# Il report dell’Antitrust USA conferma il potere di Apple con l’App Store

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- Published: 2020-10-07T13:51:33+02:00
- Author: Kiro

![App Store](https://www.melamorsicata.it/wp-content/uploads/2020/03/App_Store-1000x516.
jpg "Il report dell’Antitrust USA conferma il potere di Apple con l’App Store 1")

Apple agisce da monopolista nel suo **App Store** e nei dispositivi con iOS? Per
la società di Cupertino uno vale uno, quindi tutti gli sviluppatori ricevono lo 
stesso trattamento. Nell’[audizione](https://www.melamorsicata.it/2020/07/31/apple-chiese-il-30-di-commissioni-ad-amazon-sui-libri-kindle-perche-non-gradi-uno-spot-tv/)
dello scorso luglio, dove Tim Cook fu ascoltato insieme ai CEO di Amazon, Google
e Facebook, si evinse che qualcosa non andava.

L’Antitrust USA ha ora pubblicato il report completo delle considerazioni sorte 
da quell’incontro. Il giudizio non è positivo per Apple. L’analisi evidenzia come
i **costi di switching** da un sistema operativo all’altro, per esempio del passaggio
da iOS ad Android, o viceversa, siano molto alti.

L’impossibilità di portare con se tutte le app e i servizi blinderebbe l’utente.
A prova di questa ipotesi la commissione americana porta i dati pubblicati da _SellCell_
nel 2019. In questa analisi si evidenzia che il 90% degli utenti iOS continua a 
comprare dispositivi con iOS, mentre l’85% degli utenti Android compra dispositivi
con Android.

Il motivo sarebbero i costi di switching. Personalmente credo che le fazioni in 
stile gare calcistiche, dove si vedono contrapposti gli utenti iPhone e quelli Samsung
o Huawei, siano il reale motivo per cui chi compra un iPhone continui a comprare
iPhone e viceversa. Non credo che a costi di switching zero gli utenti Android in
massa comprerebbero un iPhone e gli utenti iPhone passerebbero ad Android. Io non
lo farei per non cambiare un’esperienza d’uso che mi piace.

Apple, però, blinderebbe il passaggio il più possibile. Per esempio rovinando l’esperienza
d’uso con i suoi prodotti se si utilizzano soluzioni della concorrenza. Per esempio
l’uso dell’Apple Watch o dell’HomePod cambia considerevolmente favorendo i dispositivi
di Apple, riducendo l’accesso alle API di tutti i componenti che restano per gran
parte accessibili solo da Apple.

La disamina continua con la gestione delle mappe e dell’assistente digitale. Il 
punto più importante è però quello sull’App Store. Secondo la Commissione, infatti,**
Apple possiede un grande potere nel suo negozio di applicazioni**.

Un potere esercitato in vario modo. **La società favorisce le sue app**, inserite
nativamente in iOS, consentendo loro di accedere ad API non disponibili per gli 
altri sviluppatori. Le app native, quindi, accedono a parte del firmware che ne 
ottimizzano l’uso, favorendo i servizi della Mela.

La società inventa anche scuse di sana pianta per tenere alla larga i concorrenti
indesiderati. Spesso prendendo “ispirazione” dalle funzioni più gettonate per integrarle
di base nelle sue app native.

Il potere viene esercitato anche mediante la **spinta del suo modello di business**.
Si dà visibilità agli sviluppatori che integrano gli abbonamenti o gli acquisti 
In App. A volte la società chiede espressamente di integrare i pagamenti pena l’esclusione
dall’App Store.

Le commissioni nell’App Store hanno generato 15 miliardi di $ per Apple nel 2019
e ne genereranno 17,4 mld nel 2020. La quota annuale di iscrizione di 99$ porta 
2,67 mld di $. Se l’App Store fosse una società a se stante diventerebbe la 64° 
nella TOP 500 di Fortune, superando anche Cisco.

In una nota la società ha risposto al report pubblicato dalla Commissione Antitrust
dichiarando:

> La nostra azienda non ha una quota di mercato dominante in nessuna categoria in
> cui operiamo. Le tariffe delle commissioni di Apple sono saldamente in linea con
> quelle addebitate da altri app store.

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