# Intervista a Mario Rotta per gli iPad nelle scuole

- Link: https://www.melamorsicata.it/2010/09/16/intervista-a-mario-rotta-per-gli-ipad-nelle-scuole/
- Published: 2010-09-16T08:29:16+02:00
- Author: Kiro

[⌊Lussana Bergamo⌉⌊Lussana Bergamo⌉[

Qualche giorno fa abbiamo letto la [notizia](https://www.melamorsicata.it/mela/2010/09/13/una-scuola-di-bergamo-sceglie-l-ipad-al-posto-dei-libri/)
dell’apertura di un’aula digitalizzata al liceo scientifico Lussana di Bergamo. 
La 4 L avrà 17 iPad e altri dispositivi per apprendere le lezioni in aula. Un progetto
italiano che potrebbe diventare il capostipite di una rivoluzione.

Incuriosito ho scambiato alcune chiacchiere con Mario Rotta, la persona che cura
il progetto. Ecco cosa ci siamo detti:

**Ciao Mario, parlaci un po’ di te, di cosa ti occupi?**
Mi occupo di tecnologie
educative, reti e cultura digitale. Da oltre 15 anni. Ho fatto ricerca e formazione
su molte sfaccettature del problema: ipertesti didattici, multimedialità a scopo
educativo, e-learning, e-knowledge, libri e biblioteche digitali. Mi sono occupato
spesso anche di visual design, ho una formazione umanistica (storia dell’arte, archivistica
e museologia) su cui ho poi “innestato” una formazione tecnologica. Su tutti questi
argomenti ho pubblicato articoli, libri, materiali disponibili in rete.Un mio profilo
più professionale si trova qui: http://www.mariorotta.com/knowledge/?page_id=165Uno
decisamente più personale (e indiretto) qui: http://www.mariorotta.com/scritture/?
page_id=173

**Uno dei tuoi ultimi progetti riguarda la digitalizzazione delle aule scolastiche.
Come è partito il progetto della 4 L del liceo scientifico Lussana di Bergamo?**

Il progetto è nato da un dialogo tra me e la professoressa Dianora Bardi. Eravamo
a Melfi, all’ultima edizione di un Media Show, e abbiamo parlato dell’impatto degli
eBook in ambito educativo, era appena uscito il mio libro digitale sull’argomento.
Dianora ha lanciato l’idea di una sperimentazione, partendo dalla sua scuola, ne
ha parlato con l’USR della Lombardia e l’ipotesi ha preso forma. L’aspetto più interessante
è che non si tratterà di una sperimentazione “accademica”, ma di una ricerca sperimentale:
siamo partiti dal fenomeno (gli eBook e alcune tipologie di dispositivi digitali
innovativi si stanno diffondendo) e da alcune domande (che cosa potrebbe succedere
se nella scuola si cominciassero a utilizzare queste tecnologie e si diffondesse
questo tipo di approccio?), e cercheremo qualche risposta sperimentalmente, man 
mano che si andrà avanti, lavorando direttamente con docenti e studenti.

**Il progetto forse è il primo passo verso una rivoluzione che riguarderà  tutta
la scuola. Credi che un fenomeno del genere sia ancora lontano o a breve vedremo
l’introduzione di dispositivi elettronici per aumentare l’apprendimento?**
Va detto
che esiste una circolare del MIUR (circolare 16 del 2009) che, almeno sulla carta(
il ché nella fattispecie può sembrare anche un gioco di parole), parla di adozione
di libri digitali nella scuola a partire dal 2011. In realtà è chiaro che lo scenario
è ancora piuttosto complesso: i dispositivi (eReader, iPad) si stanno affermando
ma la loro diffusione è ancora limitata, i contenuti digitali educativi di qualità
sono ancora relativamente rari (anche tenendo conto della resistenza dei grandi 
gruppi editoriali all’innovazione e alla distribuzione di testi digitali), c’è carenza
di competenze, mancano modelli di riferimento. Insomma, ci vorrà ancora qualche 
anno, ma penso che il processo di cambiamento sia più veloce di quanto si possa 
pensare. I vantaggi dei contenuti digitali, del resto, sono evidenti, e in molti
paesi le classi che lavorano quasi esclusivamente con gli eReader, gli iPad e altre
tecnologie sono già numerose. Il problema è nella capacità o meno del nostro sistema
scolastico di recepire gli stimoli al cambiamento che possono derivare da queste
forme di innovazione.

**Credi fermamente che gli studenti possano apprendere di più utilizzando questo
genere di dispositivi?**
Penso che si debba ragionare in termini qualitativi e non
quantitativi. Nella breve ma ormai consolidata storia delle tecnologie per la didattica
non c’è nulla che dimostri in modo chiaro che attraverso le tecnologie si impara
di più (o si insegna più efficacemente). Si può però affermare che si matura una
diversa consapevolezza rispetto alla conoscenza. Le ragioni sono molteplici e non
si possono esaurire nello spazio di una risposta. Mi limito a ricordare che c’è 
una relazione tra tecnologie digitali e metodologie didattiche innovative (prevalgono
i modelli collaborativi, riflessivi, critici, l’approccio problemico); che i contenuti
digitali possono essere più agevolmente “ripensati” e rielaborati e rappresentare
quindi un’opzione interessante perchè i ragazzi possano maturare il loro senso critico;
che nei contenuti digitali è tendenzialmente possibile integrare una gamma più ampia
di codici comunicativi e piani di lettura di un problema, con ricadute positive 
anche sul piano della motivazione all’apprendimento. Ma questo è quello che sappiamo
già, dalla sperimentazione mi aspetto prima di tutto di capire altre possibili implicazioni,
di verificare altre ipotesi.

**Come mai la scelta di adottare l’iPad in questo progetto?**
La sperimentazione
non riguarda solo gli iPad ma anche gli eReader (dispositivi di lettura dedicati
per eBook basati sulla cosiddetta “carta elettronica”): la classe utilizzerà sia
degli iPad che degli eReader (Kindle, Samsung e altri), oltre ad altre tecnologie
più consolidate e già presenti nella scuola. Abbiamo pensato che fosse importante
valutare diversi strumenti, confrontarli, e capire come possono interagire l’uno
rispetto all’altro, capire ad esempio che relazione potrà instaurarsi tra gli iPad(
più orientati all’interazione e alla comunicazione multimediale) e gli eReader (
più indirizzati verso la lettura e la consultazione di raccolte di fonti). Anche
questo sarà oggetto di ricerca: personalmente, tra l’altro, ho sempre sostenuto 
che non c’è, in ambito educativo, una tecnologia migliore o peggiore di altre: le
tecnologie, piuttosto, sono efficaci quando si è capaci di utilizzarle in modo integrato,
ciascuna in base alle sue specificità e potenziualità, nel quadro di una strategia
didattica.

**Quali limitazioni troveranno gli studenti nell’utilizzarlo e quali saranno i vantaggi
che incontreranno?**
Tutto questo è oggetto della sperimentazione. Lo vedremo, cercheremo
di capirlo, difficile dirlo adesso. Potrei solo dire che potrebbe essere difficile
trovare e organizzare contenuti digitali di qualità in misura sufficiente rispetto
agli obiettivi definiti dai docenti e che potrebbero esserci qualche rischio di 
dispersività (un fenomeno già osservato altre volte, di fronte a tecnologie accattivanti
e polifunzionali i ragazzi talora possono distrarsi). Sul piano dei vantaggi penso
che si percepiranno prima di tutto quelli materiali (vuoi mettere? Pochi grammi 
di tecnologia anziché i soliti zaini ingombranti e pesanti?), poi quelli organizzativi(
tutti i materiali di studio necessari saranno raggruppati, sempre accessibili, facilmente
recuperabili e consultabili, questo è un dato di fatto), infine quelli metodologici,
tutto ciò che influirà, si spera, sulla qualità dei risultati raggiunti.

**Quali sono stati i problemi iniziali nel trovare strumenti per rendere l’aula 
digitale?**
Questo bisognerebbe chiederlo alla professoressa Bardi e ai suoi colleghi.
Diciamo però che a differenza di altre tecnologie ormai più tradizionali, come i
PC o le LIM, in questo caso è più facile dotare una classe. Non si tratta infatti
di predisporre spazi e logistica per attrezzature ingombranti e complesse, ma di
fare in modo che ogni studente e ogni docente possano utilizzare dispositivi compatti,
portatili e anche relativamente economici. Un problema secondario è stata nel caso
la scelta dei dispositivi eReader: i modelli in circolazione sono numerosi e in 
continua evoluzione e sono ancora pochi quelli distribuiti in Italia.

**Secondo te quali sono gli errori da evitare ad ogni costo in questo processo?**

Bisogna evitare di partire da modelli astratti e pregiudiziali. Non si deve cioè
cedere alla tentazione di volere o dover dimostrare qualcosa di predefinito attraverso
la sperimentazione, ma osservare ciò che accadrà per capire se possiamo ricavarne
delle linee guida realmente applicabili, o quanto meno delle indicazioni utili. 
Poi bisogna evitare, come sempre, di pensare che le tecnologie siano il fine della
sperimentazione: sono e restano strumenti, un mezzo attraverso il quale immaginare
e disegnare una scuola migliore.

**Pensi che se si avranno risultati positivi il prossimo anno vedremo altre aule
digitali?**
Ne sono certo. Ma non l’anno prossimo, anche prima…

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