
Chi segue da anni gli spot natalizi Apple si è abituato a cortometraggi che cercavano di far venire un nodo alla gola. Famiglie imperfette, tecnologia di sfondo, musica calibrata al millimetro. Non sempre perfetti, ma con un obiettivo chiaro: usare l’emozione per raccontare un brand che si autodefinisce “umano”.
Con A Critter Carol, lo spot natalizio Apple 2025 girato con iPhone 17 Pro, quella promessa sembra essersi incrinata. Il filmato mette in scena un gruppetto di animaletti del bosco, realizzati come pupazzi artigianali, che trovano l’iPhone perso da un’escursionista e girano un improvvisato video musicale sulla canzone Friends dei Flight of the Conchords.1Secondo il dietro le quinte pubblicato da Apple, lo spot è girato interamente con iPhone 17 Pro e usa pupazzi fisici, miniature e fondali estesi in post-produzione.
Sulla carta, un’idea tenera. Sullo schermo, per molti spettatori, l’effetto ricorda più un saggio di fine corso di tassidermia che un racconto caldo di Natale.
So di essere brutale, ma devo dirlo: A Critter Carol “fa schifo”, sembra composto da animali impagliati che si muovono sullo schermo, con quella sensazione disturbante di qualcosa che vuole essere vivo ma non ci riesce. Il confine tra “artigianale” e “creepy” è sottile, e qui per viene oltrepassato. Il risultato è uno spot che cerca disperatamente di dire “guardate che lavoro manuale, niente AI”, ma dimentica di domandarsi se quel lavoro produca davvero empatia.
Indice dei contenuti
A Critter Carol: il concept sulla carta e il problema sullo schermo
L’idea ufficiale: amicizia, artigianalità e iPhone 17 Pro
Se si guarda solo alla nota stampa e ai dietro le quinte, A Critter Carol è un sogno per i creativi. Nessuna generative AI, nessun render in CGI: solo pupazzi di peluche mossi da un piccolo esercito di puppeteer, miniature, scenografie fisiche e un’intera produzione girata con iPhone 17 Pro.2The Verge sottolinea l’uso di pupazzi artigianali, set fisici, tute blu per i puppeteer e il fatto che tutto sia stato girato con iPhone 17 Pro, senza AI generativa. In un anno in cui altri brand sperimentano con immagini “visivamente disturbanti” generate da modelli di IA, Apple rivendica la “tangibilità”: pelo sintetico, legno, stoffa, luci reali.
La trama è lineare: un’escursionista perde l’iPhone nel bosco, un procione lo trova, raduna gli altri animali e girano insieme un video musicale, usando il telefono come una troupe in miniatura. Alla fine, la proprietaria recupera il dispositivo grazie all’Apple Watch e scopre il video realizzato dai nuovi “amici del bosco”. Il messaggio sottotraccia è sempre lo stesso: uno “spot Apple girato con iPhone” dimostra che lo smartphone è sufficiente anche per produzioni professionali.
Su carta, il concept regge. Nella pratica, però, qualcosa si rompe.
Il problema del “valley of the puppets”
Il primo impatto di A Critter Carol per una parte del pubblico non è il calore, ma lo straniamento. I pupazzi sono volutamente “fatti a mano”, con cuciture in vista, occhi di vetro, movimenti non perfettamente fluidi. Nella mente di chi lo ha approvato, questo doveva comunicare autenticità. Nell’occhio di molti spettatori, soprattutto se già abituati a una tradizione di spot Apple basati su persone vere, l’effetto è un’altra cosa: una parata di animali che ricordano troppo dei trofei impagliati portati in vita.
È una sorta di uncanny valley applicata alla puppetry. Non siamo nel territorio rassicurante di Muppets o Wallace & Gromit, né nella raffinatezza di certi stop-motion alla Laika. I personaggi di A Critter Carol sembrano rimanere sospesi a metà tra “peluche da scaffale” e “installazione di museo di storia naturale con luci natalizie”. Il risultato è un cortocircuito percettivo: invece di dimenticarsi dei pupazzi e lasciarsi portare dalla storia, l’attenzione resta incollata al fatto che “sono pupazzi”.
L’ossessione per “Shot on iPhone” e il calo di creatività
Quando il claim diventa gabbia
Guardando A Critter Carol, la sensazione è che l’obiettivo principale non sia raccontare una storia di Natale, ma ribadire per l’ennesima volta che tutto è stato girato con iPhone 17 Pro. Nel dietro le quinte si insiste su questo punto, sul set minimalista, sull’uso del telefono come camera principale, sui limiti tecnici trasformati in virtù.3Apple posiziona A Critter Carol tra i suoi “brand film” sul sito ufficiale, affiancando la dicitura “Shot on iPhone 17 Pro”.

Il problema è che questo schema si ripete da anni. Ogni Natale cambia l’ambientazione, ma la struttura è la stessa: cortometraggio emotivo + coda “Shot on iPhone” che vale più di qualsiasi altra cosa. Nel 2025 la formula mostra la corda. L’idea di “spot Apple girato con iPhone” non è più una sorpresa, è una condizione di base che il pubblico dà per scontata. Continuare a usarla come climax narrativo, come fosse una rivelazione, suona datato.
È come se a teatro, alla fine di ogni spettacolo, il regista uscisse a dire: “L’avete notato? Abbiamo recitato sul palco, non davanti a un green screen”. Interessante la prima volta. Alla decima, il pubblico si chiede perché si stia parlando del mezzo invece che del contenuto.
Meno storie, più dimostrazioni tecniche
In passato, quando Apple puntava forte sul racconto, la tecnologia era quasi invisibile. In alcuni spot natalizi Apple la marca compariva tardi, spesso solo come dispositivo che abilita qualcosa: un video montato da un bambino per un nonno, una chiamata FaceTime che ricuce una distanza, una canzone composta su GarageBand.
Con A Critter Carol, la percezione è inversa: la storia sembra costruita a tavolino per dimostrare le funzioni di ripresa di iPhone 17 Pro (bassa luce, movimento, dettaglio sui materiali, audio) più che per dire qualcosa di nuovo su relazioni, solitudine o famiglia. Gli animali che girano un video musicale nel bosco sono perfetti per riempire il frame di texture e luci, meno per portare qualcosa di universale allo spettatore.
Qui si vede bene il declino della creatività nella pubblicità Apple. Non perché manchi il budget o la cura tecnica, ma perché la priorità si è spostata dal chiedersi “che storia vogliamo raccontare?” al chiedersi “come possiamo dimostrare meglio che l’iPhone è da pro?”. La storia diventa un involucro funzionale.
In questo contesto torna utile rileggere un pezzo come “Tim Cook e la Apple che Non Osa Più”, che già descriveva una azienda sempre più prudente nelle sue scelte, anche narrative, rispetto all’epoca Steve Jobs.4L’editoriale su Tim Cook evidenzia una Apple più attenta a non sbagliare che a sorprendere il pubblico, anche a livello di immaginario. A Critter Carol sembra figlio proprio di quella prudenza: un esercizio di stile ben confezionato, incapace di rischiare davvero sul piano emotivo.
Poca attenzione al risultato finale, molta all’effetto “dietro le quinte”
Il making of che vale più dello spot
Un altro segnale del cambio di priorità è che il dietro le quinte di A Critter Carol rischia di essere più interessante dello spot stesso. L’uso di pupazzi fisici, motion control, set estesi digitalmente ma costruiti a mano, è un racconto perfetto per addetti ai lavori, blogger tech e appassionati di produzione video.5Articoli di settore come quelli di Smuggler e System1 Group celebrano l’artigianalità e la scelta di evitare la CGI, sottolineando il lavoro di regia e di puppet design.
Per l’utente medio, però, il peso emotivo resta il parametro principale. E lì lo spot inciampa: la storia non regge abbastanza da far dimenticare lo strato tecnico. È come vedere un film medio accompagnato da un documentario sul making of che sembra più ricco e stimolante della pellicola stessa.
Il rischio di comunicare solo all’ecosistema dei fan
Un effetto collaterale di questa impostazione è che la comunicazione rischia di parlare soprattutto a chi già vive immerso nell’ecosistema Apple: chi sa cos’è Shot on iPhone, chi guarda ogni keynote, chi riconosce al volo un iPhone 17 Pro da un 16. Per questo pubblico, il gioco di rimandi e di making of è interessante.
Il problema è che la pubblicità natalizia, per definizione, dovrebbe parlare anche a chi vede Apple solo come “uno dei tanti marchi tech”. Per queste persone, A Critter Carol è un video con pupazzi strani, visivamente competente, ma emotivamente sostituibile con qualsiasi altro contenuto virale. Il brand, invece di allargare il proprio immaginario, conferma un racconto autoreferenziale.
Le possibili obiezioni: forse il problema non sono i pupazzi
Per onestà intellettuale, è giusto considerare anche le obiezioni.
- “La puppetry artigianale è un valore, non un difetto”
Vero, la scelta di usare pupazzi fisici contro la tendenza alla CGI e all’IA generativa è coerente con un certo ritorno all’artigianato anche nel cinema. Il problema non è il mezzo, ma il modo in cui viene usato. Qui il rischio è che la puppetry diventi puro feticcio di produzione, senza guadagnare profondità narrativa. - “Non tutti trovano i pupazzi inquietanti”
Anche questo è corretto. Alcuni spettatori, e diversi articoli di settore, hanno definito A Critter Carol “tenero” e “caldo”, apprezzando proprio il look un po’ sghembo dei personaggi. La percezione di “animali impagliati che si muovono” è soggettiva, ma è un segnale chiaro che lo stile scelto polarizza invece di unire. - “L’importante è dimostrare che l’iPhone può essere usato in contesti pro”
Questo era vero anni fa, quando l’idea di girare uno spot natalizio globale con uno smartphone era fresca. Nel 2025, l’uso di iPhone in produzioni professionali è un dato acquisito, citato nei crediti, non il cuore della storia. Continuare a trattarlo come se fosse la “magia” rischia di tradire una certa mancanza di idee nuove.
In sintesi, l’obiezione più forte sgonfia proprio il punto di partenza: forse il problema non è A Critter Carol preso singolarmente, ma la traiettoria che rappresenta.
Come potrebbe uscire da questo vicolo cieco
Se Apple volesse davvero uscire dal vicolo cieco in cui A Critter Carol sembra inserirsi, avrebbe alcune strade concrete:
- Rimettere le persone al centro, relegando i pupazzi, la CGI o qualsiasi altro trucco visivo al ruolo di contorno.
- Accettare di non nominare “Shot on iPhone” in ogni singolo spot, lasciando che sia la stampa a parlarne, e non la narrativa stessa.
- Usare il Natale per raccontare problemi reali del presente – isolamento digitale, fatica mentale, famiglie ibride tra reale e remoto – invece di rifugiarsi nel bosco incantato.
Il paradosso è che Apple ha ancora tutti gli strumenti per farlo: budget, talenti, storia. Quello che sembra mancare, in A Critter Carol, è la volontà di prendersi il rischio di risultare meno perfetta e più sincera.

FAQ
Perché molti trovano inquietante A Critter Carol?
Perché i pupazzi usati nello spot natalizio Apple sono volutamente artigianali: occhi di vetro, movimenti imperfetti, texture molto presenti. Per alcuni spettatori questo dà calore, per altri ricorda degli animali imbalsamati portati in vita, creando una sensazione da “valley of the puppets”.
Lo spot è davvero girato interamente con iPhone?
Sì, A Critter Carol è promosso come spot Apple girato con iPhone 17 Pro, con set fisici, puppeteer in tute blu rimossi in post-produzione e scenografie estese digitalmente. La produzione professionale attorno all’iPhone resta comunque quella di un set pubblicitario tradizionale.
Apple ha usato intelligenza artificiale nello spot?
Secondo i materiali ufficiali e i dietro le quinte, Apple ha puntato proprio sull’assenza di generative AI, preferendo pupazzi fisici e effetti pratici. Questo posiziona A Critter Carol come risposta implicita alle campagne natalizie di altri brand basate su immagini generate da modelli IA.
Perché si parla di declino della creatività negli spot Apple?
Perché, confrontando gli ultimi spot natalizi Apple con quelli di qualche anno fa, si nota un passaggio da storie umane e riconoscibili a esercizi tecnici centrati sul messaggio “Shot on iPhone”. La creatività sembra ruotare attorno al mezzo di ripresa più che attorno a nuove idee narrative.
A chi parla davvero A Critter Carol?
In pratica, parla soprattutto a chi segue da vicino il mondo Apple e apprezza il racconto sul “fatto a mano, girato con iPhone”. Per il pubblico più ampio, A Critter Carol rischia di essere percepito come un corto di pupazzi ben confezionato ma poco memorabile, lontano dai bisogni emotivi reali del Natale.

Riferimenti:
- 1Secondo il dietro le quinte pubblicato da Apple, lo spot è girato interamente con iPhone 17 Pro e usa pupazzi fisici, miniature e fondali estesi in post-produzione.
- 2The Verge sottolinea l’uso di pupazzi artigianali, set fisici, tute blu per i puppeteer e il fatto che tutto sia stato girato con iPhone 17 Pro, senza AI generativa.
- 3Apple posiziona A Critter Carol tra i suoi “brand film” sul sito ufficiale, affiancando la dicitura “Shot on iPhone 17 Pro”.
- 4L’editoriale su Tim Cook evidenzia una Apple più attenta a non sbagliare che a sorprendere il pubblico, anche a livello di immaginario.
- 5Articoli di settore come quelli di Smuggler e System1 Group celebrano l’artigianalità e la scelta di evitare la CGI, sottolineando il lavoro di regia e di puppet design.
