Declino del PC

Entrando in un salotto moderno, c’è un grande assente. O meglio, un elemento che sta svanendo silenziosamente, rimpiazzato da schermi touch sempre più sottili. Il declino del PC nelle case italiane non è una semplice fluttuazione di mercato o una questione estetica: è il sintomo di una mutazione genetica nel nostro rapporto con la tecnologia.

Fino a 10 anni fa, il computer “fisso” o il portatile condiviso erano la finestra principale sul mondo digitale. Erano il laboratorio dove i più giovani sperimentavano, rompevano, formattavano e imparavano. Oggi, quel ruolo educativo è stato sostituito dallo smartphone. Questo spostamento verso dispositivi “a scatola chiusa” (sealed computing) solleva un dubbio inquietante sul futuro dell’innovazione: se tutti sanno usare un’app, chi saprà costruire le piattaforme di domani?

L’informatica domestica vive un paradosso storico. Mai come oggi siamo connessi, eppure la profondità delle nostre competenze informatiche rischia di toccare i minimi storici. L’accesso ai servizi — dai social network all’home banking — è fluido, immediato, “magico”. Non serve installare driver, gestire directory o distinguere la RAM dallo storage. Basta un tocco.

Ma questa comodità ha un prezzo salato: la trasformazione dell’utente da “proprietario” del mezzo a semplice “inquilino” di ecosistemi gestiti da Big Tech.

In questo scenario, l’alfabetizzazione digitale rischia di degradarsi da competenza tecnica attiva a mera capacità di consumo passivo.

Dati alla mano: l’illusione della connessione totale

Per evitare allarmismi, guardiamo i numeri. La percezione comune è che “ormai siamo tutti digitali”, ma le statistiche raccontano una storia di sostituzione, non di integrazione.

Analizzando i trend 2014-2024, la forbice è netta:

  • Smartphone: Saturazione vicina al 98% della popolazione adulta e adolescente.
  • Computer (Desktop/Laptop): Il sorpasso è avvenuto e il divario si allarga.

Secondo i dati incrociati del report Istat Cittadini e ICT e le rilevazioni Auditel-Censis, nel 2024 circa il 35,1% delle famiglie italiane non possiede né un computer fisso né un tablet, un dato che si è cristallizzato dopo il picco forzato di acquisti del biennio pandemico. Ancora più allarmante è il fenomeno “Mobile Only”: circa 7,2 milioni di famiglie (il 29,9% del totale) accedono a Internet esclusivamente tramite smartphone, precludendosi di fatto la possibilità di svolgere attività digitali complesse, dalla programmazione all’editing avanzato.

Il sorpasso del traffico internet mobile su quello desktop, avvenuto globalmente nel 2016 (dati StatCounter), oggi si è stabilizzato sopra il 60%. Il PC non è più l’elettrodomestico centrale. È diventato uno strumento specialistico, relegato all’ufficio o alla scrivania del gamer, perdendo quella centralità che costringeva le famiglie degli anni ’90 e 2000 a confrontarsi con il sistema operativo.

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La “Generazione Mobile First” e la scomparsa del File System

Il problema non è l’hardware, è il paradigma mentale. La generazione mobile first cresce con sistemi operativi come iOS e Android, capolavori di ingegneria progettati per nascondere la complessità. In questi ambienti, il File System — la struttura gerarchica di cartelle che organizza i dati — è un concetto astratto, quasi invisibile.

Un articolo di The Verge ha evidenziato come docenti di ingegneria si trovino oggi di fronte a studenti brillanti, nativi di Instagram e TikTok, che vanno in crisi alla richiesta: “Salva il file nella cartella X”. Per loro, il file esiste solo dentro l’app che lo ha generato o in un nebuloso “cloud”, un unico grande contenitore accessibile tramite la barra di ricerca.

“Non sanno dove sono i loro file. Per loro, il concetto di percorso o directory è alieno quanto il codice Morse.”

Questa astrazione elimina la necessità di “igiene informatica”. Niente deframmentazione, niente pulizia del registro, niente gestione dei processi. Il dispositivo è un elettrodomestico: funziona o non funziona. Questo approccio “usa e getta” riduce a zero le occasioni di apprendimento accidentale (o tinkering).

La morte del “Tinkering”: perché smanettare era vitale

Un tempo, usare un PC significava doverci “smanettare”. Per installare una mod di un videogioco, configurare una stampante parallela o rimuovere un malware, l’utente medio sviluppava competenze avanzate per pura sopravvivenza.

Oggi, su un iPad o un iPhone, questo è bloccato alla radice. Il “Walled Garden” di Apple garantisce sicurezza e stabilità, ma impedisce di alzare il cofano del motore. È un ambiente sterile: perfetto per la produttività, arido per la curiosità tecnica. Ne abbiamo parlato spesso anche qui su Melamorsicata, analizzando l’eterno dibattito su quanto un iPad possa davvero sostituire un Mac per un utente pro.

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Scenari futuri: verso un’oligarchia tecnologica?

Se proiettiamo il declino del PC nei prossimi vent’anni, lo scenario sociale è preoccupante. Rischiamo una polarizzazione digitale estrema:

  1. La massa di Utenti Passivi: Estremamente abili nell’uso delle interfacce (UI), nella creazione di contenuti social e nell’uso di prompt per l’AI, ma totalmente all’oscuro di come funzionino i sistemi sottostanti.
  2. L’élite Tecnica: Un gruppo ristretto di professionisti (i nuovi “sacerdoti”) che ha mantenuto l’accesso ai sistemi aperti, alla programmazione low-level e all’architettura di sistema.

Il rischio reale è la carenza di vocazioni. Molti sviluppatori senior di oggi hanno iniziato perché volevano capire perché il videogioco crashava sul PC di casa.

Se quel PC non c’è, e il videogioco è un’app scaricata da uno store blindato, dove scoccherà la scintilla? L’era post-PC potrebbe tradursi in meno startup nate nei garage e più innovazione centralizzata nelle mani delle sole Big Tech.

Obiezioni frequenti

“Ma il tablet è potente come un computer!”

Vero. Un iPad Pro con chip M4 ha più potenza di calcolo di molti laptop. Ma la potenza hardware è irrilevante se il software limita l’esplorazione. Scrivere codice su iPad è possibile (Swift Playgrounds), ma resta un’esperienza guidata, sandboxata, ben lontana dalla libertà “pericolosa” di un ambiente desktop completo (macOS, Windows, Linux). Abbiamo visto nelle recensioni come la potenza dei chip Apple Silicon sia spesso limitata proprio dal software.

“Tanto ormai è tutto in Cloud”

Questa obiezione sposta ulteriormente il controllo dall’utente al fornitore. Sviluppare per il cloud richiede una comprensione delle architetture di rete che difficilmente si acquisisce usando solo interfacce touch semplificate.

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FAQ: Il futuro del PC in famiglia

Serve davvero comprare un PC a mio figlio se usa il tablet a scuola?

Assolutamente sì. Il tablet è eccellente per la fruizione, ma il PC (o Mac) offre un ambiente di lavoro non lineare. Gestire file, finestre multiple e software complessi sviluppa una forma mentis organizzativa e logica superiore.

I tablet non diventeranno uguali ai PC?

La linea si assottiglia (vedi Stage Manager su iPadOS), ma la filosofia resta opposta. Il mobile privilegia la sicurezza nascondendo la complessità; il PC espone la complessità per garantire potenza e controllo.

L’Intelligenza Artificiale renderà inutile saper programmare?

L’AI scriverà il codice, ma servirà l’umano per capire cosa ha scritto, correggerlo e integrarlo. L’alfabetizzazione digitale evolverà dalla sintassi alla logica di sistema. E per capire la logica, serve un sistema aperto su cui fare pratica.

Conclusione: salviamo la curiosità (e il PC)

Il declino del PC non va demonizzato per nostalgia, ma riconosciuto come un rischio per la biodiversità delle competenze. Lo smartphone è uno strumento di libertà e connessione, ma non è la “bicicletta per la mente” immaginata da Steve Jobs.

Per evitare un futuro di soli “inquilini digitali”, famiglie e scuole devono mantenere vivo l’accesso al computing reale. Forniamo ai ragazzi dispositivi che permettano di creare, sbagliare, smontare e capire. Perché il prossimo genio dell’informatica non nascerà facendo swipe, ma cercando di capire perché il suo codice ha appena mandato in crash il computer.

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2 Comments

  1. Ma come? Non era migliore la soluzione Apple di tutto integrato e l’utente non deve mettere le mani il meno possibile?
    Molto simile al parere di chi si preoccupava che nessuno sapesse usare più una macchina da scrivere..

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