# Open Banking: quattro chiacchiere con Andrea Zanzottera di Banca Widiba

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- Published: 2020-06-30T09:00:00+02:00
- Author: Kiro

![Open banking](https://www.melamorsicata.it/wp-content/uploads/2020/06/Open-banking-
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Banca Widiba 1")

Credo sia stato 7 anni fa quando mi ritrovai di fronte un’app che permetteva di 
aggregare i dati della propria banca in un sistema di gestione delle finanze personali.
Il problema è che funzionava solo all’estero. Il motivo? L’Italia e l’Europa in 
generale non prevedevano lo scambio di informazioni tra banche.

Ma sono passati molti mesi da allora e nel frattempo quello che appariva fantascienza
è diventato realtà. Ora anche in Italia e in Europa **le banche possono scambiare
dati** in formati open. Con direttiva _2015/2366_, infatti, sono state poste le 
basi per l’open banking. Un concetto che il nostro ordinamento ha integrato il 13
gennaio 2018, portando la piena operatività qualche mese fa.

[Banca Widiba](https://www.widiba.it/banca/online/it/home?cid=bl_melamorsicata) 
ha voluto essere, ancora una volta, pioniere delle nuove tecnologie e per questo
ha adottato da subito il concetto di **open banking**. Prima effettuando un tour
di eventi con il nome di _Open Stories_, a cui ho anche partecipato e raccontato
il contenuto sui social, e poi passando all’atto pratico fornendo l’uso dell’integrazione
di altri conti nella propria pagina di home baking.

A tal proposito ho scambiato [quattro chiacchiere](https://www.instagram.com/tv/CCBp26ejDoC/?igshid=4v3mwvrtowm6)
con **Andrea Zanzottera** – _Head of Banking and Payments_ di Banca Widiba. Ecco
cosa ci siamo detti:

**Ciao Andrea, si parla molto di open banking. Un percorso partito nel 2015 con 
la direttiva europea 2015/2366 che ha avuto un lungo percorso legislativo. Potresti
spiegarci cos’è l’open banking?**

Ci sono diverse definizioni di open banking, ma la più accettata è la possibilità
che le banche oggi si “aprano” a terze parti per condividere servizi o dati. Una
parte di questo cambiamento è stato trainato dalla direttiva PSD2, che ha imposto
agli istituti bancari di permettere ai clienti di “esportare” i propri dati di saldo
e pagamento su altre applicazioni, e di poter effettuare dei pagamenti da queste
utilizzando i canali bancari. Un altro aspetto, molto importante, è dovuto all’esplosione
del fenomeno fintech.

L’apertura nei confronti di questi nuovi partner non nasce da un obbligo normativo,
ma è spesso il frutto di una convergenza di interessi: da un lato le banche non 
sempre hanno la possibilità di sviluppare servizi molto specifici per un numero 
limitato di clienti (e quindi ha più senso per loro rivolgersi a chi ha sviluppato
questi servizi in modo indipendente), dall’altro le fintech hanno raramente la capacità
di attrarre una massa critica di clienti, che è un’operazione molto costosa, e quindi
beneficiano del traino offerto dalle banche. Tutto questo chiaramente è stato favorito
dalla tecnologica, che è pronta a garantire sicurezza e semplicità nelle integrazioni.

**Banca Widiba è sempre stata una delle banche più innovative in Europa e ha affrontato
da subito l’integrazione dell’open banking. In che modo ha affrontato questo cambiamento?**

Da subito per Banca Widiba l’open banking è stato visto come un’opportunità, in 
primis dal management. La particolare natura del progetto ci ha portato a creare
dei team interfunzionali dedicati a queste tematiche, in modo che aspetti di prodotto,
tecnologici e legali venissero affrontati in modo sincrono.

**Quali sono state le difficoltà maggiori nel passare da un sistema chiuso, tipico
delle banche negli ultimi decenni, ad uno aperto?**

Dal punto di vista tecnologico questa è una domanda che forse si applica poco a 
Widiba: Widiba nasce infatti con una architettura che è già pensata per dialogare
con l’esterno. I sistemi di Widiba dialogano già tra di loro attraverso API. Si 
è trattato “soltanto” di costruire canali super sicuri verso i partner con cui collaboriamo.
Questo è fondamentale per comprimere tempi e costi di integrazione, che rischiano
altrimenti di pesare molto sulla riuscita di un progetto.

Più in generale, più che di un tema tecnologico, si tratta di soprattutto di un 
cambio di mentalità: anche a livello normativo, di trasparenza bancaria, non siamo
forse pronti ad avere clienti condivisi tra banche e società non bancarie.

**Non avete timore che un sistema open possa in qualche modo portare la concorrenza
tra banche a livelli molto alti? Quali strategie state mettendo in campo per restare
tra le banche migliori?**

La competizione, anche a livelli molto alti, è sempre una cosa positiva per il sistema.
Per il singolo, diventa fondamentale farsi trovare pronti ed essere dal lato giusto
della competizione. L’open banking credo che andrà a premiare le eccellenze, e Banca
Widiba nasce con l’ambizione di essere una delle banche più innovative del mondo,
non solo a livello Italia. Abbiamo una customer experience e una assistenza clienti
che hanno davvero pochi eguali, forse nessuno, e puntiamo tantissimo su questi aspetti.

**Come in ogni cambiamento, anche l’apertura all’open banking genera il timore tra
chi si avvicina a queste nuove modalità di interazione con i conti. Il sistema è
sicuro?**

La normativa PSD2 nasce proprio per rafforzare ulteriormente la sicurezza di conti
e pagamenti online, per cui sì: il sistema è sicuro. Va detto che è sicuro fintanto
che si utilizzano applicazioni che seguono la PSD2, e che non chiedono di salvare
le proprie password di un conto su un’altra app.

Widiba, al momento dell’aggiunta di un conto di un’altra banca, non chiede le password
ma crea un tunnel per cui il cliente fa login letteralmente sul sito dell’altra 
banca. E ogni operazione sul conto collegato, deve essere autorizzata con lo stesso
sistema

**Open banking significa anche uno scambio maggiore di dati tra le banche di diversi
gruppi. In che modo i dati dell’utente sono protetti e come potranno essere utilizzati?**

È fondamentale verificare con la propria banca quali sono le politiche di gestione
dei dati. In Widiba abbiamo creato un consenso dedicato all’open banking, per permettere
al cliente di scegliere con la massima autonomia e flessibilità cosa condividere
e con chi. E il consenso viene espresso nel momento della sottoscrizione del servizio,
in modo che sin da subito i clienti abbiano il pieno controllo della loro privacy.

**Attualmente sono supportati più di 200 istituti finanziari in Italia. Quanti altri
si aggiungeranno in seguito?**

L’obiettivo è arrivare alla copertura pressochè totale, direi che siamo già a un
ottimo punto.

**Nella prossima fase per l’open banking in Banca Widiba è previsto anche la possibilità
di effettuare bonifici dal proprio conto usando conti presso altre banche?**

Sì è uno sviluppo che abbiamo in cantiere, speriamo di dare novità molto presto 
in questo senso. Noi non prevederemo commissioni aggiuntive, anche se chiaramente
essendo un’operazione effettuata su un’altra banca, e solo inizializzata da Banca
Widiba, valgono gli accordi in essere tra il cliente e la sua (altra) banca.

**Andrea sono certo che questo sia solo l’inizio. Cosa prevedi accadrà grazie all’open
banking da qui ai prossimi 5 anni?**

È una domanda veramente difficile. A un anno quasi dall’entrata in vigore della 
PSD2, Banca Widiba è tra le pochissime in Italia ad aver lanciato dei servizi dedicati
a questo tema.

Io credo sarà fondamentale che i clienti capiscano quali sono i vantaggi che l’open
banking può portare a loro e che non resti un discorso limitato agli addetti al 
lavoro. Proprio per questo motivo noi dall’anno scorso parliamo ai clienti di open
banking attraverso Open Stories, una serie di eventi sul concetto di Open in generale.

Penso anche che la collaborazione tra fintech e banche sia destinata ad aumentare,
per offrire sempre più servizi specifici alla clientela ma senza avere in casa, 
dal punto di vista bancario, oneri e rischi dello sviluppo.

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