Mentre in Cina, nella città di Zhengzhou, Foxconn si appresta a ingrandire ancora di più la sua città-fabbrica per accogliere 100.000 nuovi assunti, in Brasile gli affari vanno a gonfie vele. Grazie ai generosi aiuti statali, infatti, Foxconn intende costruire altri 5 stabilimenti per assumere migliaia di persone.
La società intende aumentare l’investimento iniziale di 300 milioni di dollari per costruire capannoni, impianti e attività di insegnamento e assumere 3.400 persone. Gli impianti saranno volti alla costruzione degli iPad, iPhone e di altri componenti, come player multimediali e PC.
Lo ha dichiarato Julio Semeghini, segretario per lo sviluppo economico brasiliano, per annunciare un aumento dell’occupazione nei prossimi mesi. Oltre agli incentivi statali, Apple avrà anche la libertà di vendere i suoi prodotti in Brasile. Vendita che prima incontrava dei freni a causa delle leggi di importazione dei beni esteri.
[via appleinsider]
Laureato a Cambridge con master alla Wharton Business School, John Browett è il nuovo vice presidente del settore retail di Apple. Lo ha comunicato la società mediante un comunicato stampa.
In passato Browett ha lavorato presso la società di consulenza Boston Consulting Group, poi gestito la catena di supermercati Tesco e, dal 2007, è stato CEO dei negozi inglesi di elettronica Dixons.
John Browett prende il posto di Ron Johnson che ha lasciato la società per diventare amministratore delegato di J.P. Penny. A lui sarà affidata la crescita degli Apple Store e la loro apertura in giro per il mondo.
Sappiamo tutti che è difficile entrare in Apple come ingegnere, bisogna essere segnalati da qualcuno o aver un ottimo curriculum. E’ difficile anche rimanerci perchè la vita in Apple non è come quella in Google. Non ci sono campi di pallavolo dove sfogarsi o console dove giocare per fare una pausa. Si tratta di un ambiente fin troppo serio e dalle numerose regole.
Gli ingegneri, come spiega Lashinsky nel suo libro Inside Apple, subiscono un rito di iniziazione molto particolare: restano a decantare in progetti fasulli. La società li fa lavorare a finti prodotti per verificare se questi si lascino andare all’esterno dando informazioni, anteprime o indiscrezioni.
Se dovesse sfuggire un rumor su un prodotto fasullo la società saprebbe quale unità mandare a casa. Una sorta di test di fedeltà che dipinge Apple più come un’agenzia di sicurezza nazionale anzichè una società di elettronica. Ma in questo campo si sa, basta un’anticipazione data alle orecchie della concorrenza per perdere miliardi di dollari in vantaggio competitivo.
[via appleinsider]
Vi piacerebbe pagare il 2,5% di imposizione fiscale per gli utili della vostra azienda? Una percentuale del genere, alla luce del 51% di pressione fiscale in Italia, sarebbe il sogno di qualsiasi azienda. Sarebbe un’imposizione fiscale così bassa da permettere alle società di diventare enormi, floride e avere molti più fondi per gli investimenti.
E’ un tasso che esiste, è pagato da Apple. Non si tratta di un occhio di favore del governo americano, che tassa in media per il 35%, ma sono delle agevolazioni fiscali ottenute in Irlanda.
E’ per questo motivo che quando comprate un prodotto Apple e ne chiedete la fattura questa è firmata Apple Irlanda, dalla sede di Cork. Grazie a un regime molto agevolato, infatti, Apple e altre società riescono a pagare all’estero tasse molto basse. Oltre ad Apple ne usufruisce anche Microsoft che paga l’8% e Google che ne paga il 3%. Quest’ultima, per sempio, ha fatturato 7,6 miliardi di dollari all’estero e 4,7 miliardi in patria pagando 2,3 miliardi agli Stati Uniti e appena 248 milioni all’estero.
Con imposizioni fiscali così basse non ci meravigliamo del perchè non sia mai nata una società come Apple in Italia.
[via elpais]
Tim Cook non è riservato come Steve Jobs e, dopo aver letto le accuse contro il mancato rispetto del regolamento per la salvaguardia dei lavoratori dei fornitori cinesi, ha messo mano al suo Mac usando il suo classico strumento di comunicazione: la mail interna ai dipendenti:
Team,
come società e individualmente, siamo formati dai nostri valori. Sfortunatamente alcune persone mettono in discussione i valori di Apple e voglio segnalarvelo direttamente. Abbiamo a cuore ogni dipendente nella nostra catena di produzione. Ogni incidente ci preoccupa profondamente e ogni problema di lavoro ci agita. Ogni illazione inerente la nostra non curanza è completamente falsa e offensiva. Come saprete meglio di chiunque altro, accuse come queste sono contro i nostri valori. Non è ciò che siamo.
Per le centinaia di persone come voi che formano i nostri legami di fornitura intorno al mondo o lavorano da molto tempo lontano dalle proprie famiglie, so che siete oltraggiati come me. Per le persone che non sono collegate strettamente con la catena di produzione, avete il diritto di sapere come stanno i fatti.
Ogni anno ispezioniamo sempre più fabbriche, alzando il livello dei nostri partner e andando in profondità in tutta la catena. Come abbiamo riportato questo mese, abbiamo effettuato grandi passi avanti per aumentare le condizioni di centinaia di migliaia di lavoratori. Sappiamo che non c’è nessuno nel nostro settore che sta facendo quanto noi, in così tanti posti e coprendo così tante persone.
La garanzia sui prodotti di Apple in Italia vale 1 anno o 2 anni? La risposta esatta è due anni e ora lo dice anche il sito di Apple. Entrando nell’area Apple Store on line, infatti, gli utenti italiani potranno trovare in alto alla pagina un link che si chiama “Comunicazione a tutela dei consumatori”.
Cliccando sul link si potrà leggere la delibera dell’AGCM relativa la decisione di multare la società per la poca trasparenza sulla garanzia. Peccato, però, che l’Apple Care riporti ancora l’informazione sbagliata. Apple invita ad aumentare il periodo di assistenza da 1 a 2 anni pagando una somma in più.
Si tratta del classico caso di burocrazia mal recepita di proposito. La società, infatti, ha effettuato un ricorso contro la delibera dell’AGCM e al momento non ritiene giusto avvertire i clienti che i 2 anni di garanzia sono dati di base anche nel suo piano di estensione.
Una società così ricca come Apple come gestisce la filantropia? Steve Jobs era molto riservato in quest’ambito, mentre Tim Cook ha attivato il programma ufficiale della società. Il programma prevede il raddoppio delle donazioni effettuate dai dipendenti di Apple fino ad un massimo di 10.000 $ annui per ogni dipendente.
A novembre la società aveva già coperto 1,3 milioni di dollari in beneficenza e attualmente, in base alle stime, dovrebbe essere intorno i 5 milioni di dollari. Per ampliare le possibilità di effettuare donazioni ora la società ha aperto anche ai dipendenti part-time.
Anche coloro lavorano a tempo parziale nella società possono donare e chiedere la medesima somma in beneficenza ad Apple. Sarebbe bello se, come fa Google, si attuasse anche una donazione di diversi milioni di dollari indipendentemente dalla generosità dei dipendenti.
[via macrumors]
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