# Steve Jobs, L’esilio: il fallimento che lo rese grande

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- Published: 2026-08-25T10:10:00+02:00
- Author: Kiro

C’è una domanda che accompagna ogni storia su Steve Jobs: come ha fatto un capo 
arrogante, egocentrico e prepotente a diventare il genio passato alla storia? La
risposta più comune punta all’allontanamento da Apple nel 1985, come se essere cacciato
dalla propria creatura bastasse a cambiare un uomo. Ma il libro [**Steve Jobs L’esilio**](https://www.amazon.it/dp/B0G6GQSLPN/?tag=melamorsicata-21)
di Geoffrey Cain, edito da Egea, dimostra che la verità è un’altra: a trasformare
Jobs non fu l’esilio, ma il **quasi fallimento di NeXT** e la creazione della sua
famiglia.

Il capo che nel 1997 tornò in Apple e la salvò era un’altra persona rispetto a quella
uscita nel 1985: più misurata, più paziente, più capace di ascoltare. E il merito
di quel cambiamento non va al dolore della cacciata, ma alla lezione imparata sul
campo, tra i pezzi di un sogno che stava crollando.

Il libro di Cain copre proprio il periodo che la maggior parte delle biografie salta:
i dodici anni tra il 1985 e il 1997, quando Jobs fondò [NeXT](https://www.melamorsicata.it/2026/08/16/steve-jobs-leadership)
e comprò Pixar. Per ricostruirlo, l’autore ha recuperato **video mai diffusi delle
riunioni interne** e documenti aziendali riservati: non è una biografia di seconda
mano, ma un racconto costruito sulle fonti. Le storie tradizionali raccontano la
fondazione di Apple, l’uscita di scena e poi il ritorno trionfale con il salvataggio
dell’azienda.

Tutto quello che c’è in mezzo — l’azienda di computer che non decollò mai davvero,
lo studio di animazione che sarebbe diventato un colosso — viene spesso liquidato
in poche righe. E invece è lì che si gioca la partita vera. È lì che il giovane 
prodigio arrogante diventa l’uomo che il mondo avrebbe imparato a conoscere. Ed 
è proprio questo il valore del lavoro di Cain: **raccontare il tassello mancante**
con dettagli, documenti e testimonianze di chi c’era, come l’italiano [Diego Piacentini](https://www.egeaeditore.it/ita/prodotti/management/steve-jobs-l-esilio.aspx),
che firma la ricca prefazione.

Indice

 * [Il periodo dimenticato](https://www.melamorsicata.it/2026/08/25/steve-jobs-l-esilio-il-fallimento-che-lo-rese-grande/#il-periodo-dimenticato)
    - [Dodici anni fuori da Apple](https://www.melamorsicata.it/2026/08/25/steve-jobs-l-esilio-il-fallimento-che-lo-rese-grande/#dodici-anni-fuori-da-apple)
 * [Il capo che nessuno voleva](https://www.melamorsicata.it/2026/08/25/steve-jobs-l-esilio-il-fallimento-che-lo-rese-grande/#il-capo-che-nessuno-voleva)
 * [Il fallimento che tempera](https://www.melamorsicata.it/2026/08/25/steve-jobs-l-esilio-il-fallimento-che-lo-rese-grande/#il-fallimento-che-tempera)
 * [La famiglia che lo ha cambiato](https://www.melamorsicata.it/2026/08/25/steve-jobs-l-esilio-il-fallimento-che-lo-rese-grande/#la-famiglia-che-lo-ha-cambiato)
 * [Il ritorno](https://www.melamorsicata.it/2026/08/25/steve-jobs-l-esilio-il-fallimento-che-lo-rese-grande/#il-ritorno)

![Kiro con in mano il libro Steve Jobs L'esilio di Geoffrey Cain](https://www.melamorsicata.
it/wp-content/uploads/2026/08/kiro_hero_gemini_1600-1024x559.jpg "Steve Jobs, L'esilio:
il fallimento che lo rese grande 1")

Steve Jobs. L’esilio di Geoffrey Cain (Egea)

## Il periodo dimenticato

Il decennio tra il 1985 e il 1997 è il più trascurato dalle biografie di Jobs. Eppure
è quello che lo ha formato.

### Dodici anni fuori da Apple

Per capire la portata del libro, bisogna prima capire cosa racconta. **NeXT nasce
nel 1985**, subito dopo l’uscita di Jobs da Apple. L’azienda costruisce computer
avanzatissimi per l’epoca, come il celebre NeXT Cube, e sviluppa un sistema operativo,
NeXTSTEP, che diventerà la base di macOS e iOS. Ma il successo commerciale non arriva
mai davvero. Le workstation sono troppo care, il mercato non le capisce, e per anni
NeXT vive di finanziamenti esterni — Ross Perot, Canon — e dell’ostinazione del 
suo fondatore.

Nel frattempo Jobs compra **Pixar dalla Lucasfilm**: anche lì, per anni, solo perdite.
Eppure, come racconta Cain, è in questo doppio fronte — un’azienda di computer che
non decolla e uno studio di animazione che brucia soldi — che Jobs impara le lezioni
che lo porteranno al trionfo. Il fatto che i libri di storia saltino questo periodo
spiega perché la trasformazione di Jobs è sempre sembrata un mistero.

![Copertina del libro Steve Jobs L'esilio di Geoffrey Cain, edito da Egea](https://
www.melamorsicata.it/wp-content/uploads/2026/08/copertina_wide-1024x559.jpg "Steve
Jobs, L'esilio: il fallimento che lo rese grande 2")

La copertina del libro edito da Egea

## Il capo che nessuno voleva

La prima cosa che colpisce leggendo _L’esilio_ è che lo Steve Jobs di NeXT **non
era affatto cambiato** rispetto a quello di Apple. Cain ricostruisce anche l’umiliazione
del 1985, quando Apple relegò Jobs in un piccolo edificio dall’altra parte della
strada, soprannominato **«Siberia»** — come racconta l’estratto pubblicato da [Pandora Rivista](https://www.pandorarivista.it/articoli/steve-jobs-l-esilio-un-estratto-dal-libro-di-geoffrey-cain):
l’uomo che uscì da lì non era più il ragazzo sicuro di sé, ma dentro NeXT ritrovò
subito i vecchi vizi. Era ancora il capo arrogante, egocentrico e prepotente di 
sempre. I racconti dei collaboratori sono spietati: riunioni interminabili, urla,
micromanagement ossessivo su ogni dettaglio, dall’estetica del prodotto al colore
di una parete. Jobs non delegava, non si fidava, non ascoltava. Il suo genio visionario
coesisteva con una leadership tossica che logorava chiunque gli stesse vicino.

Questa modalità di leadership — fatta di egocentrismo e controllo maniacale — **
stava per far fallire NeXT**. I segnali erano chiari:

 * **il NeXT Cube costava una fortuna** e non trovava acquirenti;
 * **le vendite non decollavano** e i costi lievitavano;
 * **l’azienda sprofondava** in una crisi dopo l’altra. Il NeXT Cube era un capolavoro
   di design e ingegneria, ma costava una fortuna e non trovava acquirenti. La stessa
   ossessione per il controllo che aveva reso grande il Macintosh stava ora uccidendo
   la nuova creatura di Jobs. Il libro documenta con precisione questo paradosso:
   il genio che vedeva il futuro non riusciva a costruire un’azienda che sopravvivesse
   al presente.

![Il computer NeXT Cube, simbolo dell'azienda fondata da Steve Jobs dopo l'uscita
da Apple](https://www.melamorsicata.it/wp-content/uploads/2026/08/nextcube_wide-
1024x559.jpg "Steve Jobs, L'esilio: il fallimento che lo rese grande 3")

Il NeXT Cube, il computer che non decollò mai davvero

## Il fallimento che tempera

Ed è qui che arriva il punto cruciale del libro: **il quasi fallimento di NeXT è
ciò che ha temprato Steve Jobs**. Non l’uscita da Apple, non l’esilio, non la solitudine
del fondatore cacciato. È il confronto con il fallimento reale — la perdita della
divisione hardware, la crisi, l’umiliazione di vedere la propria creatura non decollare—
che lo costringe a cambiare.

Cain racconta come Jobs, dopo anni di insuccessi, dovette fare i conti con la **
realtà del mercato**. NeXT abbandonò l’hardware per concentrarsi sul software, NeXTSTEP:
fu una scelta dolorosa, una resa rispetto al sogno originale, ma anche la prima 
volta che Jobs accettò di adattarsi al mercato invece di imporre la propria visione.

## La famiglia che lo ha cambiato

Ma il libro racconta anche un’altra trasformazione, meno raccontata: quella personale.
In quegli anni Jobs conobbe **Laurene Powell**, la sposò nel 1991 e costruì con 
lei una nuova famiglia. La nascita della sua famiglia, racconta Cain, lo spinse 
a interrogarsi sui veri valori della vita, oltre il lavoro e il successo. L’uomo
che per anni aveva vissuto solo per le proprie aziende scoprì che c’era altro: l’amore,
i figli, il tempo che passa.

Le pagine che la figlia Lisa ha dedicato al padre nel [suo memoir](https://www.melamorsicata.it/2018/09/17/recensione-del-libro-pesciolino-di-lisa-brennan-jobs/)
raccontano un rapporto segnato da anni di distanza, ricucito solo negli ultimi anni
di vita di Jobs. Lisa Brennan nel suo libro “Pesciolino” sottolinea come ad un certo
punto notò un cambiamento in suo padre, proprio nello stesso periodo di trionfo 
di Pixar e quasi fallimento di NeXT.

## Il ritorno

Quando nel 1997 Apple richiama Jobs, l’azienda è sull’orlo del fallimento. E lui,
questa volta, è pronto. Lo Steve Jobs che torna a Cupertino è **un’altra persona**:
ha imparato a scegliere le battaglie, a delegare, a fidarsi delle persone. Il ritorno
in Apple fu un salvataggio aziendale, ma anche la prova concreta di quanto Jobs 
fosse cambiato negli anni lontani da Cupertino.

Il libro _Steve Jobs. L’esilio_ di Geoffrey Cain, edito da Egea, ricostruisce tutta
questa storia. Cain ha lavorato su materiali che nessun biografo aveva usato prima—
video delle riunioni NeXT, documenti interni, testimonianze di chi c’era — e ne 
esce il racconto di cosa succede a un leader quando il progetto a cui ha dedicato
tutto sembra perduto. La lezione più grande è che **il genio, da solo, non basta**.

Nel dicembre 1996 Apple comprò NeXT per 429 milioni di dollari. Acquisiva NeXTSTEP,
il sistema operativo nato da quel fallimento, la base su cui sarebbero nati macOS
e iOS — e con il software riportava a casa l’uomo che l’aveva cacciata. Il ragazzo
del 1985 tornava con in mano la tecnologia che avrebbe salvato l’azienda.

_[Steve Jobs. L’esilio — La storia mai raccontata di NeXT e la rinascita di un visionario americano](https://www.amazon.it/dp/B0G6GQSLPN/?tag=melamorsicata-21)_,
di Geoffrey Cain, prefazione di Diego Piacentini, Egea, 376 pagine, 26,90 euro.

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