Conduit Hermes è l’app che molti utenti dell’assistente di Nous Research aspettavano senza saperlo: un client nativo per iPhone e iPad che porta le conversazioni del proprio Hermes sullo schermo del telefono, con le chat vocali al centro dell’esperienza. È gratis, il codice è open source con licenza MIT e si può leggere tutto su GitHub. Ma c’è un dettaglio da chiarire subito, perché cambia tutto il discorso: non è un’app ufficiale. Nous Research non l’ha sviluppata, non la supporta e non la raccomanda: è il progetto indipendente di uno sviluppatore, pensato per chi ha già installato Hermes sul proprio computer e vuole portarselo in tasca.
Il funzionamento è semplice da descrivere. Conduit si collega alla dashboard web dell’istanza Hermes che gira sul proprio hardware, tramite WebSocket. Le sessioni sono le stesse che vedi sul desktop: una conversazione iniziata al computer si ritrova sul telefono, perché è lo stesso database. L’app richiede iOS 17 o versioni successive, si scarica gratis dall’App Store e promette zero pubblicità, zero tracciamenti, zero telemetria. La domanda vera però è un’altra: ha senso affidare le conversazioni con un assistente che sa tutto di te a un’app che non viene da chi ha creato quell’assistente? Per rispondere serve capire come funziona davvero, cosa dice il codice sulla privacy e cosa sta facendo Nous nel frattempo.
Indice

Cosa fa Conduit
Conduit è un client scritto in SwiftUI, l’interfaccia nativa di Apple, e gira su iPhone e iPad. Non è un chatbot a sé: è la finestra mobile su Hermes Agent, il framework open source di Nous Research (da non confondere con i modelli Hermes, che sono solo una delle intelligenze che l’agent può usare). Per usarlo serve quindi un requisito non da poco: un’istanza Hermes già installata e in funzione su un computer o un server proprio. Senza quella, l’app non ha niente a cui collegarsi.
Una volta collegata, l’app offre:
- chat con streaming delle risposte, come sul desktop;
- comandi slash e gestione dei profili multipli;
- ispezione degli strumenti che l’agent sta usando;
- diramazione delle sessioni per esplorare strade alternative.
Tutto passa dal proprio Hermes: nessun server intermedio, nessun account da creare presso lo sviluppatore dell’app. La filosofia è quella del fai-da-te consapevole, la stessa che ha reso popolare Hermes tra sviluppatori e smanettoni: il software gira sul proprio hardware e i dati restano in casa.

Il cuore dell’app: le chat vocali
La parte che distingue Conduit da una semplice chat scritta è la voce. L’app offre il push-to-talk — tieni premuto e parli — con riconoscimento vocale sul dispositivo oppure tramite Whisper lato server, a scelta. Ma il pezzo forte sono le conversazioni live: modalità a voce continua basate su GPT-Live (la tecnologia realtime di OpenAI) e su Gemini Live di Google, a seconda di come è configurato l’agent.
Non mancano i dettagli curati per l’uso quotidiano. C’è una wake phrase per richiamare l’assistente a voce, la lettura ad alta voce delle risposte con i controlli da schermata di blocco e dagli AirPods, e il supporto a CarPlay: in auto l’app può avviare una conversazione Gemini Live usando il microfono dell’iPhone, così la musica resta dove deve stare. Sono funzioni da prodotto maturo, non da esperimento del weekend — e colpisce che arrivino da un progetto con poco più di centocinquanta stelle su GitHub.
In auto con CarPlay
Il supporto a CarPlay merita una menzione a parte perché mostra il livello di rifinitura. Gli aggiornamenti recenti hanno sistemato proprio i dettagli scomodi: il microfono preferito in auto è quello integrato, per non dirottare l’audio dell’auto su un canale vocale che spezza la musica dagli altri altoparlanti. Sono il tipo di attenzioni che di solito si vedono nelle app con un team dietro, non in un repo individuale.
Scaricarla: i dati pratici
Sull’App Store l’app si chiama Hermes Conduit ed è gratis: pesa circa 43 MB e richiede iOS 17 o versioni successive su iPhone e iPad. La versione attuale è la 0.1.17, pubblicata l’11 ottobre 2026 — il progetto si muove in fretta. Lo sviluppatore indicato è Long Cheung Ho, il kaishi00 di GitHub.
- Download: Hermes Conduit sull’App Store (gratis)
- Lingue: anche l’italiano — la scheda App Store cita solo inglese e cinese, ma il codice ne supporta 14
- Requisito fondamentale: un’istanza Hermes già installata e funzionante; da sola l’app non fa nulla
Il punto delicato: non è un’app ufficiale
Ripetiamolo perché è il punto centrale dell’articolo: Conduit non è di Nous Research. Il README del progetto lo dice a chiare lettere, con un disclaimer esplicito: è un progetto indipendente, non affiliato né approvato da Nous Research. Lo sviluppatore — kaishi00 su GitHub — pubblica il codice con licenza MIT, il che significa che chiunque può leggerlo, verificarlo e compilarlo da sé.
Questo ha due conseguenze pratiche. La prima è positiva: la trasparenza è totale. La seconda è un rischio da pesare: se lo sviluppatore smettesse di mantenerla, toccherebbe alla comunità raccogliere il testimone — ed esistono già fork, come quello di kmmao. Non è neanche l’unica app di terze parti in circolazione: sull’App Store c’è per esempio anche HermesPilot. Il panorama è quello tipico dell’open source: tante iniziative, nessuna benedizione ufficiale.
Chi cerca “l’app di Hermes” ufficiale, insomma, deve sapere che per ora non esiste. Conduit è la cosa più vicina, ma resta un ponte costruito da terzi verso un software che gira sul proprio hardware.

La questione privacy
Qui il progetto gioca la sua carta migliore: la privacy è il tema su cui un client non ufficiale deve convincere, e il codice è aperto proprio per farsi controllare. La dichiarazione ufficiale nel repository è netta:
«Conduit does not collect, transmit, or store your data on any third-party server. All communication goes directly between the app and your own Hermes instance.»
— README di Conduit (traduzione redazionale)
Niente pubblicità, niente telemetria, niente framework di analytics. Le credenziali finiscono nel Keychain di iOS e l’accesso si può proteggere con Face ID. Fin qui, tutto bene.
Ci sono però tre asterischi da conoscere, perché la privacy vera si misura nei dettagli:
- Le notifiche push passano di default da un relay condiviso gestito dallo sviluppatore: iOS non permette connessioni persistenti in background, quindi serve un intermediario. Chi vuole può installarsi il proprio relay — il codice c’è — ma di default tocca un server di terzi.
- Le conversazioni vocali live usano le API di OpenAI (modalità GPT-Live) o di Google (modalità Gemini Live): funzionano con le chiavi dell’utente, ma l’audio viene elaborato sui server di OpenAI o di Google, a seconda della modalità scelta. È il prezzo della voce in tempo reale.
- Il rendering del Markdown carica qualche asset da CDN esterne.
Nessuna di queste è una sorpresa per chi mastica tecnologia, ma vanno dette: “i dati restano in casa” vale per le chat scritte con il proprio Hermes, un po’ meno per voce e notifiche. Non risultano critiche pubbliche al progetto — è ancora troppo di nicchia per aver attirato l’attenzione dei forum — ma il codice aperto resta la garanzia migliore.
Nous sta preparando un’app ufficiale?
Sì, e l’annuncio è ufficiale. Il 7 ottobre 2026 Nous ha scritto su X che il round da 90 milioni di dollari — valutazione da 1,5 miliardi — serve a «portare Hermes Agent verso nuove frontiere (e, sì, a costruire un’app mobile)», ringraziando gli investitori tra cui Nvidia, Samsung, M12 di Microsoft e Y Combinator. Lo stesso testo è stato pubblicato anche sulla pagina LinkedIn dell’azienda.
Oggi Nous distribuisce Hermes tramite interfaccia a riga di comando, app desktop per macOS/Windows/Linux, dashboard web e integrazioni con Telegram, Discord e WhatsApp. Dell’app mobile non si conoscono ancora date né dettagli, ma non è più una speranza della comunità: è un piano dichiarato dall’azienda. La richiesta era d’altronde nell’aria da tempo — su GitHub c’è una issue aperta da circa un anno che chiede proprio un client mobile nativo. Lo stesso giorno del round è partito anche “Hermes for Businesses”, l’offerta per le aziende con agenti personalizzati e dati sotto il proprio controllo, riportata da TechCrunch.
Per chi ha senso
Conduit ha senso per un pubblico preciso: chi ha già un Hermes che gira sul proprio hardware e vuole parlarci anche fuori casa, a voce, magari in auto. Per queste persone è gratis, ben fatta e trasparente: tre qualità rare insieme. Per chi invece cerca semplicemente “l’app ufficiale di Hermes” da scaricare e usare subito, la risposta onesta è che quell’app è stata annunciata ma non esiste ancora — e che Conduit, per quanto valido, chiede prima di mettere in piedi il proprio agent.
È il paradosso dei progetti open source di successo: la comunità costruisce prima dell’azienda. Nous ha creato l’assistente, un volontario gli ha dato la voce sull’iPhone — e ora l’azienda ha promesso di riprendersi anche lo schermo più importante che abbiamo in tasca. Conduit resta l’unica strada oggi; domani avrà concorrenza ufficiale.
Chi vuole farsi un’idea di come si sta evolvendo il mondo degli assistenti personali può leggere anche il confronto tra assistenti AI che abbiamo provato su WhatsApp e l’analisi su chi decide davvero cosa fa un agente AI.
