Incidente o poca sicurezza sul luogo di lavoro? Fatto sta che 5 lavoratori cinesi sono finiti in ospedale per le esalazioni dell’Esano, un solvete utilizzato per incollare componenti, durante l’assemblaggio degli iPhone.
La colpa sarebbe stata della stanza poco ventilata. Incidenti del genere sono già capitati in passato. Al momento Foxconn non ha commentato la notizia. C’è in ballo anche l’ipotesi che l’episodio non sia capitato negli impianti di Foxconn ma presso aziende di terzi utilizzate dal produttore in caso di eccesso di lavoro.
[via ABC]
C’è una realtà triste dietro l’impero fatato di Apple? Qualche giorno fa ha suscitato molto clamore la vicenda di Marco Savi, l’ex dipendente in prova di Apple mandato a casa dall’Apple Store di Torino. Secondo Savi la sua mancata assunzione si è avuta come ripicca al suo feedback negativo nei confronti dei manager del negozio. In una lettera ricca di rancore, Savi ha fatto luce su una delle pratiche più misteriose di Apple: il training al personale.
Prima di lavorare, infatti, i futuri dipendenti degli Apple Store sono sottoposti a quello che si chiama “Core Training”. La società ha sempre chiesto di mantenere il massimo segreto sugli 8 giorni di formazione, ma ora sappiamo la verità, o almeno finchè qualcuno possa provare a smentire la confessione. Ecco cosa racconta Savi:
“Circa 70 persone si ritrovano, dopo aver superato vari colloqui, per iniziare un corso di formazione della Apple chiamato “Core Training”: otto giorni per otto ore al giorno al termine dei quali andremo a lavorare al nuovo Store nel centro commerciale Le Gru di Grugliasco. Alcuni di noi si conoscono già perché hanno fatto i colloqui di gruppo insieme, altri perché erano amici e hanno fatto la domanda e le selezioni nello stesso periodo.
Siete mai entrati in un Apple Store? Vi accoglieranno dipendenti sempre disponibili, sinceri, con il sorriso sulle labbra, quasi degli amici. Sono tutti dipendenti con l’X-Factor, o Apple-Factor a questo punto. Persone nate con la predisposizione alla filosofia della Mela, in grado di interfacciarsi con il piano strategico della società.
Nell’Apple Store di Le Gru, vicino Torino, c’è un po’ di aria pesante. Alcuni dipendenti in prova sono stati mandati a casa proprio perchè sprovvisti di questo “Apple-Factor”, o almeno questa è stata la motivazione ufficiale. Marco Savi, 42 anni, aveva lasciato la sua attività in proprio quando seppe che Apple lo aveva scelto per lavorare in uno dei quattro negozi ufficiali della società in Italia. Marco era così contento da percorrere anche 150 Km al giorno e lavorare per 12 ore senza sosta. Tutti sacrifici vanificati per la chiusura del rapporto di lavoro durante il periodo di prova. Stessa esperienza vissuta da Alessandro Montagner di 22 anni.
Ma in cosa consiste questo Apple-Factor? C’è sul serio una filosofia di fondo a cui si è predisposti o meno? Apple è convinta di si, tanto da sbarazzarsi anche di Mark Papermaster, ex manager di IBM strappato con i denti alla società di computer, proprio per mancanza del fattore misterioso.
[via Corriere]
No purtroppo non ho lavorato io in un Apple Store, ma Philip Berne che ha raccontato la sua esperienza. Essendo già un insegnante, Philip ha lavorato 3 giorni a settimana in un Apple Store per divertimento. Gli andava di guardagnare qualche soldo parlando di Mac e come possiamo biasimarlo. Racconta la sua esperienza in Apple e dichiara da subito che la paga è stata buona e gli hanno anche regalato un iPod. Dalla sua esperienza ne ha tratto 4 lezioni.
Lezione 1
Compra l’estenzione della garanzia AppleCare se stai per comprare un portatile, fanne a meno se stai comprando un computer fisso. Secondo le sue statistiche, infatti, i portatili si rompono almeno una volta in 3 anni e se ciò accade dopo la scadenza della garanzia di 1 anno sono dolori per il portafogli.
Lezione 2
Lavorare in un Apple Store è un piacere. Il layout del negozio è perfetto: l’uso di materiali come legno e colori chiari dà la sensazione di lavorare in un luogo pulitissimo e la luce risalta maggiormente i colori. I prodotti visti in un Apple Store sembrano più belli perchè è come guardarli in uno spot Tv.
I dirigenti di Foxconn hanno fatto affiggere un enorme banner nella città fabbrica cinese: “L’atto è sbagliato. La vita è preziosa“. Un banner che dovrebbe ricordare che uccidersi non è mai la soluzione al problema. La società, inoltre, ha fermato i pagamenti rivolti alle famiglie delle persone suicide. Pagamento di circa 100.000 yuan, circa 12.250 €, pari a qualche anno di stipendio.
L’obiettino non è punire le famiglie, ma evitare i suicidi da parte di quelle persone che si immolano per regalare un po’ di agio ai propri familiari. Foxconn ha anche aumentato gli stipendi di circa il 30% e promesso migliori condizioni di lavoro.
[via Reuters]
Arrivano brutte notizie dal rapporto annuale sui fornitori di Apple. 24 pagine in cui si evidenzia una situazione per nulla rosea. In 3 fabbriche, infatti, sono stati trovati 11 lavoratori minorenni di 15 anni, dove l’età minima è 16 anni. In 50 fabbriche, inoltre, le ore di lavoro hanno superato la soglia massima e in 24 fabbriche i salari sono stati trovati più bassi della soglia prefissata.
Nel complesso solo il 61% delle fabbriche è in piena regola e il 57% rispetta tutte le norme a favore dell’ambiente. La società non ha specificato in quali sono le fabbriche irregolari e in quale Paese si trovino. I bambini lavoratori, assicura Apple, non sono più impiegati. Ricordo per la cronaca che le fabbriche in questione non sono controllate da Apple, ma sono in possesso dei partner della società.
[via telegraph]
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