Considerazioni sul Keynote di gennaio per il mondo delle scuole

Siamo al secondo Keynote di Apple senza Steve Jobs. L’ultimo, quello per il lancio dell’iPhone 4S, lo ha visto assente perchè stava trascorrendo le sue ultime ore di vita su un letto e questo pensiero si leggeva sul volto dei dirigenti saliti sul palco. Erano spenti, tristi e preoccupati. Ora che l’ex CEO è andato per sempre, il comando delle presentazioni passa all’alta dirigenza che le gestisce senza il tocco magico di zio Steve.

L’erede per coordinare le dimostrazioni è Phil Schiller, capo del settore marketing di Apple. Uno Schiller molto serio e poco scherzoso, una persona molto differente dallo Schiller sorridente e in vena di battute visto nei Keynote degli anni passati. Probabilmente il peso delle responsabilità lo ha reso piuttosto teso e ansioso. Sul palco non si è intravisto Tim Cook, CEO della società, neanche per un saluto iniziale. Forse ad indicare fiducia ai suoi vicepresidenti capaci di cavarsela da soli e che, a differenza di Steve Jobs, lui non è l’anima della società ma solo il suo amministratore.

Schiller, molto probabilmente aiutato anche da Roger Rosner e Eddy Cue, rispettivamente vicepresidente del settore software operativo e servizi internet, ha scelto delle slide basate soprattutto su immagini anche se ha mantenuto, di base, lo schema di Steve Jobs con interventi intervallati da demo e video. Anche se Steve Jobs puntava molto l’attenzione sull’esperienza utente, la chiave di lettura di Schiller mi è apparsa molto più tecnica e meno emotiva.

Sono mancati i wow, le espressioni di eccitazione e l’entusiasmo di un tempo. A volte si sono viste anche pause imbarazzanti alla ricerca di applausi e qualche incertezza. Speriamo che con i prossimi Keynote Apple ritrovi la voglia di sorprendere e coinvolga il suo pubblico con presentazioni ricche di emozioni e sentimenti.

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