Le mie impressioni sul Keynote del 10 settembre

Keynote '13

Qualcuno ha paragonato il Keynote di Apple ad una sorta di messa. I fedeli, in questo caso gli amanti della tecnologia, si danno appuntamento per ascoltare qualcosa di comune su cui rifletteranno. Lasciando da parte i riferimenti religiosi, il Keynote di Apple è di certo uno dei momenti più attesi dell’anno, anche perché questi momenti si riducono sempre di più.

I Keynote sono pressappoco tre: uno per gli iPhone, l’altro per gli iPad e l’ultimo per gli sviluppatori. A volte la società attiva delle conferenze stampa, per esempio quella dedicata al settore educativo e all’iBookstore, per presentare delle novità di minor rilievo. L’evento dedicato all’iPhone, però, è di sicuro il più importante tra i tutti poiché, come saprete, il 60% del fatturato della società poggia su questo prodotto.

E’ per questo motivo che non si spiega l’organizzazione sotto tono dell’ultima edizione. Mentre la concorrenza organizza eventi fastosi e ricchi di intrattenimento, probabilmente per distogliere l’attenzione dai prodotti, la società preferisce fare le cose in piccolo. Abbandonando la scelta economica, visto che le casse abbondano di denaro, non si comprende perché Tim Cook abbia scelto l’auditorium del campus di Cupertino, tra l’altro privo di attrezzatura per lo streaming live, ad un più grande e adeguato come il Moscone Center.

Il timore della società era quello di non riempirlo tutto? L’effetto vuoto sarebbe stato di certo deleterio, ma non credo che l’azienda avrebbe trovato difficoltà nel riempire la sala, considerando il pienone registrato nel Moscone Center durante i WWDC e che ha visto la vendita dei biglietti in pochi secondi.

Nonostante questa organizzazione volta al risparmio, o almeno questa è stata l’impressione dall’esterno, il Keynote è filato abbastanza spedito. Il copione è stato quello insegnato da Steve Jobs: snocciolamento dei numeri, uso dei video, cambio delle persone sul palco ed esibizione di un artista finale. Quest’ultima caratteristica è tipica di Jobs in quanto era un grande amante della musica e, seppur superflua, i top manager di Apple hanno deciso di mantenerla.

L’esposizione è stata abbastanza veloce e ritmica, ma manca sempre quel fattore che era insito in Steve Jobs: il lato creativo. Tim Cook ha un approccio ingegneristico e metodico nella presentazione: mostra il prodotto, le sue caratteristiche e le testimonianze. Steve Jobs era diverso: amava usare i prodotti in prima persona, giocarci, scoprirli sotto gli occhi attenti degli spettatori.

Era come vedere un bambino, con gli occhi pieni di meraviglia, giocare con il gioco più bello del mondo e desiderarlo. In quel momento si accendeva un interruttore conservato nei ricordi dell’infanzia: il desiderio di avere un gioco altrui. Desideravi il dispositivo e spesso subito dopo lo ordinavi di istinto.

Qualcuno ha chiamato tutto questo “raggio di distorsione di massa”, ma era semplice desiderio. Tim Cook ricorda più lo zio Tobia. Quello zio che ti prometteva un gelato se mangiavi tutte le altre portate. Apple ha bisogno di tornare a giocare e di avere maggiore creatività. Nell’ultimo Keynote si è visto tanto lo zio Tobia e noi speriamo che a questo zio torni in mente quando era bambino, quando amava giocare e correre con la fantasia.

  • laumar

    Analisi perfetta, dovrebbero mandare te ai keynotes 🙂
    E mi stupisco molto che a Apple sfugga una regola del marketing tanto evidente, che tu analizzi con precisione e lucidità.
    Possibile che non si rendano conto che la gente compra sogni?
    Eppure le elezioni politiche lo dimostrano continuamente…

    • Diego

      Condivido pienamente Laumar, sotto il punto di vista del marketing l’emozione provocata è tutto.

  • Diego

    Hai proprio ragione Kiro…ben detto! Manca quel lato creativo, bambino e un pò folle che il caro Steve riusciva tirare fuori da ognuno di noi.

  • flato

    Concordo. Credo che Cook sia un ottimo CEO, la mossa azzardata del cambiare assetto alle varie divisioni della società ha prodotto una maggior integrazione tra hw e sw, era proprio ciò che Steve voleva. Nonostante ciò non ha di certo il carisma di Jobs.
    Lascia presentare i prodotti ai subalterni e anche dopo la presentazione sembra esserne fintamente entusisiasta. Sembra dire: loro hanno fatto i prodotti che avete visto, io ho fatto solo i conti per tener in piedi la baracca. Jobs amava i suoi device, credeva veramente di avere tra le mani il miglior pezzo di tecnologia del mondo e lo faceva credere a tutto il mondo. C’è un talk su TED che parla di Apple, Jobs e come i leader guidano le aziende al successo, e di come le persone siano interessate alle intenzioni, a ciò in cui credi, prima che ai prodotti. Guardatelo perché è molto interessante (Kiro, io lo linkerei in un bell’articolo (; )
    http://www.ted.com/talks/simon_sinek_how_great_leaders_inspire_action.html

  • Andrea Curti

    sicuramente hai ragione, ma credo che il problema sia anche la fuga di notizie, vedere confermati tutti i rumors, senza la benchè minima sorpresa è assolutamente deludente. Dallo scandalo iPhone 4 – Gizmodo non abbiamo avuto più una one more thing, che tristezza.

    Credo poi che abbiamo commesso un errore il 5c doveva sostituire il 4s, in modo da essere più economico e da avere sul mercato solo dispositivi 4″ (quindi una sola risoluzione), e introdurre un display più grande con iPhone 6 e tornare a gestire due risoluzioni, facendo tutti contenti, clienti e sviluppatori, lasciando alto il livello delle app.

    Personalmente questo sarà il primo anno in cui non cambierò il mio iPhone, il 4° tel di fila con stesso design non lo sopporto.

  • franzfume

    Apple è in forte crisi di creatività. Non si è mai “abbassata” a confrontare le features anche perchè da quel lato ha sempre perso. iPhone si vendeva perchè “bello” “originale” e ora che non lo è piu di tanto?

    • Andrea Curti

      non sono d’accordo, il punto di forza dei prodotti apple è l’usabilità, che viene unita ad un design eccellente, io per esempio non riesco a passare ad android proprio per l’ecosistema che apple ha creato (lo so che google ha praticamente colmato il gap, però…), per l’assistenza al cliente e per il look and feel dei suoi prodotti (sebbene apprezzi molto il galaxy, non mi da le stesse sensazioni, e poi dopo tu lcd samsung che mi sono morti di punto in bianco, l’affidabilità dei prodotti coreani mi lascia molto perplesso)

      • Mattia Spadolini

        Per il discorso affidabilità ti assicuro che qualunque dispositivo tecnologico ti può durare 1 giorno, 1 mese, 1 anno, 1 secolo senza una regola ben precisa. È una lotteria la durata di qualsiasi gingillo tecnologico, non esiste la regola più pago più dura purtroppo. Tra l’altro ho iPhone dal 3GS al 5, e solo il 5 per ora è il primo che non ho mai dovuto mandare in assistenza… Spesso è solo questione di culo
        o sfiga 🙂

  • Osvaldo Luci

    Ottimo articolo e azzeccata similitudine per quanto riguarda il bambino che gioca con il nuovo giocattolo e lo zio tobia. Azzeccatissima.
    Vediamo se il mercato da ragione alla nuova dirigenza.
    Resta il fatto che anche se con poco è riuscita a stupire. Leggi il 5c i 64bit e il lettore di impronte digitali. Certo pero che l’unica cosa che non cambia è la politica di distribuzione del prodotto: noi sempre ultimi pagandoli anche molto di più del resto d’europa. O forse è tutta una tattica per aspettare le feste di Natale? Mah sono proprio curioso.

  • Leonardo Festa

    bell’articolo !! la penso esattamente come te !!! spero ci sia un nuovo steve jobs da qui a breve…ma ne dubito!