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Apple non risarcisce la donna ustionata dalle cuffie Beats 2

Nel 2014 una donna, che preferisce rimanere anonima, viaggiò in aereo da Beijing a Melbourne. Durante la sosta in aeroporto decise di comprare delle cuffie Beats per ascoltare la musica in viaggio. Aperta la confezione, però, si accorse che le cuffie non avevano le batterie.

Una volta raggiunta l’Australia acquistò delle batterie AAA. Le inserì nelle cuffie e si accorse poco dopo di avere la faccia ustionata e i vestiti sporchi. La donna, ovviamente, fece causa ad Apple.

Qualche giorno fa gli avvocati hanno risposto e hanno scoperto, dopo delle indagini, che il problema erano proprio le batterie, quindi la società si rifiuta di risarcire la donna, perché il danno non è stato causato dal suo prodotto.

Gli avvocati della donna hanno prontamente risposto che questo non sarebbe accaduto se Apple avesse incluso delle batterie specifiche, inoltre sulla confezione non ci sono i segni evidenti di quale marca di batterie bisogna usare.

La questione riattiva un problema in voga da decenni: i prodotti di Apple andrebbero aperti dai clienti o una volta acquistati devono essere inviolabili?

Il timore di Apple è proprio l’uso di elementi di scarsa qualità acquistati dai clienti per risparmiare. Il caricabatterie, la memoria RAM, la batteria sostitutiva, il disco rigido e così via. Per anni, quando è stato possibile, il Mac user ha tentato di risparmiare rispetto agli altissimi prezzi imposti dalla società.

A tal proposito, come riposta Matherboard, la società sta spendendo dei soldi in lobby per far passare regolamenti che vietano le riparazioni fai-da-te sui prodotti da parte dei clienti o da centri non autorizzati.

Considerando ciò che è accaduto in Australia la società non ha tutti i torti, ma se abbassasse un po’ i prezzi di certo invoglierebbe ad usare le vie ufficiali anziché ricorrere a quelle secondarie. Credo che le due questioni dovrebbero incontrarsi a metà strada.

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