Sono passati appena 6 mesi dall’apertura dell’App Store, il negozio delle applicazioni per iPhone e iPod Touch, eppure la crescita è così vertiginosa da meravigliare Apple stessa. Mentre lo scorso mese eravamo a 300 milioni di download, ora, forse complici le spese natalizie, i programmi scaricati sono arrivati addirittura a 500 milioni, con 15.000 applicazioni disponibili.
Tra il mezzo miliardo di download non mancano le chicche: il 17% sono applicazioni scaricate il primo giorno di acquisto del telefono ma non ancora usate, 8% sono i download di Facebook, 6% quelli di Fieldrunners e, purtroppo 11% di applicazioni che simulano le puzze.
Il grafico lancia anche un campanello d’allarme: solo l’1% delle applicazioni scaricate sono state realmente utili all’utente.
[via Apple]
Ma come Apple registra il marchio Os X, cioè il nome del suo sistema operativo, solo ora? In realtà il deposito del marchio c’era già stato, ma per Mac Os X. La divisione è avvenuta poichè Os X non è solo un sistema operativo per computer, ma ora anche per iPhone e iPod, quindi è necessario tutelarlo contro qualcuno che potrebbe trarne vantaggio ingiustamente.
La registrazione è avvenuta in alcune città del sud est asiatico lo scorso novembre. Ricordiamo che nel 2007 ci fu un altro cambio di marchio, da Apple Computer a semplicemente Apple.
[via AppleInsider]
Come saprete la fotocamera dell’iPhone non ha componenti hardware tali da migliorare le foto, ma fortunatamente le applicazioni ci permettono di personalizzare gli scatti, come il programma QuadCamera.
Si tratta di un software che permette di scattare dalle 4 alle 8 foto consecutivamente per formare un’immagine unica, proprio come alcune macchine fotografiche professionali. Il tempo che passa tra uno scatto e l’altro può essere impostato da 0,25 fino a 3 secondi.
L’effetto è molto carino, con tanto di suono degli scatti durante la produzione della foto. QuadCamera pesa 1,5 MB e può essere comprato per 1,59 € dall’App Store.
Dopo aver intervistato Emanuele Fornaro di MyTv e don Padrini di iBreviary, abbiamo scambiato qualche chiacchiera con Duncan Wilcox delle applicazioni Memento e Memento Xmas. Ecco cosa ci siamo detti.
Ciao Duncan, sei uno degli sviluppatori italiani di maggior successo nell’App Store. Parlaci un po’ di te. Chi è Duncan?
Nonostante il nome sono Fiorentino DOC. Mio padre arrivò a Firenze nel 1967 dopo l’alluvione, per fare restauro. Scrivo software da quando monopolizzavo il televisore di casa a 13 anni con il Commodore 64 e, dopo ho fatto un po’ di tutto, dai sistemi embedded fino alla programmazione web, ho contribuito tra gli altri a BeOS, a Firefox e a Webkit. Più di recente faccio il consulente e scrivo un po’ di software Cocoa.
Prima di sviluppare per l’App Store eri già uno sviluppatore per Mac?
Si, da qualche anno sto lavorando su una applicazione Mac (non rilasciata) e sono stato a 4 degli ultimi 5 WWDC. Sviluppare per iPhone mi è venuto naturale. Ritengo che l’aver adottato Cocoa su iPhone sia stato un vero e proprio regalo ai programmatori Mac, che sono riusciti a partire in tempi brevissimi con lo sviluppo di applicazioni iPhone.
La tua applicazione Memento, che permette di mandare e-card, ha avuto molto successo negli USA. Come lo spieghi questo fenomeno?
Ho inizialmente rilasciato Memento appena prima della festività del Thanksgiving, e poi rilasciato un aggiornamento appena in tempo per Natale, sicuramente due occasioni per scambiarsi auguri non solo negli USA. Credo che questo abbia contribuito alla diffusione iniziale.
Tim Cook, quasi 49 anni, scapolo e laureato in ingegneria industriale alla Auburn University con un MBA alla Duke University. E’ in Apple dal 1998 quando fu chiamato da Steve Jobs per curare il settore delle vendite mondiali e per curare, successivamente, il settore computer Mac. Dal 2004 è COO di Apple, cioè è colui che si occupa dell’assetto organizzativo e societario.
Uomo pacato e tranquillo, non ha mai alzato la voce con nessuno. Nel campus di Cupertino lo descrivono come una persona serena anche se odiano le sue domande a bruciapelo, soprattutto se difficili. Grande esperto delle industrie cinesi, ha lavorato per anni in Nike, IBM e Compaq prima di approdare in Apple.
Come Steve Jobs, anche Tim ha visto la morte negli occhi quando nel 1996 gli diagnosticarono la sclerosi multipla. Fortunatamente la diagnosi era sbagliata, ma Tim afferma che ha iniziato a vedere la vita con occhi diversi da quel giorno. Con il CEO condivide anche l’abbigliamento. Molti, infatti, dicono che veste come Steve Jobs anche se lui afferma che sia più ispirato a Lance Armstrong.
Chissà come l’avranno presa le persone che lavorano nel campus di Cupertino quando questa mattina non hanno visto Steve Jobs entrare in ufficio. Se si sono rilassate di più o se si sono rattristite. Il CEO della Mela resterà a casa per 6 mesi, così come gli hanno suggerito i suoi medici, per evitare lo stress da lavoro e guarire meglio.
Secondo il New York Times, comunque, non c’è da preoccuparsi perchè si tratta di un disturbo alimentare che non permette l’assimilazione corretta degli alimenti, così come affermato anche da zio Steve in una sua recente lettera. Quindi nulla di grave e, soprattutto, non è il ritorno del tumore al pancreas. Malattia che costrinse Steve a restare a casa qualche mese già nel 2004.
Intanto si vocifera che la SEC, l’ente che vigila sulle società quotate in Borsa, potrebbe condurre qualche indagine per verificare se sia stato nascosto o meno il vero stato di salute agli investitori. Secondo Joseph Grundfest, ex commissario SEC, per portare a dei provvedimenti bisognerebbe trovare le prove della mancata comunicazione agli azionisti. Per esempio un referto medito datato prima del Macworld in cui si certificano le reali complicazioni del CEO, oppure un’operazione di vendita di azioni da parte dei dirigenti negli ultimi giorni.
Ora ci si chiede cosa accadrà in questi 6 mesi. Ricordiamo che Steve Jobs è ancora CEO e che sarà lui la voce decisiva in riguardo le strategie applicate nei prossimi mesi. Molti vorrebbero una sua dipartita sperando in un nuovo slancio della società. Onestamente non credo siamo ancora pronti. Basti pensare al lavoro minuzioso svolto nella società, dalla scelta delle porte da usare in un computer fino alla musica per gli spot dei prodotti Apple. Rimettiti presto Steve.
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