Ormai sono oltre 10 anni che Apple utilizza la lettera “i” anteponendola ai nomi dei suoi prodotti: iPod, iPhone, iPad, iBook e così via, sono alcuni esempi lampanti. La lettera “i” sta per internet ed evidenziava la facilità di connessione alla rete degli iBook, che, a differenza della concorrenza, richiedevano procedure abbastanza lunghe.
In questi anni sono molte le società che hanno imitato la “i” di Apple, sia nell’ambito hardware che software. Ma Apple può pretendere che sia usata come vuole? Secondo un giudice australiano, no. La società Wholesale Central, infatti, vende prodotti sotto il marchio DOPi che, se leggete al contrario, diventa iPod.
E’ stato questo il motivo che spinse Apple a fare causa alla piccola società di Sydney. Causa persa perchè il giudiche ha confermato che non c’è nessun motivo per pensare che i clienti facciano confusione tra i prodotti di Wholesale Central e quelli di Apple.
[via musicweek]
Eminem non è stato mai una persona tranquilla, lo prova anche la causa legale che fece ad Apple qualche anno fa. Il problema sorse dopo la pubblicazione di uno spot per iPod in cui c’era un brano del noto rapper.
Eminem accusò Apple di aver usato la sua musica senza permesso, anche se la società ne deteneva i diritti avendo stretto accordi con Aftermath Records, casa discografica che all’epoca curava l’artista prima della fondazione della Eight Mile Style.
Gli avvocati delle rispettive società, però, hanno comunicato che è stato raggiunto un accordo per la chiusura della causa. Al momento non si conoscono gli estremi dell’accordo, ma considerando che in tutto questo tempo le vendite dei brani di Eminem nell’iTunes Store sono state bloccate, forse all’artista conveniva lasciar stare.
[via MacNN]
Ogni anno Apple viene investita da decine di cause di vario genere, soprattutto per quanto riguarda presunte violazioni di brevetti. Una causa per presunti intrecci con la mafia, però, credo che non l’abbia mai affrontata prima.
L’accusatore è Gregory McKenna, un cittadino del Missouri, che ha raccontato al giudice della Corte Distrettuale una storia che ha dell’incredibile. Nel 2000, infatti, l’uomo sarebbe stato contattato dalla mafia italiana a New York che lo volevano a tutti i costi nel mondo della moda. La mafia, continua a raccontare, lo voleva trasformare in un modello schiavizzato da far sfilare per poi farlo fuori.
Dopo aver rifiutato con coraggio la proposta, l’uomo sarebbe stato perseguitato in vari modi. Tra questi un accordo segreto tra la mafia e Apple avrebbe portato alla costruzione di computer modificati costruiti con l’unico scopo di perseguitare l’uomo. Da quel giorno, infatti, Gregory avrebbe ascoltato minacce e insulti da tutte le canzoni scaricate da iTunes e letto messaggi subliminali dal suo Mac.
Il tutto è raccontato in 124 pagine consegnate al giudice. Tra le righe si legge anche il cognome D’Angelo, vale a dire quello di un meccanico che avrebbe modificato le tre automobili di sua madre per terrorizzarlo. Non so come finirà questa storia, ma una cosa è certa: anche la mafia evita Windows.
[via AppleInsider]
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