# Apple copia nell’App Store per non pagare le acquisizioni?

- Link: https://www.melamorsicata.it/2022/08/17/apple-copia-gli-sviluppatori/
- Published: 2022-08-17T00:05:00+02:00
- Author: Kiro

![App Store](https://www.melamorsicata.it/wp-content/uploads/2020/02/App_Store.jpg"
Apple copia nell’App Store per non pagare le acquisizioni? 1")

Unisci i puntini diceva Steve Jobs. Nelle ultime settimane mi sono trovato a leggere
una serie di articoli disconnessi tra di loro, ma poi improvvisamente unendoli vi
ho visto un disegno più ampio. Un disegno che potrebbe avvalorare **alcune accuse
che gli sviluppatori muovono in direzione di Apple** da alcuni anni.

Ma vediamo quali sono questi puntini.

### La politica di Amazon

Da alcuni anni **Amazon è accusata di pratiche anticoncorrenziali**, non tanto verso
il mercato, ma verso i suoi stessi clienti. I clienti in questo caso non sono gli
acquirenti finali, ma le aziende che usano l’e-commerce per distribuire i loro prodotti.

Queste, infatti, pagano commissioni fino al 40% sulle vendite per usufruire dei 
servizi della società.

L’accusa riguarda gli **Amazon Essential**: prodotti marcati Amazon e venduti a 
prezzi molto convenienti. Se questo è un bene per i consumatori, che possono comprare
beni pagandoli meno e con garanzia di Amazon, non lo è per le aziende.

Di certo la società di Seattle ha accesso a tutti i dati statistici di vendita. 
Sa benissimo quali prodotti si vendono di più, quando, a chi piacciono e quanto 
costano. Accedendo a questa enorme banca dati, **può comprendere quali sono i prodotti
più richiesti**, farseli produrre e applicare il brand Amazon Essential.

In questo modo può andare a colpo sicuro e vendere prodotti in grandi quantità, 
perché non rischia l’incertezza del mercato. I numeri in suo possesso hanno già 
validato il prodotto. In qualche modo gratis. Anzi, guadagnandoci anche, visto che
qualcun altro si è fatto carico del rischio di impresa e le ha pagato anche delle
commissioni.

### Le politiche simili applicate nell’App Store

Anche Apple è accusata a volte della stessa politica applicata da Amazon, ma nell’App
Store. La società di Cupertino ha accesso a una nutrita banca dati fatta di numero
di download, applicazioni più in voga, funzioni apprezzate e altro.

Durante le presentazioni di apertura della WWDC a volte notiamo come molte soluzioni
sono già presenti, presso altri sviluppatori, ma vengono integrate di base nei nuovi
sistemi operativi.

Abbiamo una nutrita casistica in questo campo. Possiamo citare la **funzione torcia**
che per anni è stata ad appannaggio di app di terzi, iMessage nato dopo il successo
di WhatsApp, le funzioni di sincronizzazioni di Note tipiche dell’app Evernote, 
ma casi anche più eclatanti.

Tra questi come non citare [FlickType](https://www.melamorsicata.it/2021/09/17/apple-potrebbe-aver-copiato-flicktype/):
la **tastiera QWERTY per Apple Watch** che poi fu integrata di base in watchOS 8,
oppure la lavagna condivisa di [Freeform](https://www.melamorsicata.it/2022/06/06/ipados-16-e-stage-manager/)
in iPadOS 16 che riprende il sistema alla base del servizio Miro.

A volte la società ha comportamenti veramente da gangster. Su Twitter, per esempio,
_Ryan Jones_ racconta che nel 2016 aveva chiesto di far pubblicare **un’app chiamata
Animoji** che fu rigettata oltre 10 volte. Nel 2017, poi, Apple fa uscire una funzione
in messaggi chiamata proprio Animoji.

> I made an app called Animoji (yup) in 2016 for the launch of “iMessage App Store”
> that got rejected ~10x for this exact reason.
> Basically they were too good. Even
> when we removed the “gloss” from the designs it was rejected repeatedly. I’ll 
> write it up one day. [https://t.co/sbSpL5reVr](https://t.co/sbSpL5reVr)
> — Ryan Jones (@rjonesy) [August 13, 2022](https://twitter.com/rjonesy/status/1558280065376567297?ref_src=twsrc%5Etfw)

Di recente la società ha provato a rallentare l’integrazione delle [Telemoji](https://www.melamorsicata.it/2022/08/15/cosa-sono-telemoji-telegram/)
di Telegram. Funzione che consente di avere le emoji animate. Chissà se queste verranno
integrate in iOS 17, giustificando il bastone tra le ruote posto a Telegram.

### Il calo degli investimenti in acquisizioni

Aggiungiamo a questo un terzo punto. Come rivela [Bloomberg](https://www.bloomberg.com/news/articles/2022-08-08/apple-slows-pace-of-dealmaking-even-as-its-tech-peers-plow-ahead),**
la spesa di Apple in acquisto di startup e aziende è crollata drasticamente** negli
ultimi anni.

![Acquisizioni in aziende negli ultimi 10 anni di Apple](https://www.melamorsicata.
it/wp-content/uploads/2022/08/acquisizioni-di-aziende.png "Apple copia nell’App 
Store per non pagare le acquisizioni? 2")

Acquisizioni in aziende negli ultimi 10 anni di Apple

Se la società aveva speso 1,5 miliardi di $ in acquisizioni nel 2020, questa somma
è crollata a 33 milioni nel 2021 e si attesta a 169 milioni nel 2022.

Sembrerebbe che anziché acquistare aziende per integrarne le tecnologie nei suoi
prodotti e app, Apple semplicemente preferisce evitare di pagare e copiare quelle
funzionalità.

Si tratta ovviamente di impressioni che sopraggiungono unendo i puntini. La proprietà
intellettuale sul software è molto difficile da registrare.

### La difficoltà di brevettare software

Bisogna partire dal fatto che raramente uno sviluppatore, soprattutto se con un 
giro di affari modesto, prova a **coprire con il copyright** qualche parte della
sua app. Bisognerebbe registrare per ogni app il nome, le singole schermate grafiche,
il logo e così via, tra l’altro non solo nella propria nazione ma in tutto il mondo.

In pratica bisognerebbe immobilizzare centinaia di migliaia di euro per ogni app,
non conoscendo neanche se poi quell’investimento sarà ripagato dalle vendite.

Ancora più complesso è il **brevetto**. Al momento non esiste una legge che permette
di brevettare il software. Bisognerebbe brevettare tutto il codice, ma alla minima
modifica, per esempio con un upgrade, si andrebbe a cambiare la fonte del brevetto
rendendolo nullo.

Tempo fa ci fu una proposta per brevettare l’effetto tecnico del software, cioè 
l’obiettivo che si andava a risolvere con quel determinato software (direttiva 82
del 20.02.2002), ma vista la natura molto aleatoria dell’argomento non ci fu nessun
seguito.

Si potrebbe **brevettare un algoritmo**, mediante un diagramma di flusso, ma spesso
le aziende preferiscono non farlo, perché brevettandolo lo si rende pubblico, quindi
facilmente copiabile. Basta cambiarne una parte per creare un prodotto nuovo, fuori
dal campo del brevetto.

Quindi per Apple andare a spulciare la banca dati per comprendere quali funzioni
sono più richieste dagli utenti, copiare un nome, una parte di app e integrarla 
di base nei suoi sistemi, non solo è possibile, ma anche legale.

È di certo poco etico, di sicuro immorale nei confronti degli sviluppatori che hanno
avuto fiducia nel suo brand e nel suo negozio di app, ma difficilmente in tribunale
si può vincere se non si hanno brevetti e copyright da far valere.

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