Uno degli elementi che permettono ai tablet di essere favoriti rispetto ai computer è di sicuro l’autonomia della batteria. L’iPad, per esempio, consente un utilizzo di almeno 10 ore. Quanto basta per lavorare costantemente per tutta la giornata.
Attualmente i portatili di Apple consentono un’autonomia che varia tra le cinque e le sette ore. Se in futuro utilizzeranno i nuovi processori Intel, della famiglia Haswell, le loro performance aumenteranno. Lo promette Rani Borkar, vice presidente e direttore generale del settore architettura dell’azienda.
Secondo i dati ufficiali, infatti, i processori Haswell consentono di aumentare l’autonomia delle batterie dei computer del 50% a parità di potenza. L’autonomia in stand-by, invece, aumenta del 20%. In questo modo anche i MacBook potranno garantire un’autonomia di almeno 10 ore. Bisognerà vedere quando Apple avrà intenzione di integrare i nuovi chip.
[via computerworld]
Alcuni mesi fa alcuni blog fecero circolare l’indiscrezione dell’interessamento di Apple per il vetro zaffiro al fine di coprire lo schermo dei suoi dispositivi mobili. Tutto questo soltanto perché l’azienda ha utilizzato il vetro zaffiro per coprire la fotocamera del telefono.
Ma una cosa è coprire la fotocamera che ha bisogno di determinate ottiche per scattare una foto, tutt’altra cosa è coprire lo schermo di un dispositivo. Il vetro zaffiro è così resistente come si vocifera? Corning, che da sempre copre gli schemi degli iPhone e degli iPad, ha dimostrato che non è così.
La nuova generazione del Gorilla Glass 3, infatti, è resistente almeno doppio. Il test ha riguardato due pannelli, uno in vetro zaffiro e l’altro Gorilla Glass 3, sottoponendoli al peso di un perno che, in questo caso, simula la caduta su un punto dello schermo.
Il primo schermo ha ceduto dopo una pressione di 73 kg, mentre secondo ha retto anche ad un peso di 198 kg. Questo spinge a considerare il Gorilla Glass 3 molto più resistente del vetro zaffiro. Considerando che è anche più economico possiamo dedurre che Apple non utilizzerà lo zaffiro. continua
Non è un segreto l’interesse di Apple verso la tecnologia del Wi-Fi a 802.11ac. Questo nuovo protocollo è stato approvato di recente e dovrebbe diventare lo standard entro il 2014. Ma quali novità apporta?
Le migliori arriveranno sia dal punto di vista della velocità dello scambio dei dati e sia dal punto di vista dell’area di copertura. Con un router Wi-Fi 802.11ac sarà possibile scambiare dati fino ad una velocità di 1 Gbps e coprire un’area di 200 metri.
Secondo le indiscrezioni i prossimi Mac sopporteranno questo nuovo protocollo. In rete sono state viste delle immagini relative alla scheda Wi-Fi da utilizzare nei computer della Mela. La scheda è costruita da Broadcom e integra anche il bluetooth 4.0.
[via electronista]
Qualcuno tempo fa definì il mouse come un incidente di percorso, vale a dire una periferica che in realtà non dovrebbe esistere considerando gli schemi sono ormai touchscreen. Di certo i computer non hanno ancora questo tipo di tecnologia, rimandata a dispositivi come i tablet.
Nell’attesa di vedere la tastiera e il mouse completamente sostituiti da tocco e voce, le società continuano ad investire su questi accessori. Apple, per esempio, ha depositato un brevetto inerente il Magic Mouse: il suo mouse touchscreen.
Il brevetto prevede l’utilizzo di un nuovo sensore che misura la forza impartita dall’utente. L’obiettivo è quello di migliorare l’interazione con il mouse rendendo il suo utilizzo più preciso. Il modo in cui lo si impugna può fornire informazioni utili al computer per offrire nuove funzioni.
Probabilmente sarà integrato nella prossima generazione del dispositivo.
[via patentlyapple]
Non so voi, ma io a 18 anni mi districarlo tra i videogame, invece la diciottenne Eesha Khare ha scritto una ricerca che si chiama: “progettazione e sintesi dei nano tubi TiO2-Polianilina Idrogenata“. Un argomento così difficile da far apparire arduo anche la comprensione del titolo.
Eesha, però, non solo l’ha scritto ma ha anche vinto l’International Science and Engineering Fair organizzato da Intel vincendo un premio da $ 50.000. In pratica la sua ricerca permette di costruire dei semiconduttori utilizzabili all’interno delle batterie e in grado di svolgere due funzioni: quella di ricaricare le batterie in 30 secondi e farlo per almeno 10.000 cicli, contro i 1.000 cicli delle batterie attuali.
La ragazza ha comunicato che utilizzerà i soldi del premio per pagarsi gli studi ad Harvard. La sua ricerca, però, ha già stuzzicato alcune multinazionali. Google l’avrebbe già contattata e richiedere la sua collaborazione nella costruzione di alcuni dispositivi.
Sarebbe bello ricaricare la batteria dello smartphone in appena 30 secondi per utilizzarlo per diverse ore. continua
Come saprete il mercato dei computer è in declino. Una tendenza che si ripete a livello mondiale a causa del boom dei tablet e dalla diffusione repentina degli smartphone. Ormai questi dispositivi da taschino permettono di effettuare le attività base quotidiane.
In Italia la situazione non è diversa. Come si evince da un’analisi effettuata da Gartner per il primo trimestre dell’anno, infatti, il mercato dei computer calato del 25,6% vedendo la vendita di 1.096.386 computer contro 1.473.709 dello stesso trimestre dello scorso anno.
Al primo posto tra i produttori di PC c’è Hp che ha venduto 228.960 unità con il 20,9% del mercato in calo del 30,5%. Al secondo posto abbiamo Acer con 165.385 unità in calo del 44,8%. Al terzo Asus con 163.043 unità con il 14,9% del mercato, in calo del 38,1%.
In quarta posizione troviamo Apple che con 78.600 unità ha il 7,2% del mercato, in aumento rispetto al 5,5% dello scorso anno, anche se la vendita di Mac è calata del 3,4%. L’aumento della quota di mercato si è avuta per il calo molto elevato degli altri produttori. In quinta posizione abbiamo la società che è cresciuta di più: Lenovo che con 75.107 unità, rispetto alle 33.491 dello stesso trimestre del 2012, è cresciuta del 124,3%.
[via gartner]
Attualmente i computer di Apple sono costruite mediante la tecnica unibody che permette di ridurre i componenti al minimo. In questo modo si raggiungono due obiettivi: 1) si evita che l’utente metta mano all’hardware; 2) si facilita il processo di riparazione dei computer eliminando la possibilità che il case esterno si possa rovinare.
Ma tanti anni fa, in cui questo processo ingegneristico non era stato ancora raggiunto, Apple costruiva il computer utilizzando centinaia di componenti. Ne è una prova il Macintosh Classic.
Todd McLellan, per esempio, ne ha smontato uno per dimostrare la complessità con il quale era costruito. Un vero e proprio puzzle per nerd.
[via toddmclellan]
Commenti recenti