Waterfield Mac Pro

Morte del Mac Pro: non con un keynote, non con una slide sul grande schermo. Una pagina che sparisce dal sito Apple, un prodotto rimosso in silenzio. Il 26 marzo 2026, Cupertino ha confermato che il Mac Pro non sarà più prodotto e che nessun successore è in programma.1Fonte: 9to5Mac, 26 marzo 2026 Vent’anni di storia professionale che finiscono senza cerimonie.

Il Mac Pro non è mai stato il Mac più venduto. Non era pensato per essere. Era il manifesto di quello che Apple poteva fare quando spingeva al limite assoluto — la macchina di chi produceva film, componeva musica, progettava edifici, rendeva effetti visivi che poi vedevi al cinema. L’aspirazione di chi non poteva permettersela e il pane quotidiano di chi invece ci costruiva la carriera.

La sua storia è un concentrato di tutto ciò che Apple sa fare meglio — e di qualcosa che ha fatto peggio. Intuizioni brillanti seguite da scelte discutibili. Un’estetica che ha dettato tendenza. Un fallimento ammesso in diretta davanti ai giornalisti. Un prezzo degli accessori diventato meme globale. E un finale che, guardando indietro, sembrava scritto da tempo.

Ripercorrere la storia della morte del Mac Pro significa capire anche come Apple pensa ai propri utenti professionali — e cosa accade quando quella relazione si rompe. Una storia che dura quanto i cinquant’anni di storia dell’azienda: brillante, controversa, mai banale.

morte del Mac Pro — workstation Apple Mac Pro tower su superficie studio professionale
Il Mac Pro: vent’anni di storia professionale che si chiudono nel silenzio.

La storia del Mac Pro in sintesi:

AnnoModelloChipNote
2006Mac Pro 1ª genIntel Xeon WoodcrestDebutto, sostituisce la linea Power Mac
2008–2012Aggiornamenti annualiXeon Harpertown → Ivy BridgeFormula consolidata, quattro slot PCIe
2013“Trash can” (cilindro)Intel Xeon E5Design radicale, Phil Schiller al WWDC
2017Aggiornamento minoreIntel Xeon E5 v3Solo bump CPU + mea culpa pubblico
2019“Cheese grater” (torre)Intel Xeon WRitorno all’espandibilità, ruote a $699
2023Mac Pro Apple SiliconApple M2 UltraStesso chassis, meno slot PCIe, nessun M3
2026Discontinuato, sostituito da Mac Studio

L’origine: quando il Mac era sinonimo di potenza assoluta

Il Mac Pro nasce nell’agosto del 2006 come sostituto della linea Power Mac, la gamma di workstation professionali che Apple produceva dai tempi dei processori PowerPC. Con il passaggio all’architettura Intel, Cupertino ridisegna l’intera gamma e la torre professionale prende il nome che avrebbe portato per vent’anni.

Il progetto del 2006 è solido, pragmatico, senza fronzoli: torre in alluminio, quattro slot PCIe, doppio processore Xeon, supporto a quantità enormi di RAM. Gli aggiornamenti arrivano puntuali — 2008, 2009, 2010, 2012 — con nuovi processori e opzioni di configurazione ampliate ogni volta. I professionisti sanno cosa aspettarsi. La formula funziona.

Nel 2012 arriva l’ultimo aggiornamento del vecchio progetto. E poi il silenzio. Diciotto mesi senza novità, mentre il settore corre. I professionisti cominciano a guardare altrove — soprattutto verso le workstation Windows. Apple, quella che aveva costruito la sua reputazione nelle agenzie creative, negli studi di produzione, nelle università, stava voltando le spalle alle persone che l’avevano resa grande?

Apple aspettava di rispondere. E lo avrebbe fatto in modo indimenticabile.

«Can’t innovate anymore, my ass!»: il Mac Pro del 2013

Il 10 giugno 2013, sul palco del WWDC di San Francisco, Phil Schiller prende il microfono, mostra un oggetto che nessuno si aspettava e pronuncia una frase destinata a restare nella storia del tech:

«Can’t innovate anymore, my ass!»

Phil Schiller

L’oggetto è un cilindro nero lucido, alto una ventina di centimetri. Nessun angolo, nessuna vite a vista. Un nucleo centrale di raffreddamento attorno a cui si avvolgono processore, GPU e storage. Il “trash can” — il bidone della spazzatura, come lo battezzano immediatamente giornalisti e utenti — è uno degli oggetti di design più discussi che Apple abbia mai prodotto.

Internamente è un capolavoro di miniaturizzazione termica: tre componenti principali condividono un sistema di raffreddamento comune. Niente ventole rumorose, niente cavi, niente case banali. La battuta di Schiller sembrava giustificata.

Il problema è che questo design, nel tentativo di essere perfetto, è anche definitivo. Non c’è modo di aggiornare la GPU, di aggiungere schede PCIe, di integrare i nuovi acceleratori hardware che il mercato professionale stava adottando. Il trash can è una macchina eccellente nel 2013. Diventa un vicolo cieco già nel 2015.

Apple lo aggiorna una sola volta — un ritocco minore alle CPU nel 2017. Quattro anni con la stessa macchina, mentre il settore evolve attorno a essa. La battuta di Schiller comincia ad avere un retrogusto amaro.

MacPro 2013 smontato

«Ci siamo progettati in un angolo termico»

Nell’aprile del 2017 Apple fa qualcosa di rarissimo: convoca un gruppo ristretto di giornalisti tech — tra cui John Gruber di Daring Fireball e Matthew Panzarino di TechCrunch — per una conversazione che ha il sapore di un mea culpa.

Craig Federighi, responsabile del software, dice la frase che sintetizza l’intera vicenda del trash can: «Ci siamo progettati in un angolo termico».2Fonte: Daring Fireball, aprile 2017 L’architettura aveva senso nel 2013 con due GPU moderate. Ma il mercato professionale si era spostato verso GPU singole, potenti, con consumi elevatissimi. Il design non aveva spazio fisico né termico per accoglierle.

Phil Schiller aggiunge che il Mac Pro è in fase di «completa riprogettazione» con architettura modulare. L’annuncio di un prodotto che non esiste ancora è di per sé un evento senza precedenti per Apple.

Quello che colpisce di quel momento è la rarità del gesto. Apple quasi mai ammette errori in pubblico. Farlo con quella precisione tecnica — non «abbiamo sbagliato» ma «ecco esattamente cosa non ha funzionato e perché» — è il segnale di quanto fosse grave la situazione. I professionisti, quelli veri, stavano smettendo di comprare Mac.

Il ritorno alla torre: il 2019 e le ruote da 699 dollari

Il giugno del 2019, al WWDC di San Jose, arriva il Mac Pro «cheese grater». Niente cilindri. Una torre classica in alluminio con griglia di aerazione che riprende — volutamente — la forma del modello del 2006. Otto slot PCIe, moduli RAM sostituibili, accesso facilitato a tutti i componenti. L’espandibilità era tornata.

Il prezzo base: 5.999 dollari. Configurato al massimo — con processori Xeon a 28 core, GPU professionali, 1,5 TB di RAM ECC — supera i 50.000 dollari. Cifre che hanno senso in contesto: una singola postazione di questo tipo sostituisce l’hardware di interi studi di produzione.

Poi arrivano gli accessori. E con essi, la valanga.

Il Pro Display XDR, monitor professionale da 6.000 dollari, è venduto senza supporto. Lo stand si acquista separatamente: 999 dollari. L’adattatore VESA altri 199. Per il Mac Pro, Apple propone un kit ruote — per spostare la torre senza sollevarla — a 400 dollari se ordinato al momento dell’acquisto, o 699 dollari se acquistato dopo come accessorio separato. I quattro piedini in acciaio inossidabile alternativi costano 299 dollari.

La reazione della stampa è feroce. Non perché i prezzi siano irrazionali in contesto professionale — chi configura una workstation da 50.000 dollari non piange per le ruote — ma perché la comunicazione sembrava provenire da un’azienda disconnessa dalla realtà di chiunque non fosse un grande studio hollywoodiano. Il meme delle ruote a 699 dollari è diventato uno dei più longevi nel mondo Apple.

Il Mac Pro 2019, al netto delle polemiche, è una macchina eccellente. Riporta Apple nel mercato delle workstation serie. I professionisti lo adottano.

ruote Mac Pro

L’ultima delusione: M2 Ultra e poi il silenzio

Nel giugno del 2023, con la transizione a Apple Silicon completata, arriva il Mac Pro con chip M2 Ultra. Lo chassis è identico a quello del 2019. Il processore è potente. Ma qualcosa non torna.

Il passaggio ad Apple Silicon — con la sua architettura a memoria unificata nel chip — significa rinunciare a parte dell’espandibilità che aveva giustificato il progetto del 2019. Il Mac Pro 2023 ha solo tre slot PCIe a piena larghezza invece dei sette del modello precedente. La RAM non è più sostituibile. Le GPU esterne non sono supportate. Per molti studi che usavano il Mac Pro proprio per espandibilità e schede hardware dedicate, il nuovo modello era un passo indietro mascherato da aggiornamento.

Il problema più evidente arriva dopo. Il Mac Studio viene aggiornato con chip M3 Ultra, diventando più veloce del Mac Pro a una frazione del prezzo. Il Mac Pro resta fermo all’M2 Ultra, a 6.999 dollari, con hardware di una generazione precedente rispetto al fratello minore. Nessuna comunicazione, nessuna roadmap.

La morte del Mac Pro era già scritta nei numeri. Il 26 marzo 2026 è arrivata solo la conferma.

Cosa cambia nella pratica: la morte del Mac Pro e i professionisti

La scomparsa del Mac Pro non lascia un vuoto totale. Il Mac Studio con chip M3 Ultra è il sostituto designato: macchina compatta, silenziosa, aggiornata con i chip più recenti, fino a 256 GB di memoria unificata e 16 TB di storage. Per la maggior parte dei workflow professionali — post-produzione video, audio, grafica 3D, machine learning — il Mac Studio fa lo stesso lavoro in uno spazio infinitamente più piccolo.

Quello che il Mac Studio non offre è lo spazio fisico per schede PCIe proprietarie. Ed è qui il vero problema per una fetta — piccola ma concreta — di utenti professionali.

Chi è più impattato dalla scomparsa del Mac Pro

  • Post-produzione standard (Final Cut Pro, DaVinci Resolve, Logic Pro): migrazione al Mac Studio senza frizioni significative
  • Studi broadcast e acquisizione video con schede hardware dedicate: dovranno valutare chassis Thunderbolt esterni, con compromessi di latenza e praticità
  • Facility di effetti visivi con pipeline basate su hardware PCIe specifico: lo scenario più critico, che spingerà alcuni verso workstation Windows
Mac Studio desktop su postazione di lavoro creativa con monitor doppio e luce naturale
Il Mac Studio con M3 Ultra: la risposta pragmatica di Apple al mercato delle workstation professionali.

Apple ha evidentemente calcolato che questi casi d’uso non giustificano il costo di sviluppare una nuova piattaforma. Vent’anni di storia, una frase diventata leggenda, ruote a 699 dollari e un mea culpa pubblico: il Mac Pro era una macchina che non si dimenticava facilmente. La morte del Mac Pro lascia il segno — ma il Mac Studio è già pronto a raccogliere tutto il resto.

Perché Apple ha deciso di discontinuare il Mac Pro?

Apple ha confermato che il Mac Pro non sarà più prodotto e non sono previsti modelli futuri. Dopo che il Mac Studio con chip M3 Ultra aveva superato le prestazioni del Mac Pro M2 Ultra — rimasto fermo dal 2023 — Cupertino ha scelto di concentrare la gamma desktop professionale sul Mac Studio, più compatto e aggiornabile più rapidamente.

Cosa sostituisce il Mac Pro?

Il Mac Studio con chip M3 Ultra è il sostituto designato. Offre prestazioni comparabili o superiori in un formato compatto, con fino a 256 GB di memoria unificata e 16 TB di storage. Non ha slot PCIe interni, ma supporta periferiche esterne via Thunderbolt.

Cosa disse Phil Schiller al lancio del Mac Pro 2013?

Al WWDC 2013, Phil Schiller presentò il Mac Pro cilindrico pronunciando la frase diventata celebre: «Can’t innovate anymore, my ass!», risposta diretta alle critiche che accusavano Apple di aver abbandonato i professionisti. Il design del 2013 si rivelò però un vicolo cieco: Apple stessa lo ammise nel 2017 davanti a un gruppo di giornalisti.

Quanto costavano le ruote del Mac Pro?

Apple vendeva il kit ruote del Mac Pro a 400 dollari se ordinato al momento dell’acquisto, o a 699 dollari come accessorio separato. Il prezzo divenne uno dei meme più longevi nel mondo Apple, spesso confuso con i 999 dollari del supporto del Pro Display XDR — che era tutt’altro prodotto.

Quando fu introdotto il primo Mac Pro?

Il primo Mac Pro fu presentato nell’agosto del 2006 come sostituto della linea Power Mac, in concomitanza con il passaggio di Apple all’architettura Intel. Il design originale — torre in alluminio con slot PCIe e processori Xeon — rimase nella sostanza immutato fino al 2012, con aggiornamenti annuali.

La morte del Mac Pro riguarda anche i modelli già acquistati?

No. La discontinuazione riguarda la produzione e la vendita di nuovi Mac Pro. Apple continuerà a supportare i modelli esistenti con aggiornamenti di macOS per diversi anni, seguendo le sue policy standard di supporto hardware.

Riferimenti:

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