Dr Brain

La tempistica di uscita di Dr. Brain su Apple TV+ potrebbero far pensare al tentativo di Apple di cavalcare l’onda sud coreana di Squid Games. Se il telefilm di Netflix ha collezionato milioni di streaming a partire dal 17 settembre, mentre la serie di Apple ha visto il suo debutto il 4 novembre.

Una casualità dunque, considerando che per mettere in piedi 6 puntate di un telefilm sono necessari più di 2 mesi. Sta di fatto che la società si è trovata a schierare Dr. Brain contro Squid Games e dal mio punto di vista ha perso.

La serie tratta le vicende di Sewon (l’attore LEE Sun-kyun famoso in Italia per il film Parasite). Sewon è orfano. Un bambino nato con un cervello in cui la parte destinata a provare emozioni è poco sviluppata. Quindi il bambino è poco empatico.

Crescendo, però, colma questa mancanza con un’innata intelligenza che lo porta a diventare uno stimato neuroscienziato. Gli studi di Sewon si sviluppano fino a portarlo alla scoperta della sincronizzazione cerebrale.

In pratica lo scienziato riesce a caricare nel suo cervello i ricordi delle persone appena morte, mediante un macchinario da lui inventato. Un sistema che ricorda la optografia: una pratica del periodo vittoriano, in cui si pensava di poter ottenere lo scatto di ciò che un morto stava guardando poco prima di esalare l’ultimo sospiro.

Per dare senso alla storia, nella trama è previsto il suicidio della moglie di Sewon e la morte della figlia. Lo scienziato entra così in un turbine di depressione e disperazione che lo portano a sincronizzare il suo cervello con diversi morti, per capire cosa ci fosse dietro questi avvenimenti avversi.

Entra così in un loop cospirazionale e metafisico, in cui vede gente morta, flashback di persone decedute, per passare in un’improbabile sincronizzazione con un gatto (anch’esso morto) che gli donano delle strabilianti doti di equilibrio, velocità e vista acuta.

Onestamente la storia sembra interessante, ma l’esecuzione non mi ha convinto. Ho vissuto la visione delle 6 puntate come una sorta di espiazione dei peccati. Una penitenza da pagare.

La serie parte bene, poi diventa un poliziesco forzato in una cornice psicoscientifica. Il tutto per arrivare all’ultima puntata dove banalmente si incastrano un paio di colpi di scena per giustificare le puntate precedenti. Il senso sembra essere “vedete, è stata dura arrivare fino a qui, ma vi abbiamo messo dei colpi di scena per stupirvi, quindi tanto vi dovevamo”.

Ma forse sono io che mi stupisco con fatica, anche perché su Rotten Tomatoes ha ottenuto l’81% di preferenze medie, con una punta del 93% per l’audience. Quindi tutto sommato è piaciuta a molti.

Il senso della serie probabilmente mira a indicare come la mancanza di empatia una nuova forma di malattia sociale, guaribile solo con la sincronizzazione delle menti altrui. Un dramma che colpisce soprattutto le popolazioni asiatiche, dove aumentano il numero di single proprio per il timore di molti di stringere rapporti sociali.

Almeno questa è la morale che ne ho ricavato io. Se avete un’idea diversa sarò contento di leggerla nei commenti. Intanto vi segnalo la pagina su Apple TV+ dove potrete trovare Dr. Brain.

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