Steve Jobs racconta della BlueBox, la scatola che fregava At&T

BlueBoxPossiamo definire il passato di Steve Jobs anche un passato hacker. Quando l’ex CEO di Apple era ancora a scuola e conobbe Steve Wozniak, si divertì a costruire un congegno che oggi è pari ai vari Megaupload.

In altre parole costruì un dispositivo in grado di fregare una grossa multinazionale. La BlueBox, come spiega Steve Jobs nell’intervista di “The Lost Interview“, permetteva di telefonare gratuitamente con le reti At&T. L’esistenza di questo congegno era solo una leggenda, ma un giorno riuscirono a trovare in una biblioteca il materiale che spiegava come costruirla.

Così i due Steve riuscirono a racimolare i componenti hardware necessari e a costruirla. La scatola, in pratica, emetteva una frequenza particolare. Una frequenza usata dagli addetti ai lavori At&T durante i test delle reti che faceva credere al centralino di essere un computer della società. Questo segnale, quindi, si fingeva originale e permetteva a chiunque di chiamare in qualsiasi parte del mondo gratuitamente.

Un giorno per scherzo i due Steve provarono ad usarla per chiamare il Papa. I due riuscirono a parlare con un cardinale che si accorse dello scherzo e riagganciò. Ben presto Steve Jobs si accorse del potenziale del dispositivo e ne costruì alcune unità che vendette ai suoi colleghi studenti.

Quell’esperienza fu molto importante, dichiarò Jobs, perchè per la prima volta si rese conto che un dispositivo riusciva a muovere gli interessi in un settore miliardario. Fu un esempio preso in seguito per convincerlo ad investire nel settore degli smartphone. Un solo dispositivo è riuscito a muovere le acque in un settore miliardario.

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