# Cari figli miei, c’erano i gettoni telefonici

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- Published: 2021-11-02T00:05:00+01:00
- Author: Kiro

![Gettone telefonico](https://www.melamorsicata.it/wp-content/uploads/2021/11/Gettone-
telefonico.jpeg "Cari figli miei, c’erano i gettoni telefonici 1")

Oggi ho deciso di inaugurare una nuova rubrica. Si tratta di rovistare nel passato
della mia infanzia, in quei ritrovati tecnologici dell’epoca. Un momento un po’ 
amarcord che potrebbero per un momento farvi pensare che io sia un boomer. Invece,
classe 1983, non sono per nulla vecchio.

Il fatto è che **la tecnologia è corsa così velocemente negli ultimi 20 anni** da
far credere che siano passati secoli. Quindi raccontare una realtà tecnologica forse
non più esistente, potrebbe far sorridere i più giovani, quelli nati dopo gli anni
2000. I nativi digitali come li chiamiamo noi. Quelli che sono nati con lo smartphone
nella culla.

Quindi periodicamente andrò a rovistare nei miei ricordi per raccontarvi com’era
la situazione all’epoca e invitare i giovani come me a ricordare insieme. Oggi, 
per esempio, parliamo del **gettone telefonico**.

Ora può sembrare strano visto che basta un tap sul telefono per chiamare chiunque
e spendere praticamente quasi zero euro. Quando ero ragazzino e si era fuori casa,
per telefonare bisognava raggiungere una **cabina telefonica**. In ogni città ce
n’erano molte in vari punti. Erano telefoni fissi che si noleggiavano inserendo 
a loro interno dei gettoni telefonici, poi negli anni sostituiti da comuni monete.

![Un telefono di una cabina telefonica](https://www.melamorsicata.it/wp-content/
uploads/2021/11/Un-telefono-di-una-cabina-telefonica.jpeg "Cari figli miei, c’erano
i gettoni telefonici 2")

Un telefono di una cabina telefonica

Dal punto di vista pratico il gettoni telefonici si diffusero dal 1959. Quindi per
telefonare a qualcuno oltre alla cabina telefonica bisognava recuperare dei gettoni
telefonici. Spesso li vendevano i tabaccai e **costavano 200 lire ciascuno**, pari
agli attuali 10 centesimi (31 centesimi considerano il potere d’acquisto dell’epoca).

La loro diffusione fu così ampia da **essere usati come monete vere e proprie**.
In pratica quando si faceva la spesa era prassi pagare anche in gettoni telefonici
e questi erano pari alle monete da 200 lire. Quindi a volte ci si trovava con dei
gettoni telefonici in tasca ricevuti come resto dopo gli acquisti. Quindi di norma
li si conservavano quando serviva telefonare, in questo modo non era necessario 
passare da un tabaccaio per comprarli. Anche perché quando si aveva urgenza di telefonare
come sempre il tabaccaio era lontano o peggio chiuso.

Dagli anni ‘90 il predominio dei gettoni telefonici iniziò a vacillare sotto la 
spinta delle **schede telefoniche**. La statale SIP, come veniva chiamata Telecom
Italia prima di essere privatizzata, pensò bene di fornire un formato più agile 
da trasportare, economicamente più capiente e soprattutto sottrarre al gettone telefonico
la funzione di moneta.

![Una scheda telefonica da 10.000 lire](https://www.melamorsicata.it/wp-content/
uploads/2021/11/Scheda-telefonica-scaled.jpeg "Cari figli miei, c’erano i gettoni
telefonici 3")

Una scheda telefonica da 10.000 lire

Le schede telefoniche erano vendute da tagli di 5.000 lire (2,5 € – 4,33 € considerando
il potere d’acquisto dell’epoca), 10.000 lire (5 € – 8,67 € considerando il potere
d’acquisto dell’epoca) o superiori. Erano schede pre-caricate quindi una volta concluso
il credito andavano conservate per collezionismo o gettate via.

Personalmente avrò avuto in vita mia un paio di schede telefoniche al massimo. Per
noi bambini poveri erano uno status symbol per ricchi. Ricevevo una paghetta settimanale
di 5.000 lire, quindi non mi andava di spendere tutto in schede telefoniche, anche
perché 2.500 lire andavano via per la copia settimanale del Topolino.

Spesso i genitori fornivano una scheda telefonica ai loro figli per le chiamate 
di emergenza. Tipo se ti perdevi in città o accadeva qualche incidente. Ovviamente
doveva durare il più tempo possibile. Non era consentito usarla per chiamare gli
amici giusto per sapere come stavano. E pensate, la messaggistica istantanea non
esisteva e neanche gli SMS.

Se bisognava parlare con gli amici si poteva **telefonare al telefono fisso**, che
quasi tutti avevano in casa, e sbrigarsi perché gli scatti telefonici erano costosi.
Oppure bisognava incontrarli a scuola o nel posto più frequentato. Era questo il
motivo per il quale era diffuso il concetto dei “**ragazzi del muretto**” o “**del
baretto**”, perchè nel pomeriggio tutti andavano allo stesso luogo e si era quasi
certi che se bisognava incontrare un amico lo si trovata in quel luogo.

In quest’epoca di **assenza di comunicazioni istantanee**, incontrare qualcuno in
una certa ora a un certo luogo era una vera opera di fiducia. Se bisognava andare
al cinema, per esempio, ci si dava appuntamento in un certo luogo a una certa ora.
Quindi se qualcuno non veniva lo si attendeva per un po’ e poi si andava avanti.
Non era possibile chiamare quella persona per sapere dove fosse in quel momento.
Bisognava attendere di incontrarlo per chiedergli che fine avesse fatto quel giorno.

Non vi dico i drammi quando ci si organizzava per un appuntamento galante. Diventava
tutto un “C’è posta per te” dove si scopriva solo all’ultimo secondo se la persona
fosse venuta all’appuntamento oppure no. E non potete immaginare quante volte sono
rimasto ad aspettare l’arrivo della ragazzina del momento. Da qui l’espressione “
_prendere il palo_” cioè attendere fermo al palo della luce l’arrivo di una persona
che non arriverà mai.

Ma la gestione dei rapporti amorosi ai tempi pre-smartphone, quando non era possibile
cercare gente su Instagram per mandare like o messaggi diretti, è un’altra storia.

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