# New York Times si vendica contro Apple con le inchieste

- Link: https://www.melamorsicata.it/2012/04/30/new-york-times-si-vendica-contro-apple-con-le-inchieste/
- Published: 2012-04-30T14:39:06+02:00
- Author: Kiro

[⌊Apple tasse⌉⌊Apple tasse⌉[

In un periodo storico dove chi controlla le informazioni scrive la storia, ha più
potere una grande società quotata in Borsa o una testata giornalistica? Il dibattito
potrebbe iniziare adesso e finire il prossimo anno, ma intanto vi pongo un esempio
concreto di ciò che sta accadendo in questo momento.

Apple ha utilizzato negli anni, e continua ad utilizzare, il sistema delle [indiscrezioni controllate](https://www.melamorsicata.it/mela/2010/01/25/apple-e-la-strategia-delle-indiscrezioni-controllate/).
Sono informazioni concesse alla stampa per far circolare informazioni sui suoi prodotti
e creare hype. È un metodo abbastanza efficace e c’è chi affiderebbe l’anima al 
diavolo pur di essere nella brevissima lista di testate che Apple usa per questi
propositi.

Fino a qualche tempo fa il New York Times è stato su quella lista mediante alcuni
giornalisti eccellenti, come David Pogue. Ma a un certo punto la società ha depennato
la testata dalla sua lista. Tutta colpa del [tentativo](https://www.melamorsicata.it/mela/2010/05/06/steve-jobs-e-arrabbiato-per-l-applicazione-del-new-york-times/)
della giornale di disfarsi del sistema In App Subscriptions e non versare le commissioni
del 30% sugli abbonamenti venduti attraverso l’App Store.

Una decisione poco gradita a Steve Jobs che si arrabbiò perdendo fiducia nel famoso
giornale. Di contro, però, il New York Times sta attivando una serie di inchieste
per appannare l’immagine di Apple. Abbiamo assistito a tutta la campagna per il 
caso [Foxconn](https://www.melamorsicata.it/mela/2012/03/17/negli-usa-si-scopre-la-speculazione-sul-caso-foxconn/),
che ha portato alla scoperta di ore di straordinario non pagato, così come dichiarato
dalla [FLA](https://www.melamorsicata.it/mela/2012/03/30/fla-rilevate-50-infrazioni-nelle-fabbriche-di-foxconn/),
l’organo indipendente per le indagini sulle condizioni di lavoro dei dipendenti.

Il secondo colpo di cannone ora è rappresentato dalle indagini sulle [tasse](https://www.melamorsicata.it/mela/2012/01/31/la-silicon-valley-preferisce-pagare-le-tasse-all-estero/)
pagate da Apple. Secondo i dati fiscali, infatti, Apple ha pagato 3,3 miliardi di
dollari lo scorso anno contro i 34,2 miliardi di dollari di utili, vale a dire che
ha avuto un imposizione fiscale del 9,8%. Il dato è stato comparato a quello registrato
per i supermercati Wal Mart che hanno pagato 5,9 miliardi di dollari su 24,4 miliardi
di utili, vale a dire un’imposizione fiscale del 24%.

Tutto questo è traducibile con un evasione fiscale? Assolutamente no: Apple ha un
ufficio preposto per la gestione delle tasse che analizza costantemente la legislazione
dei diversi Stati per trovare quella più favorevole. Per fare un esempio in Europa
la società utilizza Irlanda e Lussemburgo per fatturare i suoi prodotti e usufruire
di imposizioni fiscali favorevoli.

Lo scopo del New York Times sembrerebbe quello di far credere al lettore che Apple
sia una delle società furbastre dedite all’utilizzo dei paradisi fiscali, quando
in realtà ha solo un’amministrazione virtuosa del suo pacchetto di investimenti.
La società, contro questo attacco, ha già replicato ricordando al New York Times
che il suo ecosistema di prodotti e servizi ha creato oltre 47.000 posti di lavoro
a tempo indeterminato in via diretta e 500.000 posizioni lavorative in via indiretta,
oltre alla nascita di startup e piani di donazioni.

Ora tra le due cosa accadrà, si cercherà il modo per sotterrare l’ascia di guerra
o si continuerà nella direzione delle inchieste di vapore?

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