Intervista a Mario Rotta per gli iPad nelle scuole

Qualche giorno fa abbiamo letto la notizia dell’apertura di un’aula digitalizzata al liceo scientifico Lussana di Bergamo. La 4 L avrà 17 iPad e altri dispositivi per apprendere le lezioni in aula. Un progetto italiano che potrebbe diventare il capostipite di una rivoluzione.

Incuriosito ho scambiato alcune chiacchiere con Mario Rotta, la persona che cura il progetto. Ecco cosa ci siamo detti:

Ciao Mario, parlaci un po’ di te, di cosa ti occupi?
Mi occupo di tecnologie educative, reti e cultura digitale. Da oltre 15 anni. Ho fatto ricerca e formazione su molte sfaccettature del problema: ipertesti didattici, multimedialità a scopo educativo, e-learning, e-knowledge, libri e biblioteche digitali. Mi sono occupato spesso anche di visual design, ho una formazione umanistica (storia dell’arte, archivistica e museologia) su cui ho poi “innestato” una formazione tecnologica. Su tutti questi argomenti ho pubblicato articoli, libri, materiali disponibili in rete.
Un mio profilo più professionale si trova qui: http://www.mariorotta.com/knowledge/?page_id=165
Uno decisamente più personale (e indiretto) qui: http://www.mariorotta.com/scritture/?page_id=173

Uno dei tuoi ultimi progetti riguarda la digitalizzazione delle aule scolastiche. Come è partito il progetto della 4 L del liceo scientifico Lussana di Bergamo?
Il progetto è nato da un dialogo tra me e la professoressa Dianora Bardi. Eravamo a Melfi, all’ultima edizione di un Media Show, e abbiamo parlato dell’impatto degli eBook in ambito educativo, era appena uscito il mio libro digitale sull’argomento. Dianora ha lanciato l’idea di una sperimentazione, partendo dalla sua scuola, ne ha parlato con l’USR della Lombardia e l’ipotesi ha preso forma. L’aspetto più interessante è che non si tratterà di una sperimentazione “accademica”, ma di una ricerca sperimentale: siamo partiti dal fenomeno (gli eBook e alcune tipologie di dispositivi digitali innovativi si stanno diffondendo) e da alcune domande (che cosa potrebbe succedere se nella scuola si cominciassero a utilizzare queste tecnologie e si diffondesse questo tipo di approccio?), e cercheremo qualche risposta sperimentalmente, man mano che si andrà avanti, lavorando direttamente con docenti e studenti.

Il progetto forse è il primo passo verso una rivoluzione che riguarderà  tutta la scuola. Credi che un fenomeno del genere sia ancora lontano o a breve vedremo l’introduzione di dispositivi elettronici per aumentare l’apprendimento?
Va detto che esiste una circolare del MIUR (circolare 16 del 2009) che, almeno sulla carta (il ché nella fattispecie può sembrare anche un gioco di parole), parla di adozione di libri digitali nella scuola a partire dal 2011. In realtà è chiaro che lo scenario è ancora piuttosto complesso: i dispositivi (eReader, iPad) si stanno affermando ma la loro diffusione è ancora limitata, i contenuti digitali educativi di qualità sono ancora relativamente rari (anche tenendo conto della resistenza dei grandi gruppi editoriali all’innovazione e alla distribuzione di testi digitali), c’è carenza di competenze, mancano modelli di riferimento. Insomma, ci vorrà ancora qualche anno, ma penso che il processo di cambiamento sia più veloce di quanto si possa pensare. I vantaggi dei contenuti digitali, del resto, sono evidenti, e in molti paesi le classi che lavorano quasi esclusivamente con gli eReader, gli iPad e altre tecnologie sono già numerose. Il problema è nella capacità o meno del nostro sistema scolastico di recepire gli stimoli al cambiamento che possono derivare da queste forme di innovazione.

Credi fermamente che gli studenti possano apprendere di più utilizzando questo genere di dispositivi?
Penso che si debba ragionare in termini qualitativi e non quantitativi. Nella breve ma ormai consolidata storia delle tecnologie per la didattica non c’è nulla che dimostri in modo chiaro che attraverso le tecnologie si impara di più (o si insegna più efficacemente). Si può però affermare che si matura una diversa consapevolezza rispetto alla conoscenza. Le ragioni sono molteplici e non si possono esaurire nello spazio di una risposta. Mi limito a ricordare che c’è una relazione tra tecnologie digitali e metodologie didattiche innovative (prevalgono i modelli collaborativi, riflessivi, critici, l’approccio problemico); che i contenuti digitali possono essere più agevolmente “ripensati” e rielaborati e rappresentare quindi un’opzione interessante perchè i ragazzi possano maturare il loro senso critico; che nei contenuti digitali è tendenzialmente possibile integrare una gamma più ampia di codici comunicativi e piani di lettura di un problema, con ricadute positive anche sul piano della motivazione all’apprendimento. Ma questo è quello che sappiamo già, dalla sperimentazione mi aspetto prima di tutto di capire altre possibili implicazioni, di verificare altre ipotesi.

Come mai la scelta di adottare l’iPad in questo progetto?
La sperimentazione non riguarda solo gli iPad ma anche gli eReader (dispositivi di lettura dedicati per eBook basati sulla cosiddetta “carta elettronica”): la classe utilizzerà sia degli iPad che degli eReader (Kindle, Samsung e altri), oltre ad altre tecnologie più consolidate e già presenti nella scuola. Abbiamo pensato che fosse importante valutare diversi strumenti, confrontarli, e capire come possono interagire l’uno rispetto all’altro, capire ad esempio che relazione potrà instaurarsi tra gli iPad (più orientati all’interazione e alla comunicazione multimediale) e gli eReader (più indirizzati verso la lettura e la consultazione di raccolte di fonti). Anche questo sarà oggetto di ricerca: personalmente, tra l’altro, ho sempre sostenuto che non c’è, in ambito educativo, una tecnologia migliore o peggiore di altre: le tecnologie, piuttosto, sono efficaci quando si è capaci di utilizzarle in modo integrato, ciascuna in base alle sue specificità e potenziualità, nel quadro di una strategia didattica.

Quali limitazioni troveranno gli studenti nell’utilizzarlo e quali saranno i vantaggi che incontreranno?
Tutto questo è oggetto della sperimentazione. Lo vedremo, cercheremo di capirlo, difficile dirlo adesso. Potrei solo dire che potrebbe essere difficile trovare e organizzare contenuti digitali di qualità in misura sufficiente rispetto agli obiettivi definiti dai docenti e che potrebbero esserci qualche rischio di dispersività (un fenomeno già osservato altre volte, di fronte a tecnologie accattivanti e polifunzionali i ragazzi talora possono distrarsi). Sul piano dei vantaggi penso che si percepiranno prima di tutto quelli materiali (vuoi mettere? Pochi grammi di tecnologia anziché i soliti zaini ingombranti e pesanti?), poi quelli organizzativi (tutti i materiali di studio necessari saranno raggruppati, sempre accessibili, facilmente recuperabili e consultabili, questo è un dato di fatto), infine quelli metodologici, tutto ciò che influirà, si spera, sulla qualità dei risultati raggiunti.

Quali sono stati i problemi iniziali nel trovare strumenti per rendere l’aula digitale?
Questo bisognerebbe chiederlo alla professoressa Bardi e ai suoi colleghi. Diciamo però che a differenza di altre tecnologie ormai più tradizionali, come i PC o le LIM, in questo caso è più facile dotare una classe. Non si tratta infatti di predisporre spazi e logistica per attrezzature ingombranti e complesse, ma di fare in modo che ogni studente e ogni docente possano utilizzare dispositivi compatti, portatili e anche relativamente economici. Un problema secondario è stata nel caso la scelta dei dispositivi eReader: i modelli in circolazione sono numerosi e in continua evoluzione e sono ancora pochi quelli distribuiti in Italia.

Secondo te quali sono gli errori da evitare ad ogni costo in questo processo?
Bisogna evitare di partire da modelli astratti e pregiudiziali. Non si deve cioè cedere alla tentazione di volere o dover dimostrare qualcosa di predefinito attraverso la sperimentazione, ma osservare ciò che accadrà per capire se possiamo ricavarne delle linee guida realmente applicabili, o quanto meno delle indicazioni utili. Poi bisogna evitare, come sempre, di pensare che le tecnologie siano il fine della sperimentazione: sono e restano strumenti, un mezzo attraverso il quale immaginare e disegnare una scuola migliore.

Pensi che se si avranno risultati positivi il prossimo anno vedremo altre aule digitali?
Ne sono certo. Ma non l’anno prossimo, anche prima…

One Comment

  1. Bella intervista! Speriamo si cominci ad utilizzare in modo più massiccio anche iTunes U, che, anche se bisfrattato da tutti, è uno strumento potenzialmente utilissimo… peccato che la maggior parte delle persone non sa neanche della sua esistenza…

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