Entrare nell’Olimpo della vice presidenza di Apple è il sogno di tanti. Alcuni, a volte, raggiunta quella posizione possono decidere di dedicarsi ad altri progetti abbandonando la società. E’ accaduto a David Tupman, vice presidente del settore ingegnerizzazione dell’iPhone e dell’iPod, che dall’inizio del 2012 non lavora più in Apple.
Non si conoscono i motivi del suo abbandono della società. Il suo nome appare in 70 brevetti, tra cui quelli inerenti la gestione dell’energia della batteria dell’iPhone e il caricabatterie dalle dimensioni ridotte. Il suo ruolo era importante per lo sviluppo hardware dell’iPhone e rispondeva direttamente a Bob Mansfield, vice presidente del settore ingegnerizzazione dei Mac.
Cresciuto in Gran Bretagna e laureato alla Salford University, aveva maturato grande esperienza nel settore dell’ingegneria elettronica. Probabilmente il suo posto sarà preso da Vic Alessi, direttore dello stesso settore amministrato da Tupman.
[via 9to5mac]
I lavoratori cinesi sono sfruttati oppure no? Questa questione diventa sempre più importante perchè la visibilità di Apple e la vendita di notizie vanno di pari passo. Di sicuro, rispetto ai diritti acquistati in Occidente, il ritmo dei lavoratori cinesi è molto più elevato e la paga salariale è minore, anche se questo fattore andrebbe confrontato con la capacità di acquisto della moneta in Cina.
Tutto il sistema, però, sembra morbosamente sotto gli occhi della stampa che tenta di cavalcare l’onda di altri fenomeni, come quello dei suicidi nelle fabbriche-città, rivelatisi inferiori ai suicidi medi in Cina (rispettivamente 1,7 ogni 100.000 persone e 16 ogni 100.000).
Non è certo compito mio sorreggere l’ago della verità, ma l’inchiesta della CNN lascia margini su cui pensare. Per costruire la notizia hanno montato due accuse basate sulla testimonianza di una 18enne, chiamata Miss Chen, che lavora in Foxconn. La ragazza lavora 60 ore a settimana e ha scoperto solo tramite la CNN di lavorare all’iPad. La prima accusa è considerabile priva di senso, visto che il datore di lavoro non è tenuto a spiegare tutta la filiera produttiva ad ogni dipendente, ma semplicemente ad informarlo sulle mansioni da svolgere per assemblare un’unità.
Un tempo la chiamavano Big Blue ed era la nemica numero uno di Apple. Era il Grande Fratello nello spot 1984 registrato da Ridley Scott per Apple, lo stesso proposto durante il Super Bowl.
Ma i tempi dove Steve Jobs le faceva il dito medio sotto il brand della sede centrale sono passati da un pezzo, anche perchè IBM non produce più computer ma si occupa di piattaforme e servizi per le imprese.
Nell’offrire questi servizi, paradossalmente, è diventata la prima società per uso ufficiale di prodotti Apple nei suoi uffici. In base alle recenti analisi, infatti, in IBM ci sono 10.000 iPad, 30.000 iPhone e 10.000 Mac dati ai dipendenti.
La seconda società dove si usano più iPhone è Lowe’s che si occupa di bricolage: ne ha dati 42.000 ai dipendenti. Segue Korea Telecom con 32.000 iPad in azienda.
[via zdnet]
Durante la difesa di Apple contro Samsung la società ribadì un concetto per lei chiave nella guerra dei brevetti: la lotta nei tribunali era stata attivata non per guadagnare dalle licenze sui brevetti, ma per garantire che le tecnologie usate nei suoi prodotti non fossero copiate da altri. In altre parole ad Apple non interessa il denaro ricavabile dai brevetti, ma essere certa che l’iPhone non sia copiato.
Di tutt’altra idea è Google che ha comprato Motorola e i suoi brevetti, lo scorso agosto. In base a dei documenti nella causa contro Apple in Germania, infatti, la società ha chiesto il 2,25% del fatturato generato da tutti i dispositivi di Apple muniti di tecnologia 3G.
Se il giudice dovesse accogliere la richiesta si tratterebbe di una cifra enorme, per diversi miliardi di dollari. Per tale motivo Apple spera di sfruttare i suoi accordi con i suoi fornitori, come Qualcomm, per dimostrare di essere in possesso di tutte le licenze necessarie.
[via electronista]
Il giudice che si occuperà del caso in Australia probabilmente cadrà in depressione. La mole di lavoro per lui, infatti, sale esponenzialmente. Apple, contro Samsung, ha attivato una causa per altri 278 brevetti e 10 dispositivi che li utilizzano.
Si tratta di una guerra molto imponente con numerosi capitali investiti in avvocati, consulenti e ricercatori. Lo scopo e frenare il secondo produttore di smartphone al mondo e conquistare una leadership schiacciante.
La causa precedente prevedeva “solo” 22 brevetti. Alla commissione che si occuperà del caso saranno necessari molti giorni per visionare tutti i brevetti e controllare le infrazioni segnalate.
[via thenextweb]
Chi di spada ferisce di spada perisce dice il proverbio. Dopo aver provato l’ebrezza di vedere bannati i tablet Galaxy Tab 10.1 di Samsung, poi sostituiti con una versione modificata adatta alla vendita, Apple vede il blocco delle vendite dei suoi prodotti in Germania.
A seguito della vittoria di Motorola nei confronti di Apple, su un brevetto usato in iCloud, non potranno essere venduti in Germania gli iPad con modulo 3G, gli iPhone 3GS e gli iPhone 4. L’iPhone 4S al momento è ancora in vendita, non si sa per quale motivo.
La società ha invitato gli utenti tedeschi a cercare questi prodotti nei negozi prima che si esauriscano. Una strategia che potrebbe portare benefici nel breve periodo poichè, a causa della scarsità, potrebbe spingere gli utenti ad acquisti di massa e, inoltre, li spingerà verso l’iPhone 4S, unica versione in commercio senonché la più costosa.
Apple ha già ricorso contro la sentenza tedesca perchè, dicono i suoi avvocati, il brevetto in questione sarebbe scaduto e non più valido.
Aggiornamento: un portavoce di Apple ha fatto sapere che le vendite ripartiranno in Germania a seguito della presentazione del ricorso al tribunale.
Apple perde in Germania, la stessa nazione che l’aveva vista vincitrice contro Samsung. In questo caso, sempre nell’ambito della guerra dei brevetti, il giudice Andreas Voss della corte regionale di Mannheim, ha dato ragione a Motorola nell’ambito di un brevetto usato per iCloud, i servizi nella nuvola offerti da Apple.
Il brevetto in questione è il numero 5.754.119 e fa riferimento all’uso della tecnologia di sincronizzazione delle pagine multiple, vale a dire la tecnologia che usa iCloud per sincronizzare i documenti di Pages e altri software. Il verdetto potrebbe costare ad Apple almeno 100 milioni di euro in risarcimento danni.
La società, però, farà appello per attendere un altro grado di giudizio.
[via fosspatents]
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