Rubano i segreti di Cellebrite, Cook aveva ragione

Cellebrite

Ricordate sicuramente il caso di San Bernardino. L’FBI chiese ad Apple di avere una backdoor per entrare negli iPhone in caso di necessità. Tim Cook si rifiutò di fornire questo strumento perché, disse, poteva essere usato dai malintenzionati per violare a piacimento iOS.

L’FBI, quindi, chiese aiuto a Cellebrite, una società israeliana poi acquistata dal governo indiano, per sbloccare l’iPhone dell’attentatore. Cellebrite ci riuscì mediante dei sistemi hardware. Ma Tim Cook fece bene a non costruire una backdoor in iOS? A quanto pare sì.

È notizia recente, infatti, della violazione dei sistemi di sicurezza di Cellebrite. Gli hacker hanno portato via 900 GB di dati, che includono database, informazioni dei clienti della società, dati tecnici sui prodotti e molto altro.

In pratica ora gli hacker hanno abbastanza informazioni da creare i loro sistemi di sblocco per smartphone, come lo UFED (Universal Forensic Extraction Device): una sorta di mini computer usato dalle autorità per ricavare dati dai telefoni sequestrati ai malviventi.

Se Tim Cook avesse creato una backdoor e questa fosse finita nelle mani degli hacker, tutti i dispositivi con iOS del mondo sarebbero diventati poco sicuri.

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