Negli Stati Uniti esiste una legge chiamata Freedom of Information Act che, superati alcuni anni, permette di eliminare il segreto sui documenti delle agenzie di sicurezza nazionale per questioni storiche e informative. E’ una legge applicata anche all’FBI che ha reso pubblico il file su Steve Jobs.
La polizia federale statunitense, infatti, ha condotto una serie di indagini su Steve Jobs. Si legge, così, che nel 1985 fu organizzato un attentato all’ex CEO di Apple. In un periodo in cui la sua leadership in Apple era messa in discussione da John Sculley, infatti, un fanatico piazzò una finta bomba nella casa di Jobs chiedendo un riscatto da 1 milione di dollari per disinnescarla. Attentato saltato proprio a seguito delle indagini.
Nel documento, composto da 191 pagine, si leggono altre informazioni. Nel 1991, per esempio, George Bush senior chiese indagini approfondite su Steve Jobs perchè l’ex presidente degli Stati Uniti lo voleva nel tuo entourage. Si legge, così, un’analisi della personalità di Jobs, scontrosa e poco affidabile, con un passato da hippy. Nei documenti si leggono indagini anche sulla sua famiglia, certificata non appartenente al regime comunista.
Ieri abbiamo visto alcuni regimi agevolati di cui Apple, e altre società, attingono a piene mani per pagare meno tasse. Ma non sono solo le agevolazioni fiscali ad aiutare la crescita di una società, dipende anche il luogo dove queste sono fondate. Cosa sarebbe accaduto se Steve Jobs avesse fondato Apple a Napoli?
Un articolo nato dopo la dipartita dell’ex CEO di Apple ne raccontava, per sommi capi, le sorti. Ora lo stesso autore Antonio Menna, spinto dal successo di quell’articolo, ne ha realizzato anche un libro. “Se Steve Jobs fosse nato a Napoli” è un libro che è possibile trovare in libreria o nell’iBookstore e Kindle Store.
Racconta la storia di Stefano Lavori e Stefano Vozzini che insieme si danno alla passione dei computer. Non trovando lo stesso ambiente favorevole all’imprenditoria come quello della Silicon Valley, il loro destino prende una piega per nulla simile a quella presa da Apple.
Un libro che fa il punto della situazione di una nazione che fa morire i sogni degli Steve Jobs italiani e che non riesce a farli crescere. Il libro è composto da 336 pagine e si acquista per 6,99 €.
Qual è la persona più innovatrice nella storia? Se lo si chiede a un ragazzo americano è indubbiamente Thomas Edison, inventore della lampadina. L’indagine è stata effettuata da Lemelson-MIT su un campione di 1.010 persone negli Stati Uniti.
Al secondo posto, con il 24% di segnalazioni, c’è Steve Jobs per il suo grande contributo nel settore dell’informatica, telefonia e musica. Al terzo posto c’è Alexander Bell, famoso per aver rubato l’idea del telefono all’italiano Meucci. Segue la ricercatrice Marie Curie e poi Mark Zuckerberg fondatore di Facebook.
E per voi chi è il più innovatore della storia?
[via digg]
Doveva chiudere il 26 febbraio, ma i più ritardatari potranno emettere un sospiro di sollievo. La mostra su Steve Jobs a Torino, infatti, è stata prorogata fino al 15 aprile.
Allestita presso il Museo Regionale di Scienze Naturali, prevede 10 aree tematiche con numerosi esemplari esposti: dal modellino dell’abitazione dove fu fondata Apple, ai dischi che ascoltava Steve Jobs fino al modello di Apple I, materiale multimediale, testi e molto altro.
La mostra al momento ha collezionato un grande successo con oltre 25.000 accessi da quando ha aperto. Se siete a Torino vi consiglio di visitarla, difficilmente saranno concesse altre proroghe.
[via regione piemonte]
Patron Branson sa benissimo come fare pubblicità ed è un mago nel marketing. Per la sua linea di voli low cost Virgin America, infatti, ha indetto un concorso interno tra i dipendenti al fine di trovare alcune frasi da scrivere su degli aerei. Uno degli Airbus A320, così, è stato nominato “Stay hungry, Stay Foolish”.
Avrete sentito questa frase centinaia di volte ad ottobre, quando Steve Jobs passò a miglior vita e i media mondiali si occuparono delle sue commemorazioni. Pronunciate nel 2005 a Stanford, durante il giorno delle lauree, fu scelto dall’ex CEO di Apple come frase di chiusura del suo discorso e fu presa dal Whole Earth Catalog, un catalogo nato per gli hippie negli anni ’70.
Strano che a Ryanair non sia venuta la stessa idea. Di solito la compagnia ama scrivere frasi sui propri aerei. Ricordo che quando Alitalia fu in seria difficoltà scrisse sui suoi aerei in giro per l’Italia “Arrivederci Alitalia”.
[via macrumors]
Tutti desidererebbero avere un posto speciale nel mondo Disney, ma al momento la famiglia Jobs non è interessata alla società. Lo ha comunicato un’agenzia riportando le volontà della signora Jobs.
Il patrimonio di Steve Jobs, probabilmente gestito da un Trust, prevede 137,3 milioni di azioni per un valore di oltre 5 miliardi di dollari. Un numero di azioni così elevato, avutosi a seguito della cessione di Pixar, da coprire il 7,7 % di tutta la capitalizzazione societaria.
Steve Jobs ricopriva un seggio nel consiglio di amministrazione in quanto era il socio unico di maggioranza. Probabilmente la famiglia nominerà un amministratore per rappresentarla durante l’assemblea degli azionisti e un giorno, chissà, Reed, figlio di Steve Jobs, potrebbe chiedere di far parte della dirigenza.
[via reuters]
Niente action figure dedicata a Steve Jobs e, probabilmente, non ce ne sarà mai una. La sociteà In Icons, infatti, ha annunciato di aver rinunciato alla produzione della statuina dedicata all’ex CEO di Apple. Un genere di prodotto di solito dedicato ai personaggi dei film o telefilm.
Dopo le minacce dei legali, i dirigenti di In Icons avevano dichiarato di continuare il loro lavoro nella produzione di questo articolo poichè non violava nessuna legge sul copyright, non essendo registrabile la figura di un essere umano.
Il team di In Icons ha fatto un passo indietro dopo le pressanti richieste provenute dalla famiglia di Steve Jobs che, rispettando la sua volontà in vita, non ha mai acconsentito a questo tipo di prodotti. Tutti coloro l’avesseto ordinato ovviamente saranno rimborsati.
[via inicons]
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