# Un approfondimento sul sensore Touch ID

- Link: https://www.melamorsicata.it/2013/09/12/approfondimento-sul-sensore-touch-id/
- Published: 2013-09-12T08:29:32+02:00
- Author: Kiro

[⌊Touch ID⌉⌊Touch ID⌉[

Quando Apple ha presentato ufficialmente il **sensore biometrico** nell‘[iPhone 5S](https://www.melamorsicata.it/mela/2013/09/10/iphone-5s-passo-verso-il-futuro-il-sensore-touch-id/),
chiamato **Touch ID**, ha generato un po’ di scompiglio tra gli utenti. Non certo
per usa colpa, ma perché non c’è stato il tempo materiale di scendere nei dettagli
di questo sensore. Quello del riconoscimento biometrico è di sicuro un elemento 
fondamentale per lo sviluppo futuro del settore telefonico, almeno dal lato di Apple,
perché permette di proteggere i vostri dati dagli attacchi esterni.

Ma come funziona? In commercio esistono due tipi di sensori biometrici: ottici e
capacitivi. Quelli **ottici**, che trovate in tanti dispositivi elettronici e in
alcuni telefoni della concorrenza, scattano una foto al polpastrello con una webcam
integrata e la confrontano con un’immagine presente in un database. Se le foto combaciano
si attiva il lasciapassare.

Il sensore usato nell’iPhone è, invece, **capacitivo**. Lo strato superficiale del
polpastrello è formato da vari livelli di pelle: il più esterno è praticamente insensibile
e protegge dagli attacchi esterni ed è anche quello che si riempie di sporco, mentre
quelli appena più sotto fanno passare l’energia elettrostatica del nostro corpo.
La stessa usata per gli schermi capacitivi multitouch.

Touch ID, quindi, registra questa energia e crea una **mappa** dell’impronta digitale.
Un po’ come creare una mappa sottomarina mediante un sonar. Questo cosa significa?
Molto semplice: la vostra impronta non potrà essere clonata. Una foto dell’impronta
o, nel caso estremo, un dito mozzato, non sono utilizzabili perché non contengono
la forza elettrostatica. Il sensore non riesce a leggere queste impronte e non funziona.

Un modo per gabbarlo in realtà c’è: bisognerebbe creare un **calco in gelatina**
dell’impronta, applicarlo sul polpastrello altrui mediante una soluzione conduttiva
e usarlo. Un’operazione molto complessa e credetemi, nessuno si prenderà la briga
di seguire qualcuno per prendere un’impronta, realizzare un calco, rubare il telefono
e usare il tutto. Tra l’altro in 48 ore di tempo. Per evitare manomissioni o la 
ricerca di sistemi di sbloccaggio, infatti, la società ha associato un codice di
backup da usare all’avvio del telefono e nel caso in cui questi non fosse usato 
per 48 ore di seguito.

Ma veniamo al dato sull’impronta. Questo viene registrato in forma criptata su una
sezione del processore A7 chiamata **Secure Enclave**. Questa sezione è inaccessibile
dall’esterno: Apple non la salva sui suoi server, le app non possono leggerla e 
non si può esportare con i backup. Essendo un dato criptato significa che per sapere
cosa c’è dentro bisognerebbe decriptarlo.

Mettiamo caso che voi abbiate 1 miliardo di € in banca e che l’accesso è coperto
solo dalla vostra impronta nell’iPhone (quindi non ci sono password nell’app del
vostro conto bancario). Il ladro dovrebbe rubarvi l’iPhone, estrarre il chip e decriptarlo
con un potente computer. Con un sistema di **criptazione** ad appena 32 bit (quindi
non 256 bit come quelli moderni), usando una semplice password di 10 caratteri alfanumerici,
bisognerebbe provare combinazioni per 26 miliardi di anni.

Considerando che i dati sull’impronta digitale contengono informazioni ben più complesse
dei 10 caratteri alfanumerici, bisognerebbe impiegare potentissimi computer per 
anni. Ciò porterebbe a costi esorbitanti. Di certo un ladro di strada non potrebbe
permettersi l’investimento. A proposito: avete 1 miliardo di € sul vostro conto?

Quindi **ricapitoliamo**: un’impronta capacitiva, archiviata sull’hardware e inaccessibile
dall’esterno. In pratica un sistema molto più sicuro di quello attuale, dove spesso
si usano password semplici per evitare di dimenticarle, favorendo così il sistema
di hackeraggio. Le password attuali, a differenza dell’orma digitale, sono archiviate
su un **database**. Quindi un ladro potrebbe rubare un intero database e iniziare
a provare l’uso delle password comuni per tentare di recuperare qualche account.
Cosa che avviene di tanto in tanto.

Ma se il sistema è così sicuro, cosa accade se si perde una mano? E’ brutto dirlo,
lo so, spero non accada mai a nessuno. In questo caso Apple prevede la possibilità
di poter archiviare fino a 5 impronte. Servirebbero per archiviare tutte e cinque
le dita della mano, ma volendo si possono archiviare le dita dei familiari, in modo
da chiedere aiuto in caso di necessità.

Quindi il Touch ID non è come quelli visti in alcuni dispositivi della concorrenza.
Funziona con una precisione di 500 ppi, a 360° ed è criptato. Attualmente Apple 
prevede di usarlo negli iPhone 5S per l’accesso al sistema operativo e l’uso dell’App
Store, iTunes Store e iBookstore. In futuro, probabilmente con **iOS 8**, saranno
rilasciate le API per l’integrazione in altri servizi e app. In questo modo con 
la vostra impronta potrete accedere in modo sicuro e dimenticare le password alfanumeriche
una volta e per tutte.

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