Perugia

Sono 8 anni ormai che i media nazionali e internazionali si incontrano a Perugia per il Festival Internazionale del Giornalismo. Io ho vissuto le ultime tre edizioni e ho visto dei passaggi storici importanti. In un settore inserito nel frullatore dell’accelerazione tecnologica, ho visto il passaggio dalla carta stampata ai giornali on line. Ciò che appariva come un avviso, o una maledizioni secondo alcuni, avvisava tutti che il futuro sarebbe stato internet.

Ormai la maggior parte dei quotidiani cartacei sono anche on line. Un passaggio lento, forse troppo, dettato dalla volontà di mungere una delle vacche grasse dell’ultimo secolo. Questa crisi generata dal non sapersi riproporre, con giornalisti che continuano ad usare termini errati riguardanti internet, oltre a non voler imparare i nuovi strumenti, porta a delle divisioni molto nette.

Ci sono dei giornalisti che amano internet e sanno usare bene gli strumenti, come Vittorio Zucconi e Beppe Severgnini che si divertono anche molto. Poi ce ne sono altri e di solito leggete i loro nomi sotto gli articoli allarmistici sulla rete. Sono quelli che continuano a dichiarare in radio, TV e stampa che il politico di turno ha fatto un Twitter, ignorando che si dica tweet. Sono coloro che continuano a categorizzare gli altri come “popolo della rete”, ignorando che internet sia solo uno strumento di informazione.

E a proposito di informazione, tra i vari panel si è scoperto che il 71% si informa su Facebook e crede alle innumerevoli stupidaggini condivise. Mentre solo il 13% controlla Twitter e ne verifica le fonti. Un esercizio, quest’ultimo, che richiederebbe qualche minuto di lavoro. Ma si sa, le persone sono pigre e preferisce condividere la foto di una banconota da 5.000 lire con il titolo “Torniamo alla lira”, piuttosto che informarsi sui cambiamenti macroeconomici di un passaggio del genere, in un mondo che nel frattempo si è globalizzato. O forse sono i giornalisti a non saperlo raccontare.

E soprattutto in questo coro di voci, anche molto diverse tra di loro, ho sentito pochissimo parlare di etica. Solo verso lo sfumare del festival ho ascoltato qualche parere. E mentre i giornalisti esteri dichiaravano di pubblicare solo notizie “rilevanti” per il lettore, ho fatto presente che in Italia tutto sta deviando verso il gossip, perché è questo settore a portare più denaro e aiuti durante la crisi.

E allora mi chiedo se i media non debbano prendere possesso nella loro leadership nelle informazioni, guidando i lettori verso le corrette informazioni, piuttosto che assecondare la natura dell’italiano medio interessato solo a donne, calcio e motori. Mi chiedo se i giornali debbano puntare più sulle informazioni veritiere e verificate piuttosto che gettarla tutto in vacca al gossip e riportare solo le dichiarazioni perniciose.

In questa confusione, in cui i media hanno perso carattere ed etica, spero che nella prossima edizione del Festival Internazionale del Giornalismo si possa parlare approfonditamente e costruire un percorso nuovo. Perché in fondo la crisi ha questo lato positivo: permette di costruire nuove strade.

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