Con il lancio di iTunes Match, ora anche in Italia, Apple ha attivato un servizio di cui si parlava da anni: lo streaming musicale. Si tratta di un servizio a pagamento che permette di avere nella nuvola tutti i propri brani e poterli ascoltare in 10 dispositivi. In pratica un brano presente nella propria nuvola può essere ascoltato negli iPhone, iPad, iPod Touch, Mac, PC e AppleTv senza necessariamente scaricarlo. Volendo, però, è possibile scaricarlo per un ascolto off line.
Io l’ho provato: alla sottoscrizione dei 24,99 € annuali iTunes Match inizia a caricare brani. Per risparmiare tempo non li carica tutti: se il brano è tra i 28 milioni nel catalogo di Apple lo associa, altrimenti lo carica. Tutti i brani sono convertiti in formato AAC a 256 Kbps per una qualità superiore.
Una volta caricata la propria libreria, con tanto di playlist, si può abilitare nei dispositivi di Apple. Per esempio negli iPhone basta andare in Impostazioni > Musica > Attiva iTunes Match per poi trovarsi tutti i brani, anche quelli non presenti nel telefono, nella propria libreria musicale. A quel punto possiamo decidere se il brano non presente sul telefono è da ascoltare in streaming o scaricarlo.
Il tutto permette, così, di risparmiare spazio sul telefono e avere in tutti i dispositivi in possesso la stessa libreria, senza avere la necessità di sincronizzarli ogni volta quando si acquista una canzone. Ma veniamo proprio all’acquisto dei brani. Apple, infatti, trattiene il 30% sugli abbonamenti e lascia il 70% alle case discografiche in base agli accessi registrati per ciascun brano. Per esempio se in un anno i brani di EMI ricevono il 23% degli accessi in streaming, allora ad EMI andrà il 23% di quel 70%.
Resta ancora una situazione spinosa da considerare: iTunes Match è un condono alla pirateria? Se io scarico, per esempio, 100 brani pirata e li sincronizzo con il servizio, alla casa discografica andrà parte dell’abbonamento che ho pagato, quindi in teoria i diritti sui brani sono stati pagati. Ufficialmente nessuno confermerà che questa visione del sistema è legale, ma tecnicamente lo è. Tant’è vero che la società ha stabilito che i brani caricabili sulla nuvola e che non sono stati acquistati nell’iTunes Store non devono essere oltre 25.000.
Un sistema che dovrebbe rendere tutti contenti: Apple per il suo 30% sugli abbonamenti, le case discografiche che vedono nuova linfa per gli artisti e gli utenti con un sistema sincronizzato nella nuvola che chiude un occhio sulla provenienza dei brani.
Vista e udito sono due sensi separati, ma ha senso udire una melodia guardando un disegno? Gli esperti d’arte probabilmente potrebbero rispondere di sì, ma per avere un prova concreta, di quelle alla San Tommaso, c’è l’applicazione SoundBrush.
Si tratta di un’app per iPad che converte i disegni creati con il multi-touch in melodie. Il segreto sta nell’altezza di un colore nell’area del disegno e dal colore utilizzato. Per esempio il blu è associato al pianoforte, il rosso alle corde, il porpora al flauto e il verde al sintetizzatore.
Una volta disegnato si può tradurre il tutto in suono. Con la prossima versione sarà possibile anche salvare le melodie create, intanto trovate SoundBrush nell’App Store con un peso di 22,6 MB e un costo di 1,59 €.
Può la poesia aiutare la ricerca? La risposta è sì. Dopo il successo del primo volume, che presentammo anche durante una nostra diretta, Parole Note torna con il secondo volume.
Tramite l’incontro di musica e poesia sono nati dei brani molto belli recitati da personaggi famosi come Fiorello, Franco Battiato, Filippo Timi e Claudia Pandolfi. Il ricavato andrà alla fondazione Veronesi per la ricerca contro il cancro.
Trovate Parole Note vol II nell’iTunes Store. Ha 11 brani e un PDF con tutti i testi delle poesie. Il prezzo è di 6,99 €.
E’ da tempo che gli utenti chiedono maggior qualità audio per i brani forniti nell’iTunes Store. Già dal 2007 Apple accolse questa richiesta mediante la trasformazione di tutti i brani da 128 Kbps a 256 Kbps di compressione. Tutto questo cadde sotto il marchio iTunes Plus.
Il prossimo passo, però, potrebbe riguardare il passaggio del formato da 16 a 24 bit, con una compressione audio speciale destinata allo streaming musicale. Secondo alcune fonti, infatti, la società ha fatto sviluppare a Londra un nuovo sistema per accrescere la qualità audio del suo catalogo di iTunes Match.
Gli utenti che sottoscrivono il servizio, al momento non attivo in Italia, potranno ascoltare la musica ad alta qualità sotto rete WiFi e ascoltare quella a qualità attuale sotto rete 3G. L’upgrade qualitativo non richiederà nessun cambiamento del formato AAC e potrà avvenire direttamente nei server di Apple senza installazioni software da parte dell’utente.
[via guardian]
Il dibattito tra gli audiofili e i semplici fruitori di musica è sempre acceso. I primi lamentano un calo della qualità sonora dal passaggio alla musica dei vinili alle versioni digitali, tutta colpa degli standard di compressione che fanno perdere qualità al fine di alleggerire i file.
Per venire incontro ad ambedue le fazioni, però, Apple ha pensato di rimasterizzare alcuni album musicali per aumentare la qualità audio. Ne è nata una collezione di album con l’audio migliorato per i dispositivi Apple e disponibili, quindi, solo nell’iTunes Store.
Nella sezione iTunes Masterizzato saranno presenti periodicamente album ad audio migliorato venduti allo stesso prezzo di quelli normali.
Ieri è iniziato il festival della musica italiana. Sanremo 2012 ha attivato, come ogni anno, il suo carrozzone di critiche, sprechi e lotta allo share. Ma lasciando da parte ciò che fa di contorno, restano dei nuovi brani musicali che inonderanno le radio nelle prossime settimane.
Se vi siete persi qualche canzone, o semplicemente vi è rimasta impresso qualche brano nello specifico, nell’iTunes Store è stata creata una sezione speciale che include gli album di qualche anno fa e quelli dell’ultima edizione. I primi brani degli artisti sono già disponibili al download.
iTunes Match potrebbe essere la soluzione alla pirateria. Ne è sicuro Jeff Price, presidente di TuneCore, dopo aver ricevuto 10.000 $ dopo due mesi di iTunes Match. Il sistema, quindi, funziona e anche bene.
Come saprete acquistando un anno di iTunes Match, per 24,99 $, l’utente può sincronizzare il suo iTunes con la libreria on line di Apple. Questo permette all’utente di ascoltare la propria musica ovunque e alle case di produzione di ricevere le royalties anche sulla musica pirata.
Apple, infatti, trattiene il 30% sugli abbonamenti e cede il 70% come per l’App Store e l’iBookstore. Del restante 70%, l’88% va alla casa discografica e il 12% va all’artista che ha inciso il brano. Ora questo 70% viene calcolato in base agli accessi al brano on line.
In pratica se l’utente scarica, per esempio, l’album di un artista con un circuito pirata, poi sottoscrive iTunes Match e ascolta questo album pirata on line, l’artista viene pagato come se la pirateria non ci fosse mai stata. E se il brano è stato acquistato legalmente? In questo caso alla casa discografica vanno ancora più soldi. Forse questa volta non si lamenteranno di perdere profitti.
[via macrumors]
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