La dirigenza di Apple trova che Twitter sia molto simpatico. Dopo lo sbarco di Scott Forstall, capo del settore iOS, arriva un altro nome noto nella società: Phil Schiller, capo del settore marketing. L’account di Schiller è stato verificato da Twitter, quindi si tratta proprio del vice presidente della società. Al momento Phil segue 50 persone e ha 14.109 seguaci.
Tra le persone seguite da Schiller, tralasciando marchi e persone famose, c’è anche un account che si chiama AppleIncNews, un account non ufficiale della Mela che comunica tutte le novità della società. In un tweet di questo account è apparso un messaggio piuttosto interessante: “Daremo 100 iPad da 64 GB estraendoli tra i follower una volta raggiunto 1 milione di seguaci“.
[via 9to5mac]
Ci sono oltre 100.000 applicazioni nell’App Store. Ma quali sono i programmi presenti nell’iPhone di Phil Schiller? Il capo del settore marketing di Apple lo ha rivelato a Jenna Wortham, giornalista del New York Times.
Phil ha dichiarato di avere:
- Shazam (gratis) per ricercare i brani registrando alcuni secondi di musica.
- CNN.app (non presente in store Italia) per leggere le notizie dalla nota agenzia.
- Facebook (gratis) per gestire il suo account.
- MLB.com at Bat (gratis) per seguire le partite di baseball.
- NBA Game Time (non presente in store Italia) per seguire le partite di basket.
- ESPN ScoreCenter (gratis) per avere i risultati dei campionati dei principali sport mondiali.
- Eliminate Pro (gratis). Un gioco sparatutto on line in cui dovrete sparare i concorrenti per acquistare crediti e potenziarvi. Chissà se gli ho mai sparato qualche volta.
- GeoDefense (1,59 €). Un tower defense in stile cyber. Bisogna difendere la propria base costruendo delle torri.
- Best Camera (2,39 €). 14 filtri da applicare alle foto per renderle artistiche.
Da una prima occhiata si nota che Phil Schiller ama lo sport, ma non pagare le applicazioni preferendo quelle gratuite.
[via NYT]
Continuano le lamentele degli sviluppatori per applicazioni destinate all’App Store. Molti vogliono maggior chiarezza, trasparenza e velocità nel processo di approvazione. Fortunatamente un giornalista è riuscito a parlare con Phil Schiller, capo del settore marketing di Apple, che ha risposto ad alcune domande.
Phil ha ribadito che il compito di Apple è offrire applicazioni sicure e funzionanti, quindi il processo di approvazione ha solo questo scopo. Poi ha snocciolato un po’ di dati.
Il motivo del 90% delle applicazioni rifiutate è giustificabile da problemi tecnici della programmazione, presenza di bug o funzionamenti non appropriati. Il 9% delle rifiutate ha un contenuto offensivo o potenzialmente offensivo, mentre l’1% resta in un’area grigia che Apple dovrà eliminare portando delle correzioni al regolamento.
Sulla questione di Rogue Amoeba che ha visto un rifiuto per l’uso di immagini coperte da copyright, immagini che avrebbe fornito Apple agli sviluppatori, Phil ha ammesso che la società è stata troppo restrittiva e che stanno tentando di insegnare ed espandere il regolamento a tutto il personale addetto.
Speriamo che presto sia velocizzato anche il processo di approvazione. Secondo alcune voci di corridoio, Apple starebbe testando un sistema per controllare parte del processo tramite i computer e lasciare al personale solo la fase di riconoscimento.
[via iPodNN]
Cosa succede se una società non si avvale dei sistemi informativi per conversare con i suoi clienti? Succede che nascono incomprensioni e, molte volte, anche la nascita di leggende metropolitane. Apple non è immune a questo fenomeno perchè non ama conversare direttamente con i suoi clienti. Non esiste un blog ufficiale, un canale di Twitter o un forum per le conversazioni, ma solo pagine statiche nel sito ufficiale a danno avvenuto.
Così Phil Schiller, capo del settore marketing della società, ha tentato di applicare delle pezze alle mancate conversazioni dei giorni scorsi. La prima è arrivata dopo il rifiuto dell’applicazione Ninjawords che faceva uso di un dizionario di terzi coperto da una licenza particolare. Gli sviluppatori, dopo aver letto una semplice lettera di rifiuto priva di qualsiasi motivazione, avevano ipotizzato che la censura era sorta per alcune parolacce presenti nel dizionario.
La seconda lettera di Phil, invece, è stata recapitata a Steven Frank, uno sviluppatore di un’applicazione per eBook. Il boss del marketing ha spiegato che il rifiuto c’è stato perchè l’applicazione com’era progettata permetteva la diffusione di eBook coperti da copyright senza permesso.
Spero che Phil non dovrà rispondere ad ogni singola protesta degli sviluppatori. Una maggiore trasparenza delle regole applicate nell’App Store permetterebbe sapere esattamente dove nasce l’errore. Si eviterebbe di giungere a conclusioni errate e di velocizzare il processo di approvazione.
[via AppleInsider]
Phil Schiller, 48 anni e laureato in biologia, è in Apple dal 1997, cioè dal ritorno di Steve Jobs, coprendo il ruolo di vice presidente del settore Marketing. A lui dobbiamo il grande successo mediatico della Mela, successo a volte immeritato e altre osannato. Lo abbiamo visto già diverse volte sul palco del Keynote, spesso facendo dei siparietti con Steve Jobs attirando la simpatia del pubblico. Braccio destro del CEO, fu colui che lo sostituì nel periodo in cui Jobs si operò di cancro al pancreas.
Lo abbiamo rivisto ieri sul palco. Con fare deciso ha calpestato il pavimento di una visibilità fin troppo pesante, con migliaia di persone dal vivo e milioni da casa che in quei minuti hanno letto chilometri di testo e visto le foto in diretta. Ha scelto jeans di ordinanza, ma preferito una comoda camicia al classico maglione Jobs, perchè lui, a differenza del CEO, non ha per nulla problemi di peso se non in eccesso.
La sua è stata un’ottima presentazione: preparato, deciso e sicuro delle parole pronunciate. Spesso lo si è visto entusiasmarsi per i prodotti presentati, come se utilizzandoli si rendesse conto solo in quell’istante che le funzioni erano veramente cool. Il peso sulle spalle di Phil è stato veramente enorme, tra proteste silenziose per nulla riuscite ed esperti del settore pronti a bacchettarlo in caso di errore. Ma lui non si è fatto intimorire e ha svolto egregiamente il suo ruolo generando l’effetto desiderato: dimostrare che è uno di noi, uno di quei 3,4 milioni che ogni settimana si riversa negli Apple Store sparsi per il mondo, quelle persone cariche di meraviglia di fronte ai prodotti della Mela.
Di certo non ha il pathos di Steve Jobs, il suo carisma, le sue pause fatte di sorrisi, boom e “it’s very cool”, ma di certo non si può negare l’ottima conduzione. Bravo Phil.
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