Epic Games

Arriva un primo epilogo per la guerra iniziata da Epic Games nei confronti di Apple. L’azienda di videogame, di proprietà cinese, aveva fatto causa ad Apple perché quest’ultima non aveva esaudito i suoi desideri.

Desideri un po’ difficili da realizzare: la società voleva il permesso di aprire il suo negozio di applicazioni e non passare per l’App Store, oltre a non pagare nessuna commissione ad Apple. Un po’ come entrare in un ristorante e chiedere di avere un angolo per vendere i propri piatti e non pagare nulla per il disturbo.

Quindi la società aveva trovato un escamotage per mandare Apple su tutte le furie: chiedere ai suoi utenti di acquistare i V-Bucks, la moneta di Fortnite, nel sito di Epic Games anzichè con il sistema In App per non pagare il 30% di commissioni. Questo in cambio di uno sconto del 20%.

Un tradimento, dopo anni di collaborazione che ha portato 700 milioni di $ all’azienda di videogame, punito con la cancellazione dell’account di Epic Games dall’App Store. Iniziò così una guerra legale e accuse reciproche. Guerra che ieri ha avuto una prima conclusione.

Il giudice Yvonne Gonzalez Rogers, della corte della California del Nord, dopo aver cercato un accordo tra le parti finito male, ha pubblicato la sentenza. Come si legge nelle 185 pagine della documentazione Apple vince su tutti i fronti, eccetto per un punto.

Il giudice stabilisce che con l’App Store non ci sono evidenze che Apple agisca in un regime di monopolio:

Il tribunale non può concludere che Apple sia un monopolista ai sensi delle leggi antitrust federali o statali.

Quindi la società è al riparo dall’arrivo di negozi alternativi di app e può continuare a gestire l’App Store e filtrare le app da includere. Ma dovrà consentire agli sviluppatori di integrare sistemi di pagamenti di terzi e non imporre l’In App Purchase:

Apple ha permanentemente trattenuto e ingiunto dal vietare agli sviluppatori di includere nelle loro app e nei loro metadati pulsanti, collegamenti esterni o altri inviti all’azione che indirizzano i clienti a meccanismi di acquisto, oltre all’acquisto in-app e alla comunicazione con i clienti attraverso punti di contatto ottenuti volontariamente da clienti attraverso la registrazione dell’account all’interno dell’app.

In pratica il suo piano di aprire ai sistemi di pagamenti di terzi alle app “reader” come le chiamava lei, dovrà essere esteso a tutte le app. Compresi i videogame che poi sono la fetta più grossa degli acquisti In App.

L’utente potrà decidere se acquistare i potenziamenti nell’app usando il sistema In App, ma anche comprarli nei siti degli sviluppatori. Al momento non sappiamo se sarà possibile per gli sviluppatori decidere di evitare completamente il sistema In App, oppure se questi dovrà essere integrato e in più integrare altri sistemi.

Per Apple la sentenza è una vittoria. Come ha comunicato un portavoce della società:

Oggi la Corte ha affermato ciò che sappiamo da sempre: l’App Store non viola la legge antitrust. Apple deve affrontare una concorrenza rigorosa in ogni segmento in cui operiamo e crediamo che clienti e sviluppatori ci scelgano perché i nostri prodotti e servizi sono i migliori al mondo. Rimaniamo impegnati a garantire che l’App Store sia un mercato sicuro e affidabile.

Pare che in Epic Games non siano contenti della sentenza. Nonostante avessero iniziato questa guerra proprio per non pagare commissioni ad Apple e consentire di acquistare i V-Bucks nel loro sito, nella realtà dei fatti miravano a poter aprire un loro negozio alternativo di app per iOS.

Il CEO di Epic, Tim Sweeney, aveva detto più volte ipocritamente di aver iniziato questa lotta a nome di tutti gli sviluppatori, per consentire loro di avere più libertà per i pagamenti nelle app. Ma a quanto pare l’unico elemento che aveva a cuore è il fatturato della sua azienda.

Ora che non può imporre un suo negozio alternativo ha deciso di appellarsi alla sentenza e proseguire per un secondo grado di giudizio.

Epic Games ha perso su tutti gli altri fronti. Per esempio il giudice ha stabilito che Apple era in ragione a cancellare l’account da sviluppatore dell’azienda perché quest’ultima non aveva rispettato il contratto.

Se è vero che ora una sentenza (impugnata da Epic Games) avrebbe spinto Apple a integrare sistemi di pagamenti di terzi, fino all’applicazione di questa sentenza Apple era dalla parte della ragione a richiedere il 30% di commissioni con il sistema In App, perché nel contratto firmato dagli sviluppatori questo fattore è messo nero su bianco e firmandolo gli sviluppatori lo hanno accettato.

Al momento, quindi, non cambia nulla. Apple potrà andare avanti con i suoi piani fino a quando non assisteremo a una seconda sentenza.

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