# Apple chiese il 30% di commissioni ad Amazon sui libri Kindle perché non gradì uno spot TV

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- Published: 2020-07-31T17:45:00+02:00
- Author: Kiro

![Kindle iOS](https://www.melamorsicata.it/wp-content/uploads/2020/07/Kindle_iOS.
jpg "Apple chiese il 30% di commissioni ad Amazon sui libri Kindle perché non gradì
uno spot TV 1")

Come saprete qualche giorno fa si è tenuta **l’audizione dell’Antitrust** ai 4 giganti
del web statunitense: Tim Cook di Apple, Mark Zuckerberg di Facebook, Jeff Bezos
di Amazon e Sundar Pichai di Alphabet (Google). Un evento prettamente mediatico 
con domande preparate in precedenza per indicare a queste grosse società che il 
governo le sta osservando. Se non lo avete visto trovate tutte le oltre 5 ore [qui](https://www.youtube.com/watch?v=WBFDQvIrWYM&feature=youtu.be).

Alla base di questa interrogazione pubblica ci sono migliaia di documenti che l’Antitrust
ha collezionato negli ultimi mesi. Tra questi moltissime email che i dirigenti di
Apple si sono scambiati tra di loro.

Il mio occhio è caduto su una email scritta da **Phil Schiller a Steve Jobs**. All’epoca
l’app Kindle per iOS consentiva di comprare i libri direttamente dall’app. Questo
perché la società di Cupertino non tratteneva il 30% di commissioni da quegli acquisti.

L’utente poteva quindi comprare i libri dall’app e leggerli. Oggi, invece, bisogna
andare nel sito di Amazon e comprarli da lì, per poi vederseli apparire con la sincronizzazione
cloud nell’app di iOS, ma anche su altri dispositivi come l’ebook reader Kindle.

Ma come mai Apple ha prima concesso ad Amazon di vendere libri senza chiedere denaro,
per poi cambiare idea? Alla base di questo cambio di rotta c’è stato **uno spot 
pubblicitario che Amazon mandò in onda in TV**. Ecco cosa scrisse Phil Schiller 
a tal proposito:

> Ho appena visto un nuovo annuncio dell’app Amazon Kindle in TV. Inizia con una
> donna che utilizza un iPhone e acquista e legge libri con l’app Kindle. La donna
> passa quindi a un telefono Android e continua a leggere tutti i suoi libri. Mentre
> il messaggio principale è che ci sono app Kindle su molti dispositivi mobili, 
> il messaggio secondario da non perdere è che è facile passare da iPhone ad Android.
> Non è divertente da guardare.

Successivamente Schiller mandò una ulteriore email:

> Penso che dovremmo dire ad Amazon che sulla base dei propri annunci TV è chiaro
> che l’uso della loro app ora viola i nostri termini e linee guida e che devono
> usare il nostro sistema di acquisto in app anche per le vendite di libri digitali.
> Dovremmo chiedere loro di tornare da noi con un piano su come otterranno la loro
> app in conformità con le regole. Sulla base delle nostre discussioni passate, 
> mi aspetto che possano scegliere di non farlo. Dovremmo probabilmente decidere
> se togliere l’app Kindle dallo store o continuare a consentire un’eccezione ai
> nostri termini e linee guida per l’app Kindle.

![email Schiller](https://www.melamorsicata.it/wp-content/uploads/2020/07/Email_Schiller_Amazon.
jpg "Apple chiese il 30% di commissioni ad Amazon sui libri Kindle perché non gradì
uno spot TV 2")

In pratica a Schiller non andò giù il fatto che da uno spot Amazon si dimostrasse
che **era facile passare da iOS ad Android** perché i dati erano nel cloud, quindi
organizzò come vendetta la richiesta del 30% di commissioni sulla vendita dei libri
dall’app.

Come sappiamo poi Amazon decise di non vendere più libri dall’app, rovinando l’esperienza
dell’utente che fu costretto a passare dal sito Amazon.

![Email Jobs](https://www.melamorsicata.it/wp-content/uploads/2020/07/Email_Jobs_Amazon.
jpg "Apple chiese il 30% di commissioni ad Amazon sui libri Kindle perché non gradì
uno spot TV 3")

Jobs infatti rispose all’email dicendo:

> Se vogliono confrontarci con Android, costringiamoli a utilizzare il nostro sistema
> di pagamento di gran lunga superiore.

Sappiamo tutti come andò a finire questa storia. Apple fu [multata](https://www.melamorsicata.it/2014/02/01/una-class-action-chiede-840-milioni-di-ad-apple-per-il-caso-ebook/)
per **840 milioni di $** per pratiche scorrette per l’iBooks Store.

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