foto, documenti, musica, email e altro sono utilizzati non più su un unico computer, ma su più dispositivi come iPhone, computer fisso e portatile. Per tale motivo avere uno spazio on line che aggreghi tutto e renda tutto disponibile da qualsiasi punto è molto utile.
Apple apre il sogno dell’hub digitale con iCloud che funzionerà su più punti:
Dopo mesi di attesa è stato ufficializzato iOS 5, l’aggiornamento più corposo mai distribuito da Apple che aggiungerà 200 novità a quelle precedenti, vale a dire il doppio delle novità introdotte da iOS 4. Ecco le novità principali:
E’ terminato il Keynote di Apple lasciando il suo carico di novità. La prima novità presentata è Lion, il prossimo sistema operativo per Mac. Lion è stato già presentato qualche mese fa ed è circolato in versione beta presso gli sviluppatori. Con il suo utilizzo sarà possibile aggiungere 250 novità a Snow Leopard, tra cui:
Lion sarà disponibile per tutti solo attraverso il Mac App Store a partire da luglio. Quindi non sarà possibile comprarlo nei negozi. Si potrà scaricare in 5 computer tramite il proprio account, peserà 4 GB e costerà 23,99 €. Per usarlo bisogna avere un Mac con un processore Intel Core 2 Duo o successivi e almeno Snow Leopard.
Sono anni che osservo il mondo Apple, giorno dopo giorno, molto da vicino. Ho notato mutazioni, passaggi epocali, prodotti sempre più evoluti. Ciò che non avevo mai visto fino ad adesso è un diradamento della coltre di segretezza sui prodotti non ancora annunciati.
A differenza degli altri anni, infatti, Apple ha dichiarato candidamente, con una settimana di anticipo, quali saranno gli argomenti trattati nel prossimo Keynote. Nel comunicato stampa è stato riportato quanto segue:
At the keynote, Apple will unveil its next generation software – Lion, the eighth major release of Mac OS X; iOS 5, the next version of Apple’s advanced mobile operating system which powers the iPad, iPhone and iPod touch; and iCloud, Apple’s upcoming cloud services offering.
La società ha rivelato, prima di presentarlo, il nome del servizio iCloud sciogliendo ogni dubbio sulla sua esistenza. Come mai questo cambiamento? Negli anni passati abbiamo visto il sistema delle indiscrezioni controllate, con cui la società ha fatto trapelare qualche anteprima sotto forma di rumors presso giornali selezionati.
Rivelare in anteprima il menu del giorno non riduce l’effetto sorpresa? O la sorpresa sarà far credere che le novità saranno solo quelle e in realtà se ne aggiungeranno di altre? Le domande e le ipotesi sarebbero tante, ma una cosa è certa: qualcosa è cambiato.
Nel 1969 la NASA utilizzò un computer potente poco più di una moderna calcolatrice per mandare l’uomo sulla Luna. Quei computer erano così lenti che mentre elaboravano le traiettorie sulla Terra un team di matematici ne verificava i risultati. Oggi sulla mia scrivania ho un computer potente centinaia di migliaia di volte quei computer. Una potenza mastodontica che probabilmente non mi serve. La tecnologia ha toccato un punto altissimo.
Nonostante questo, l’approccio all’acquisto è ancora sbagliato. La scheda delle caratteristiche tecniche resta uno strumento pornografico. Un’immagine su cui fantasticare per applicare mirabolanti progetti che, probabilmente, non prenderanno neanche inizio. Il mercato è cambiato e dovremmo cambiare anche noi. Affrontare un acquisto scegliendo il prodotto con il maggior numero di componenti hardware è completamente stupido. Vendere il proprio computer per comprarne uno nuovo dal processore leggermente superiore è la manifestazione della malattia consumistica umana.
Quell’era è finita. Ora è arrivata l’era del software. L’utente dovrebbe chiedersi “il come” sono svolte le operazioni da quel prodotto e non quante operazioni sa svolgere. Così come non ha senso chiedersi se una bici galleggia visto che di certo non la userò in acqua. Bisogna cambiare mentalità informatica, riprogrammarla per percorrere la via dell’efficacia e dell’efficienza. Così come insegna il nascente settore dei tablet. Qualche anno fa Asus investì nel settore dei netbook puntando tutto su un solo fattore: il prezzo. Gli schermi poco efficienti e le scomode tastiere lo hanno portato, in pochi anni, dalle stelle alle stalle. Un approccio completamente diverso è stato affrontato dai tablet. Attualmente il settore non è dominato dal tablet con la lista delle caratteristiche tecniche più lunga, ma quello più semplice da usare.
Le azioni di Apple valgono tantissimo, tanto da portare la società alla seconda capitalizzazione mondiale in Borsa. Il loro valore eccede di 15 volte il fatturato annuo il che giustifica la presenza di un forte interesse nel mercato, ma è un motivo per credere che siano destinate a crollare da un momento all’altro come lo scoppiare di una bolla di sapone?
Ho letto con interesse l’analisi effettuata da Simon-Kucher & Partners. Loro dicono che i motivi per cui le azioni sono destinate a crollare sono tre: la segmentazione, il prezzo e il modello di business. In pratica per loro i prodotti di Apple sono destinati a non crescere perchè nei settori dove opera, una volta coperte quelle persone disposte a pagare per avere un prodotto con il logo della Mela, non ci sarà altra domanda. I concorrenti copieranno al punto da coprire le fasce basse del mercato frenando ulteriori vendite. Un problema, appunto, di segmentazione e prezzo.
Se Apple non conquista nuovi mercati, applicando appunto il suo modello di business, il gioco del ravvivare le vendite non può resistere. Ma è tutto qui? Credo che sia un’analisi piuttosto accademica e semplicistica. Sembra quasi vedere applicati i principi economici letti nei libri di economia che prendono come esempio prodotti standard, come i detersivi. Le nozioni accademiche insegnano le regole del gioco, ma è anche vero che non tutti i giochi sono uguali.
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