E’ da un po’ di tempo che non si vedeva una stranezza creata da un fan di Apple. Dopo i tagli di capelli in tema logo della mela morsicata, vestiti da iPhone e vari dolci dalle fattezze dei prodotti di Apple, in Cina è apparso l’uomo Mac.
Nella città di Chongqing due persone hanno voluto rendere omaggio ad Apple in questo modo. Uno vestito da pseudo Steve Jobs armato di iPad e l’altro da uomo Mac con componenti formati da vecchi computer della società.
[via micgadget]
Un popolo represso da salvare o lavoratori utilizzati in un contesto protetto? Nel dubbio sorge la protesta contro Foxconn per le condizioni applicate nelle fabbriche-città in Cina. Questa mattina degli hacker hanno attaccato il sistema informatico della società e, dichiarano, hanno sottratto i dati di accesso di alcuni clienti per il controllo degli ordini.
Intanto negli Stati Uniti si organizzano proteste contro Apple che, nonostante il codice di condotta e le promesse di Tim Cook, è sempre nell’occhio del ciclone. Oggi, infatti, nell’Apple Store di Grand Central si terrà una protesta dalle ore 10.00, vale a dire le 16.00 in Italia.
Due gruppi, chiamati SumOfUs e Change.org, hanno raccolto oltre 35.000 firme per protestare contro lo sfruttamento dei lavoratori cinesi da parte di Apple. Cos’altro dovrà fare Apple per rassicurarli delle condizioni di lavoro in Cina?
[via theverge]
La Cina ha 1,3 miliardi di abitanti rappresentando, di fatto, un potenziale enorme per la vendita di nuovi prodotti, soprattutto dopo l’apertura ai capitali stranieri. Apple potrebbe trarre dal commercio in Cina numerosi profitti e le prime accoglienze dell’iPhone 4S dimostrano la grande richiesta dei prodotti con la mela morsicata.
Anche l’iPad dovrebbe entrare in commercio in quella nazione, ma forse non nel breve periodo. Ad ostacolare la vendita non è certo la produzione, paradossalmente impiantata nel Paese, ma un problema con le proprietà sul brand.
Nel 2006 la società acquistò, per 55.000 $, la licenza dell’uso del marchio iPad da Proview Electronics con sede in Taiwan. Credendo che la licenza fosse valida anche in Cina, la società ha investito per attivare la vendita. Il problema è che Proview Technology, sorella di Proview Electronics appartenente al gruppo Proview International, ritiene che Apple non possegga i diritti sul nome iPad e ha fatto causa per 10 miliardi di yuan, circa 1,21 miliardi di euro.
Apple ha presentato il ricorso, anche se nel frattempo Proview è scesa a un risarcimento di 38 milioni di dollari più le scuse ufficiali per l’uso indebito del marchio. Si prospetta essere una battaglia legale molto lunga.
[via globaltimes]
I lavoratori cinesi sono sfruttati oppure no? Questa questione diventa sempre più importante perchè la visibilità di Apple e la vendita di notizie vanno di pari passo. Di sicuro, rispetto ai diritti acquistati in Occidente, il ritmo dei lavoratori cinesi è molto più elevato e la paga salariale è minore, anche se questo fattore andrebbe confrontato con la capacità di acquisto della moneta in Cina.
Tutto il sistema, però, sembra morbosamente sotto gli occhi della stampa che tenta di cavalcare l’onda di altri fenomeni, come quello dei suicidi nelle fabbriche-città, rivelatisi inferiori ai suicidi medi in Cina (rispettivamente 1,7 ogni 100.000 persone e 16 ogni 100.000).
Non è certo compito mio sorreggere l’ago della verità, ma l’inchiesta della CNN lascia margini su cui pensare. Per costruire la notizia hanno montato due accuse basate sulla testimonianza di una 18enne, chiamata Miss Chen, che lavora in Foxconn. La ragazza lavora 60 ore a settimana e ha scoperto solo tramite la CNN di lavorare all’iPad. La prima accusa è considerabile priva di senso, visto che il datore di lavoro non è tenuto a spiegare tutta la filiera produttiva ad ogni dipendente, ma semplicemente ad informarlo sulle mansioni da svolgere per assemblare un’unità.
Il mercato cinese dell’iPhone vale, secondo le ultime stime, almeno 40 milioni di unità. Se fossero state collocate tutte nell’ultimo trimestre la società avrebbe venduto 77 milioni di telefoni sono negli ultimi tre mesi del 2011, ma ciò al momento è impossibile a causa dei problemi di distribuzione.
Il primo giorno di vendita in Cina la società è stata costretta a chiudere i suoi punti vendita a causa di tafferugli dovuti alle file gestite male. Per problemi di sicurezza, quindi, ora è passata ad un altro sistema: la lotteria. Per partecipare la società offre tre ore al giorno dove segnalare la propria prenotazione.
Il cliente dovrà inserire la propria prenotazione aggiungendo nome, cognome e numero di un documento di riconoscimento. Dopo queste tre ore la società attiva un meccanismo di estrazione delle unità disponibili. Quindi, anzichè offrirle alle prime persone che si prenotano, la società le darà a caso.
I “fortunati” clienti potranno, così, ritirare il proprio iPhone muniti di email. Chissà ora quanti proveranno a creare false email.
[via 9to5mac]
Tim Cook non è riservato come Steve Jobs e, dopo aver letto le accuse contro il mancato rispetto del regolamento per la salvaguardia dei lavoratori dei fornitori cinesi, ha messo mano al suo Mac usando il suo classico strumento di comunicazione: la mail interna ai dipendenti:
Team,
come società e individualmente, siamo formati dai nostri valori. Sfortunatamente alcune persone mettono in discussione i valori di Apple e voglio segnalarvelo direttamente. Abbiamo a cuore ogni dipendente nella nostra catena di produzione. Ogni incidente ci preoccupa profondamente e ogni problema di lavoro ci agita. Ogni illazione inerente la nostra non curanza è completamente falsa e offensiva. Come saprete meglio di chiunque altro, accuse come queste sono contro i nostri valori. Non è ciò che siamo.
Per le centinaia di persone come voi che formano i nostri legami di fornitura intorno al mondo o lavorano da molto tempo lontano dalle proprie famiglie, so che siete oltraggiati come me. Per le persone che non sono collegate strettamente con la catena di produzione, avete il diritto di sapere come stanno i fatti.
Ogni anno ispezioniamo sempre più fabbriche, alzando il livello dei nostri partner e andando in profondità in tutta la catena. Come abbiamo riportato questo mese, abbiamo effettuato grandi passi avanti per aumentare le condizioni di centinaia di migliaia di lavoratori. Sappiamo che non c’è nessuno nel nostro settore che sta facendo quanto noi, in così tanti posti e coprendo così tante persone.
Il rapporto di Apple con i suoi fornitori è sempre molto spinoso dal punto di vista dei dipendenti. Le aziende fornitrici hanno la propria forza lavoro che, diversamente da come qualcuno crede, non sono dipendenti di Apple. Così come Foxconn non è Apple e i dipendenti di Foxconn non sono di Apple. Anzi, Foxconn lavora anche per Sony, Nokia, Microsoft e tanti altri marchi.
Apple, però, a differenza degli altri marchi, ha un codice di condotta molto rigido con un regolamento gestito da un apposito team e, a differenza di tutte le altre società di elettronica, è anche iscritta alla FLA (Fair Labor Association) che può condurre controlli in piena autonomia.
Ciò nonostante arriva un’accusa grave direttamente da Foxconn in cui un manager di Apple, che non si identifica, ha dichiarato al New York Times che la società era al corrente degli abusi sui diritti dei lavoratori ma ha taciuto perchè, cità, “tutto funzionava bene così com’era. Perchè se non si lavora duramente è duro trovare lavoro fuori“.
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