Da quando Steve Jobs rientrò in Apple, dopo essere stato licenziato anni prima, la società fu salvata dalla bancarotta e, anzi, ora produce miliardi di dollari in utili.
Il merito è da ricercare in un team molto affiatato e ricco di inventiva, ma di certo la differenza è fatta da Zio Steve che, non solo è stato uno dei fondatori della società, ma la guida da tempo verso il successo.
La società Bloomberg ha provato a quantificare il valore di una fonte così importante e inimitabile di Apple. Quanto vale Steve Jobs? Quanto perderebbe la società in borsa se improvvisamente il CEO decide di andare in pensione?
20 miliardi di dollari! La società potrebbe perdere un quarto del suo valore. Non male considerando che la paga annua di Mr Jobs è di appena 1 dollaro.
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Continuano gli sviluppi del caso “stock options”. Dopo le accuse che hanno colpito l’amministratore delegato, le azioni della società erano calate del 5% circa e Apple ha dovuto corre ai ripari emanando un comunicato stampa con i risultati dell’approfondita analisi e indagine interna.
Steve Jobs sarebbe completamente estraneo ai fatti e la società riafferma la piena fiducia nell’attuale dirigenza. Dopo queste parole il titolo ha riacquistato il territorio perso, ma la questione non si conclude qui.
Tutti i documenti verranno consegnati alla SEC, compreso un piano di riassestamento del bilancio che costerà alla società 84 milioni di dollari. Sarà l’organismo di vigilanza a dettare l’ultima parola, così come dovrà accadere per altre 160 società con lo stesso problema, Microsoft inclusa.
“Siate curiosi, siate folli” è questa la filosofia di vita che Steve Jobs ha intenzione di insegnare in una serie di tre storie che riguardano la sua vita.
Nell’intervista apparsa sull’Espresso, il CEO Apple parte dalla sua infanzia raccontando della sua adozione da parte di una famiglia che ha sopportato molti sacrifici per mandarlo all’università, per poi passare dall’abbandono degli studi e la fondazione di Apple. Zio Steve racconta anche del suo licenziamento quando aveva 30 anni e del cancro al pancreas che ha rischiato di finirlo per sempre.
“Dopo 10 anni è possibile unire i puntini e capire i fallimenti che ci hanno colpito“, dichiara Steve, e racconta di quella volta che per mangiare era costretto a raccogliere bottiglie per strada e del corso di calligrafia seguito solo perchè gli piaceva. Lo stesso corso che gli è servito per costruire il primo Mac e migliorare l’interfaccia grafica che sarebbe diventata pietra miliare per tutti gli altri computer.
Vivere ogni giorno come fosse l’ultimo aiuta a liberarsi dai dogmi, dalle costrizioni che ci imponiamo temendo il giudizio degli altri. Vivete con curiosità, siate folli.
Trovate l’intervista cliccando qui.
Nubi molto scure all’orizzonte per Apple. Si evolve lo scandalo delle stock options non autorizzate, ora sembra implicato direttamente anche Steve Jobs. Il fatto risale al 2001 quando il CEO di Apple riceve 7,5 milioni di dollari in stock options a titolo di remunerazione (lo stipendio del manager è di 1 dollaro annuo cui si aggiunge questo tipo di stipendio), il problema è che queste cedole non sono mai state deliberate dal Consiglio di Amministrazione e consegnate attraverso la falsificazione di alcuni documenti.
Steve Jobs ha ammesso di aver ricevuto i titoli, ma ha affermato di non aver mai tratto vantaggio o benefici da questi. La domanda che la SEC (equivalente della CONSOB italiana) si pone è: Steve Jobs sapeva che i documenti erano stati falsificati oppure è stato raggirato da qualcuno? In fondo essendo il presidente del Consiglio di Amministrazione doveva sapere che la delibera non c’era stata.
Intanto a Cupertino è stato assodato un legale per far luce sulla questione. Se la SEC dovesse prendere provvedimenti cosa ne sarebbe di Apple e, soprattutto, cosa succederebbe se Steve Jobs fosse costretto alle dimissioni?
Intanto il titolo ha perso circa 11 dollari in meno di un mese.
La rivista The Atlantic Monthly ha stila due classifiche. La prima degli uomini più influenti in America in tutta la storia dell’uomo. La seconda, invece, considera chi più influenza l’America in questo momento storico.
Nella prima troviamo al primo posto Abraham Lincoln, l’uomo che ha permesso agli Stati Uniti di non sfaldarsi, segue George Washington che li ha uniti. Al terzo posto c’è Thomas Jefferson che ha diffuso l’uguaglianza tra le razze che li popolavano.
L’elenco segue e troviamo anche un contemporaneo, il nostro amico Bill Gates che si aggiudica il posto 54.
Anche un italiano fa capolino, al posto 88 c’è Enrico Fermi con i suoi studi per la costruzione della bomba atomica.
Nella seconda classifica, invece, Zio Bill è al primo posto, seguito da James D. Watson che ha scoperto l’elica del DNA e poi da Ralph Nader che ha lavorato per rendere le automobili sicure. Il nostro caro Steve Jobs è al 5° posto.
L’ufficio stampa di Cupertino ha confermato la presenza di Steve Jobs al Macworld di gennaio ’07. L’evento, che avrà luogo nel Moscone Center di San Francisco dall’8 al 12 gennaio, vede l’apertura con un Keynote dove saranno presentati nuovi prodotti.
Prima di allora giungeranno sicuramente numerosi rumors. Quello che di “quasi sicuro” che verrà presentato sarà:
Per informazioni visitate il sito macworldexpo.com
Ebbè lui si che è un manager. Ricordate che Zio Steve è diventato il maggior azionista della Disney con il suo 7% di azioni dopo aver ceduto la sua Pixar? Bene.
Come maggior azionista, Steve Jobs ha diritto di sedere nel Consiglio di Amministrazione della Disney per aiutare a prendere le decisioni. Ai membri del consiglio è riconosciuto un gettone di presenza che dà diritto a una sorta di compenso e a un “rimborso spese”. Per l’anno passato tra i cartoni animati, Steve Jobs doveva ritirare 62.000,00 dollari, circa 55.000,00 euro. questa somma non è stata accantonata però, perchè Zio Steve ha deciso di non volerla prendere, preferisce essere pagato per i buoni risultati. Un pò come fa in Apple, in cui si fa pagare uno stipendio annuo di 1 dollaro per poi ricevere cospiqui omaggi, come diritti d’opzione.
Un atteggiamento da imitare, non è di certo un arraffone.
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