Considerazioni sul Keynote di settembre di Steve Jobs

Accolto da una schiera di giornalisti e ospiti illustri armati di iPhone issati al cielo, quasi a voler simboleggiare un biglietto per il viaggio mediatico che sarebbe iniziato da li a poco, Steve Jobs ha tenuto in prima persona il Keynote di questo evento senza nome dedicato alla musica. Lo fa salutando un vecchio amico scovato con sorpresa tra il pubblico, Steve Wozniak, padre dell’era dei PC a cui Jobs deve la costruzione del primo Mac.

Magro come da qualche anno a questa parte, si è lanciato in una tempesta mediatica in una diretta live in streaming dal sito di Apple. Streaming impeccabile, frutto di forti investimenti nel campo dei server. Munito della verve e del suo modo di presentare che ha fatto scuola nell’ambiente, il CEO di Apple ha preferito monopolizzare la platea. Questa volta, a differenza dell’ultimo WWDC, non ha chiamato nessuno tra i top manager della società, solo un breve intervallo per presentare un nuovo gioco di Epic Game.

E’ anche vero che il Keynote di settembre è stato più breve di quello del WWDC, con poco più di 1 ora di presentazione. Minuti in cui Jobs ha motrato i nuovi iPod, un tempo mucche d’oro per la società ma oggi in declino, senza troppi fronzoli o giri di parole. Ha puntato al sodo, ha mostrato le caratteristiche, ha risparmiavo i “very cool” per fare spazio alle immagini e ai video.

Senza intoppi o rallentamenti, Jobs ha portato avanti la società di un altro passo snocciolando i dati del successo maturato lo scorso anno: 300 negozi fisici, uno virtuale con 12 miliardi di canzoni, milioni di video e 250.000 applicazioni per 120 milioni tra iPhone, iPod Touch e iPad sparsi per il mondo. Ora manca l’ultima cosa per vederlo allo splendore di una volta: l’humor. Le battute e le frecciatine usate verso la concorrenza, per dimostrare alla platea il coraggio di vedere sempre il domani.

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