# Gli speaker intelligenti ci spiano? Uno studio prova a fare chiarezza

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- Published: 2020-07-10T09:00:00+02:00
- Author: Kiro

![LeakyPick](https://www.melamorsicata.it/wp-content/uploads/2020/07/Immagine_incollata_09_07_20__13_53.
jpg "Gli speaker intelligenti ci spiano? Uno studio prova a fare chiarezza 1")

Siete sul divano a leggere, in silenzio, con la finestra aperta. Dalla finestra 
si sentono voci in lontananza. **Improvvisamente lo speaker intelligente si attiva**.
Vedete che l’anello LED blu degli Amazon Echo si anima. Ma voi non avete interagito.
Non avete dato nessun comando. Non avete neanche pronunciato la parola Alexa. Come
è possibile?

La mente umana cerca sempre la soluzione più semplice, quindi la prima spiegazione
logica a cui arriviamo è: Amazon ci sta sicuramente spiando. La società attiverà
random lo speaker per registrare più suoni possibili, poi questi andranno sicuramente
in una grande sala dove migliaia di dipendenti capteranno i suoni per ricostruire
la nostra vita o, peggio, sentirci parlare di segreti privati o pronunciare password
ad alta voce.

In realtà le cose stanno diversamente. **Una ricerca** congiunta tra la Technical
University of Darmstadt, la University of Paris Saclay e la North Carolina State
University ha scoperto alcune cose in merito questo fenomeno. Se volete leggerla
tutta è composta da 13 pagine.

[Scarica la ricerca](https://www.melamorsicata.it/?attachment_id=148582)[Download](https://www.melamorsicata.it/wp-content/uploads/2020/07/ricerca-assistenti.pdf)

In realtà le cose stanno diversamente. **Una ricerca** congiunta tra la Technical
University of Darmstadt, la University of Paris Saclay e la North Carolina State
University ha scoperto alcune cose in merito questo fenomeno. Se volete leggerla
tutta è composta da 13 pagine.

I ricercatori hanno costruito un dispositivo chiamato **LeakyPick** e costruito 
con un [Raspberry Pi](https://amzn.to/3gGE2h9). Questi è composto da microfoni e
monitora il traffico sulla rete. L’obiettivo è tentare di ragionare come uno speaker
intelligente e capire cosa li attiva e quanto traffico scambiano con la rete.

C’è una piccola premessa da fare: tutti gli assistenti digitali, da Siri fino ad
Alexa, **si dovrebbero attivare solo se poniamo una parola prima del comando**. 
Teoricamente il dispositivo si attiva solo se il machine learning rileva la parola
designata, come “Hey Siri” o “OK Google”. Quindi i microfoni non scambiano dati 
se non c’è stata la registrazione della parola di attivazione.

Prendendo in considerazione otto dispositivi diversi, tracciando i dati di attivazione
e scambio dati per 52 giorni, è stato scoperto che **molti assistenti si attivano
anche con parole differenti da quelle base**.

Per esempio gli Echo, oltre che con la parola Alexa, si sono attivati anche con:
Alissa, beletter, Elissa, lecter, baranca, lictor, Aleta, hiper, alexy, walesa, 
maloca, electic, lotor, volupe, annection, mixer e tante altre. I ricercatori ne
hanno contato ben 89.

Comportamenti simili sono stati rilevati anche negli altri assistenti come Google
Assistant e Siri. La morale della favola è che gli assistenti non sono precisi e
non si attivano solo con la parola stabilita dall’utente. Al momento non sappiamo
se volontariamente oppure se si tratta di sistemi di machine learning non ancora
perfetti.

Se volete cancellare tutte le registrazioni che Amazon ha su di voi con gli Echo
trovate [queste indicazioni](https://www.melamorsicata.it/2019/07/06/come-eliminare-tutte-le-registrazioni-di-alexa-di-amazon/)
in un articolo.

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