C’è stato un po’ di trambusto ieri dopo il rilascio dell’aggiornamento 10.5.6 di Leopard. Alcuni utenti, infatti, si sono accorti che la nuova versione del sistema operativo non lascia entrare in modalità DFU, necessaria per sbloccare gli iPhone e iPod Touch con i tool di sblocco.
Così il Dev Team ha indagato e ha scoperto che si tratta di un bug del kernel e non un blocco voluto da Apple di proposito. Per raggirare il problema avete essenzialmente 3 opzioni:
Il Dev Team ha anche annunciato che entro la fine di dicembre il suo programma di sblocco sarà in grado si togliere la limitazione dell’operatore. Problema che noi italiani non abbiamo in quando i nostri telefoni sono già utilizzabili con tutti gli operatori nostrani.
[via Dev Team]
Che che se ne dica sull’iPhone, io non cambierei mai il suo sistema operativo di base. Ma se avete un’anima da smanettone potrà sicuramente farvi piacere la notizia del Dev Team e del loro porting di Linux kernel 2.6 nel telefono della Mela. L’opera, come dimostra questo filmato, permette di governare parte del telefono, ma molto resta ancora irraggiungibile.
Se volete giocare alla roulette russa con il vostro cellulare da 500 € trovate tutto il materiale per replicarne la sperimentazione nel sito di linuxoniphone.
C’è un bel po’ di amaro in bocca tra gli smanettoni dell’iPhone. Stiamo parlando delle due colonne portanti dello sblocco del telefono degli ultimi mesi, vale a dire Zibri e l’iPhone Dev Team.
Il primo accusa il Dev Team di non aver creato nessun tool di sblocco per iPhone, il Pwnage Tool 2.0 non sarebbe altro che un programma che crea un firmware modificato e non ci sarebbe nessun hack alla base di questo sistema, ma solo un miscuglio di tool che raggirano il sistema di TrustZone presente nel telefono. Lo dimostra il fatto che il programma non è opensource per nascondere tutto questo.
Il Dev Team risponde alle accuse di Zibri affermando di aver trovato una falla che permette lo sblocco e si tratta di un vero hack. Inoltre il team accusa Zibri di aver derubato il loro lavoro per la creazione del programma ZiPhone e di aver trasformato il suo sito in una macchina per far soldi grazie ai banner.
Pronta la risposta dello sviluppatore italiano che non dimentica il prezzo da pagare per le prime versioni del tool di sviluppo del Dev Team, poi trasformato in un bottone per le donazioni per sfuggire ai guai legali. Chi avrà ragione? Come sempre se Zibri vuole approfittare di questo spazio per spiegarci il suo punto di vista è libero di farlo.
[via cellulariadhoc]
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