A11 Bionic, come funziona il processore del futuro

A11 Bionic

Immaginate un processore come un piccolo mondo i cui abitanti sono i transistor. Se il processore funzionasse come un mondo reale, vedremmo aumentare il territorio occupato dalle case all’aumentare degli abitanti. Invece la tecnologia ha portato a tutt’altro fenomeno. Mentre i transistor proliferavano, le dimensioni del chip si sono ridotte.

L’ultimo step, che possiamo definire il più avanzato processore per dispositivi mobili, è l’A11 Bionic che è stato presentato da Apple durante il Keynote del 12 settembre. Si tratta di un processore con ben 4,3 miliardi di transistor e costruito con tecnologia a 10 nm. Per comprendere la differenza dal passato, basti pensare che il processore Motorola 6502, usato per l’Apple I, aveva appena 4.000 transistor.

Per arrivare alla tecnologia dell’A11 Bionic sono stati necessari ben 3 anni di lavoro. Come ha dichiarato Johny Srouji, vice presidente dell’hardware di Apple, i lavori per questa ultima generazione sono iniziati all’epoca dell’iPhone 6.

Il risultato è un chip che integra una CPU a 6 core. Grazie al nuovo controller, i 6 core possono essere usati singolarmente o tutti insieme in base al tipo di operazioni da effettuare. Questo consente di ottimizzare i processi e i consumi in modo tale da consumare poca batteria.

I 6 core sono formati da due più grandi, che si occupano della maggior parte delle operazioni, e che sono del 25% più potenti di quelli presenti nel chip A10 Fusion. Gli altri 4 core si utilizzano per le operazioni complesse, per esempio per i videogame in 3D, e sono del 70% più veloci della generazione precedente.

Questo si traduce con una potenza di calcolo che fa rabbrividire il più blasonato dei telefoni Android. Basti pensare che il Samsung Galaxy S8, che sulla carta ha un processore a 8 core, totalizza 1.965 punti in single core e 6.495 punti in multi core con i testi di Geekbench. L’A11 Bionic, invece, registra 4.189 punti in sigle core e 9.983 punti in multi core, che è maggiore anche dei processori Intel inseriti negli ultimi MacBook Pro che totalizzano, rispettivamente 4.229 punti e 8.959 punti.

Oltre alla CPU, che supera computer in grado di gestire software molto complesso, c’è una nuova GPU questa volta disegnata e ottimizzata direttamente da Apple. La GPU si occupa della grafica, ma anche della gestione dei processi collegati al machine learning, intelligenza artificiale e realtà aumentata. Questa è del 30% più potente della GPU presente nei processori A10 Fusion.

Inoltre si aggiunge il chip ISP (Image Signal Processor) dedicato alla gestione delle immagini, la cattura degli scenari in 3D, la modalità ritratto, l’uso del sistema Face ID e tutto ciò che serve per analizzare le immagini e gli elementi in essa contenuti.

Il mix di elementi hanno portato ad un vero prodigio dell’elettronica. Un processore che può fornire tutta la potenza necessaria per creare applicazioni molto potenti, in grado di ottenere il massimo dall’intelligenza artificiale e la realtà aumentata.

E mentre ci approcciamo ad entrare in una nuova fase dell’era degli smartphone, ci avviciniamo al prossimo anno dove si lavora già alla tecnologia a 7 nm.

benchmark A11 Bionic