Da mesi Hermes Agent lavora in un droplet Linux: scrive, cerca, organizza, e a fine giornata lo raggiungo dal telefono per sapere com’è andata. Il telecomando, finora, era un’app di terze parti, Conduit, perché Nous Research un’app ufficiale non l’aveva mai fatta. Ora la storia cambia: Hermes Mobile, la prima app iOS di Nous per il suo agente, è arrivata in beta su TestFlight e gira da qualche giorno su questo iPhone.
La domanda che la accompagna è quella lasciata aperta a ottobre dalla recensione di Conduit: un’app ufficiale saprà fare meglio delle non ufficiali? La risposta breve è che Hermes Mobile ha già fondamenta solide, con una stabilità rara per una versione 1.0.0. Quella lunga passa da un plugin che legge i dati dell’iPhone, da una vista in diretta sul lavoro del bot e da un’assenza pesante: la voce.
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La beta ufficiale, finalmente
Nous distribuisce la beta tramite TestFlight, su invito: la pagina pubblica della beta raccoglie le prenotazioni, la build in prova è la 1.0.0 (39) e nelle note di benvenuto c’è il tono di chi apre la porta ai primi ospiti:
«Welcome to the Hermes Mobile beta»
— Nous Research, note di TestFlight
Nei giorni di prova l’app non si è mai chiusa da sola e non ha mai perso una chat per strada: le risposte arrivano in streaming, le schermate rispondono subito, la connessione resta stabile. Per una prima build è il segnale che conta di più, perché una beta che crolla si abbandona in un pomeriggio; questa è rimasta sul telefono.

La stanza dei bottoni, in tasca
Aprire Hermes Mobile è come entrare nella stanza in cui l’agente lavora. In alto ci sono il modello in uso — nella prova Grok 4.7 — e le Skills; sotto, le aree che di solito si raggiungono da terminale o da pannello web: le Connections con i servizi esterni, i Plugins, i server MCP. Poi la parte di lavoro vero: Projects, Routines, Artifacts e la bacheca Kanban. E quella più personale: Soul, Memory e Usage, dove l’agente tiene carattere, ricordi e consumi. Si gestiscono più bot dallo stesso telefono, le notifiche avvisano quando un lavoro finisce e le impostazioni dello spazio Hermes stanno a due tocchi di distanza. In coda resta il carattere Nous: gli indicatori di attesa sono piccole animazioni, i personaggi a schermo respirano mentre aspettano e l’icona dell’app si sceglie da una galleria di varianti in stile anime, da Lagoon a Ink Ghost.

Il plugin che legge l’iPhone
Il salto vero arriva con un plugin che si installa nell’app e cambia cosa l’agente sa della giornata: non più solo ordini e risposte, ma il contesto del telefono. Le categorie sono sei:
- Salute: i dati di attività e benessere
- Calendario: gli appuntamenti dei calendari scelti
- Promemoria: liste da leggere, creare e completare
- Contatti: le schede delle persone
- Posizione: dove si trova il telefono
- Allarmi: sveglie e timer
Sono le stesse categorie già viste in Conduit, ma il canale qui è quello ufficiale di Nous, e la differenza si misura nella cura con cui i permessi sono disegnati.

Permessi granulari, non porte aperte
Ogni categoria si concede a pezzi: della Salute si scelgono le singole voci — 35 quelle attivate nella prova, dai passi alla variabilità cardiaca — del Calendario solo i calendari voluti, con facoltà di creare eventi. I Contatti restano una ricerca puntuale, per nome, email o numero: l’intera rubrica non lascia mai il telefono e gli indirizzi postali restano spenti. La Posizione arriva solo su richiesta e con l’app aperta, senza tracciamento continuo; gli Allarmi gestiti sono solo quelli creati dall’agente, le sveglie personali restano private. È il tipo di attenzione che decide se un accesso del genere resta acceso o si spegne dopo un giorno.
I dati restano sul proprio server
Tanta apertura avrebbe un altro peso se i dati finissero sui server di un fornitore. Nella configurazione di chi scrive, invece, Hermes gira in un droplet Linux personale: modelli, memoria e strumenti stanno su una macchina propria, come racconta la guida pratica dopo un mese di uso di Hermes Agent. Rispetto ad app come Muse, dove la conversazione passa dai server di chi la offre, i dati dell’iPhone raggiungono un’infrastruttura sotto il proprio controllo. Non una garanzia assoluta, ma una scelta di campo: per dati come salute e posizione fa differenza.

Vedere cosa vede il bot
C’è poi la funzione che da sola giustifica la prova. Hermes Mobile mostra in diretta cosa vede il bot: la pagina che sta leggendo, il browser che sta usando, il punto in cui si è fermato. E quando l’agente si blocca, il telefono smette di essere un semplice monitor: si prende il controllo del terminale, si muove il mouse, si scrive con la tastiera. È il passaggio che di solito chiedeva di correre a un computer — un login da completare a mano, un CAPTCHA da superare — ridotto a un gesto dal divano. La stessa vista esiste nelle app di Grok Bot e di Muse; qui chiude il cerchio con un agente che vive sul proprio server. Resta un limite pratico: il copia e incolla manca ancora, e per inserire un codice o un testo lungo ogni carattere va scritto a mano. Un assaggio del funzionamento è nel breve video pubblicato su X.
Dove Conduit resta avanti: la voce
A tenere viva la concorrenza è la voce. Chi parla con il proprio agente ogni giorno, in Conduit trova un altro livello: conversazioni in tempo reale con Gemini Live, Grok Voice e GPT Voice, e perfino la chiamata in arrivo, l’assistente che telefona come farebbe una persona. In Hermes Mobile la parte vocale è ancora indietro e nessuna delle due funzioni esiste; restano i messaggi vocali tra gli allegati, insieme a fotocamera, scansione di documenti, libreria foto, file e disegno a mano libera. Il rovescio è la connessione: le chat dell’app ufficiale sono molto più stabili e veloci, senza le incertezze viste a tratti in Conduit. La scelta, per ora, è quasi di carattere: la voce di Conduit o la solidità di Hermes Mobile.

Self-hosted o cloud: le due strade
Le strade per usarla sono due. La prima è quella di chi scrive: un Hermes self-hosted, installato e mantenuto in proprio — il codice dell’agente è open source, nel repository GitHub di Nous Research, sotto licenza MIT. La seconda è l’istanza cloud di Nous, che toglie la manutenzione del server: con questo link di invito il primo abbonamento include 15 dollari gratuiti. L’app resta, per ora, un privilegio da beta: si entra su invito o dalla lista di attesa.
Per chi ha senso
Hermes Mobile ha senso per chi vive già con Hermes e aspettava il telecomando ufficiale: stabile alla prima build, veloce nelle chat, rispettosa dei dati del telefono e capace di mostrare il bot al lavoro, che è il modo più rapido per fidarsi di un agente. Non è ancora l’app di chi parla con l’agente tutto il giorno: la voce in tempo reale e il copia e incolla mancano, e Conduit resta lì a ricordarlo. Ma la direzione è chiusa in una frase: l’agente ha smesso di vivere solo nel server e ha iniziato ad abitare il telefono.
