# Cari figli miei, niente email c’erano i francobolli

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- Published: 2022-04-18T11:15:22+02:00
- Author: Kiro

![La mia collezione di francobolli](https://www.melamorsicata.it/wp-content/uploads/
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i francobolli 1")

La mia collezione di francobolli

Siamo abituati a mandare **messaggi istantanei**. In pochi secondi possiamo inviare
molto testo, immagini, video, audio e anche documenti. Possiamo inviarli da qualsiasi
parte del mondo. Basta avere una connessione a internet. Ma fino a qualche anno 
fa tutto questo era fantascienza. Soprattutto alla luce del fatto che lo scambio
di queste informazioni è praticamente a costo quasi zero.

Lo scambio di informazioni su internet è iniziato con le email (1973), per poi passare
ai servizi di chat come IRC (1988) e agli SMS (1992). Per i servizi di messaggistica
istantanea come WhatsApp abbiamo dovuto attendere il 2009. Prima di tutto questo
c’era **la posta convenzionale**. Qualcosa molto simile all’invio di missive con
il colombo viaggiatore.

Se i messaggi testuali erano inviati nel Medioevo con dei delegati dei nobili (i
poveri non sapevano scrivere e anche se lo avrebbero saputo fare non avrebbero perso
tempo a inviare foglietti in giro), oppure con dei piccioni viaggiatori (in caso
di distanze brevi), nell’epoca pre-internet si affidava tutto alle Poste che erano
al 100% una società statale.

### I francobolli

Il **francobollo** era una sorta di ricevuta dell’acquisto del servizio di spedizione.
Un bollino da applicare sulla busta di carta che provava l’acquisto del servizio
di invio di quel plico sul territorio nazionale. Era sostanzialmente uno scontrino
molto piccolo.

![Il Penny Black, il primo francobollo della storia](https://www.melamorsicata.it/
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i francobolli 2")

Il Penny Black, il primo francobollo della storia

Il primo fece capolino in Gran Bretagna nel 1840: il famoso **Penny Black**. Era
di colore nero e dal valore di 1 penny. In Italia il primo arrivò nel 1850 con il
Regno Lombardo-Veneto.

L’idea di raffigurare un’immagine divenne uno dei motivi del suo successo. Le persone
iniziarono a **collezionarli**, anche perché in diverse parti del mondo ne nascevano
di dimensioni e illustrazioni diverse. Si iniziarono a creare serie in edizione 
limitata.

Per averli bisognava andare a comprarli alle Poste o nei tabaccai. A un certo punto
divennero anche considerati **pari al contante**.

Nell’articolo 2424 del Codice Civile, infatti, si paragona i valori bollati (francobolli)
al contante in cassa. Le aziende devono dichiararli. Questo perché si iniziò a comprare
grandi quantità di valori bollati per generare costi da dedurre nei bilanci, riducendo
così la base imponibile per il calcolo delle tasse.

Successivamente si rivendevano i valori bollati andando a recuperare il contante
necessario per la gestione aziendale. Questo acquisto e vendita di valori bollati
si trasformò in un **sistema di pagamenti alternativo**. Si potevano pagare parte
delle merci o servizi in valori bollati, trasformando i francobolli in moneta.

### Il mio rapporto con i francobolli

Ho sempre amato la corrispondenza epistolare, cioè quella che prevedeva lo **scambio
di lettere scritte su carta**. Prima dell’avvento di internet in Italia agli inizi
degli anni 2000, scambiavo spesso lettere con i miei amici lontani. Devo ammettere
che ne inviavo più di quante ne ricevevo, ma forse solo perché per i miei amici 
spendere dei soldi in francobolli era difficile da gestire.

Ricevere una lettera di carta da un amico dava la stessa sensazione provata adesso
nel ricevere un pacco da Amazon. C’era anche un livello di meraviglia in più. Avere
tra le mani una lettera significava diverse cose:

 * Aver ricevuto qualcosa di fisico
 * Un amico ci aveva pensati tanto da spingerlo a procurarsi dei fogli puliti, scrivere,
   imbustare tutto, applicare un francobollo e spedire la lettera
 * Qualcuno aveva speso dei soldi per farci arrivare quella lettera
 * Nella lettera si sarebbero lette delle informazioni interessanti
 * La lettera ci sarebbe rimasta come oggetto fisico

Devo ammettere di collezionare ancora quelle lettere ricevute da ragazzino. A volte
vado a guardarle. Alcune sono ingiallite, ma leggerle a distanza di anni mi ricordano
del tempo passato.

Il **primo francobollo** lo comprai alle Poste. Mio padre mi dava una paghetta settimanale
di 5000 lire (2,6 €) e comprare 3 francobolli da 450 lire mi faceva sentire ricco.
Ogni francobollo mi consentiva di inviare una lettera. L’importante era non superare
20 grammi tra busta e contenuto, altrimenti sarebbero stati necessari più francobolli
sulla stessa lettera.

![Francobollo Castello di Montagna da 1000 lire](https://www.melamorsicata.it/wp-
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i francobolli 3")

Francobollo Castello di Montagna da 1000 lire

Il prezzo degli stessi aumentò anche nel tempo. Credo che gli ultimi che ho usato
li ho pagati 1.000 lire.

Per inviarla bisognava andare nell’ufficio postale o imbucarla nelle tante **caselle
delle lettere** distribuite in città. Oggi non credo ce ne siano ancora tante. Le
caselle contenevano due buche: “_per la città_” e “_per tutte le altre destinazioni_”.

Se dovevamo spedire nella stessa città la consegna era molto più veloce. Di solito
arrivavano il giorno dopo. Per le altre destinazioni significava nel resto del mondo.
Per il territorio nazionale passavano circa 3 giorni, ma a volte passava anche una
settimana o anche di più. Poteva anche capitare che la lettera si perdesse per sempre,
oppure che fosse recapitata dopo mesi.

Quindi quello che si faceva era inviare una lettera e sostanzialmente attendere.
Si aspettavano giorni e giorni. A volte l’amico semplicemente non rispondeva, quindi
si aspettava invano. Non arrivava risposta. In altre occasioni dopo 3 giorni si 
riceveva una lettera di risposta.

![Cassetta postale dove imbucare le lettere](https://www.melamorsicata.it/wp-content/
uploads/2022/04/Cassetta-postale.jpeg "Cari figli miei, niente email c’erano i francobolli
4")

Cassetta postale dove imbucare le lettere

Scambiare lettere spingeva un po’ a esercitarsi con la scrittura. Non si spediva
certo un post-it con scritto “_hey bro, come va?_”, anche perché sarebbe stato uno
spreco di soldi e tempo. Si scrivevano lunghe lettere dove in maniera abbastanza
prolissa si raccontavano cose e avvenimenti, a volte anche superflui. L’importante
era scrivere lunghe lettere. Il livello di felicità aumentava con il numero delle
pagine ricevute.

Una pagina era indifferenza, due pagine era contentezza, tre pagine benevolenza.
Sei o più pagine era felicità.

### La mia prima email

**L’era dell’email** per me venne alla fine degli anni ‘90. Ero alle scuole superiori
e chiesi al mio amico Marco di creare un indirizzo di posta elettronica per me su
Alice.it. Io non avevo la connessione a casa quindi non potevo farlo. Poi periodicamente
chiedevo a Marco di andare a vedere se nella casella c’era qualche email per me,
ma al 90% era spam. Già all’epoca.

Ho potuto gestire la posta elettronica in autonomia solo qualche anno dopo, sostanzialmente
ai tempi dell’università.

Agli inizi degli anni 2000 vivevo a Carano, un comune sui monti di Val di Fiemme.
Ricordo ancora che quando volevo leggere la posta elettronica dovevo scendere a 
piedi dalla montagna, lo so sembra assurdo anche per me nel ricordarlo, per andare
nella biblioteca di Cavalese e usare la connessione gratuita della biblioteca per
leggere la posta elettronica.

Le connessioni costavano molto all’epoca ed erano anche piuttosto lente. Se arrivavo
a 55 Kbps era una giornata buona. Significava che la connessione stava funzionando
bene. La svolta per me si ebbe solo qualche anno dopo, con l’abbonamento dati di
TIM che mi concedeva **20 MB a settimana** sul mio cellulare.

Poi le cose sono migliorate anno dopo anno, fino ad arrivare alle connessioni attuali
e i tanti GB di traffico concessi dagli operatori. Le email si sono diffuse, ma 
mai come sistema di scambio istantaneo di informazioni. Per questo ci fu bisogno
di attendere gli **SMS** che aprirono a una nuova era nello scambio di messaggi.

![La grafica della prima versione di WhatsApp per iOS](https://www.melamorsicata.
it/wp-content/uploads/2022/04/WhatsApp-vintage.jpeg "Cari figli miei, niente email
c’erano i francobolli 5")

La grafica della prima versione di WhatsApp per iOS

Poi venne [WhatsApp](https://www.melamorsicata.it/2010/02/02/whatsapp-messenger-e-altri-programmi-di-finti-sms-per-iphone/)
che anno dopo anno distrusse gli SMS. Inviare un messaggio SMS costava fino a 15
centesimi, mentre inviare messaggi con WhatsApp era gratuito. Questo convinse molte
persone a comprare uno smartphone.

Il resto è storia. L’acquisto da parte di [Facebook](https://www.melamorsicata.it/2014/02/20/whatsapp-si-vende-facebook-per-19-miliardi-di-dollari/)(
ora Meta), le app alternative e le connessioni molto veloci. Scambiamo miliardi 
di messaggi al giorno a costo quasi zero, raggiungendo persone nel globo in pochi
secondi. I francobolli restano oggetti per collezionisti e nessuno li usa più.

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