Per anni, il punto debole di Grok sono stati gli strumenti. Agente chiamato, lavoro non fatto: si perdeva a metà, sbagliava tool, tornava con scuse. Con Grok 4.5 qualcosa è cambiato, e SpaceXAI ha voluto dimostrarlo: l’11 agosto ha lanciato Grok Bot, un agente che non risponde a domande ma porta a termine lavori interi.

Il paragone Grok Bot vs Hermes viene da sé. Sono la stessa idea — un agente che lavora per chi lo usa — costruita in due modi opposti: uno chiuso e in abbonamento, l’altro aperto e self-hosted. E la differenza vera non salta fuori dalle specifiche, ma da sei domande pratiche: dove gira, chi vede i dati, che modello usa, come si configura, quanto si può personalizzare, quanto costa.

Sezione How Grok Bot is different della pagina ufficiale
Come Grok Bot descrive il suo computer nel cloud

Cos’è Grok Bot

Grok Bot è stato presentato l’11 agosto 2026 da SpaceXAI, la società nata dalla fusione in corso tra xAI e Cursor. La definizione ufficiale è “AI teammates you can give real work to”: agenti a cui dare un lavoro vero, non una domanda.

Le caratteristiche dichiarate da SpaceXAI nella pagina di lancio:

  • Un computer tutto loro: ogni Bot ha una propria macchina virtuale nel cloud, può accedere ai servizi dell’utente (caselle email, CRM, strumenti di lavoro) e lavorare anche quando l’utente stacca
  • Lavoro end-to-end: i Bot completano il compito dall’inizio alla fine e tornano dall’utente solo quando serve una approvazione
  • Si parla come con un collega: si manda un messaggio come su una chat di lavoro, il Bot ricorda le conversazioni, impara le preferenze e migliora con l’uso
  • Più Bot in parallelo: si possono creare più agenti specializzati che comunicano tra loro, si passano il lavoro e coordinano in chat di gruppo

L’accesso in beta è riservato agli abbonati di SuperGrok Heavy, Cursor Ultra e Cursor Teams Premium, con una waitlist per le aziende. L’app è disponibile per macOS e iOS, con versioni desktop per Windows e Linux già pronte e Android in arrivo.

Sezione Key Features della documentazione ufficiale di Hermes Agent
Le caratteristiche principali di Hermes Agent

Cos’è Hermes Agent

Hermes Agent è l’agente open source sviluppato da Nous Research, il laboratorio dietro i modelli Hermes, Nomos e Psyche. È progettato per essere autonomo e self-improving: impara dai compiti svolti, crea skill riutilizzabili, memorizza preferenze e costruisce un modello sempre più preciso di chi lo usa.

A differenza di Grok Bot, Hermes non è un servizio: è un software che gira dove lo si mette. Un VPS da pochi dollari al mese, un cluster GPU, o infrastruttura serverless che costa quasi nulla quando è inattiva. Si installa in circa un minuto su Linux, macOS, Windows o Android, e si raggiunge da più di venti piattaforme: Telegram, Discord, Slack, WhatsApp, Signal, Matrix, email, SMS e altre.

Il punto chiave è la neutralità rispetto ai modelli: Hermes funziona con Nous Portal, OpenRouter, OpenAI, o qualunque endpoint compatibile. Si può usare DeepSeek V4 Flash per il lavoro quotidiano, Claude per i compiti complessi, o un modello locale su una macchina propria. Il cervello lo sceglie l’utente, non il produttore dell’agente.

Documentazione ufficiale di Hermes Agent di Nous Research
Hermes Agent: l’agente open source di Nous Research

Il confronto su quattro assi

La tabella seguente riassume le differenze sostanziali tra i due approcci.

Grok BotHermes Agent
Dove giraCloud di SpaceXAI, sempre accesoDove sceglie l’utente (VPS, server proprio, serverless)
Chi vede i datiL’azienda che fornisce il servizioSolo chi gestisce il server
Modelli disponibiliSolo Grok (4.5 oggi, 4.6 in arrivo)Qualunque modello: DeepSeek, Claude, GPT, Gemini, locale
Modello di costoAbbonamento premium (SuperGrok Heavy, Cursor Ultra)Software open source + costo dell’infrastruttura scelta
SetupDownload e login, nessuna configurazioneInstallazione e configurazione iniziale
PersonalizzazioneRoutine apprese dall’usoSkill, memoria, subagenti, automazioni programmabili

Dove gira l’agente

Grok Bot vive interamente nel cloud di SpaceXAI: è il suo punto di forza e il suo limite. Il vantaggio è immediato: nessun server da gestire, nessuna installazione, il lavoro continua anche quando il portatile è spento. Il limite è altrettanto chiaro: l’agente esiste solo finché esiste il servizio, e lavora su macchine che l’utente non controlla.

Hermes si comporta come un software classico: si installa su un server che si sceglie, si configura una volta e si dimentica. È lo stesso modello che usano molti progetti di self-hosting. Per chi vuole l’approccio “agente sempre attivo” senza dipendere da un servizio esterno, la strada tipica è un VPS economico, come quelli di Hostinger: un server base si attiva in pochi minuti con costi contenuti.

Chi vede i dati

È l’asse più delicato. I Bot di Grok si loggano nei servizi dell’utente: email, CRM, strumenti di lavoro, siti. Questo significa che le credenziali e i dati attraversano i server di SpaceXAI, che li elabora per far funzionare l’agente. Per un’azienda, questa è una decisione di fiducia non banale.

Con Hermes il principio è diverso: se l’agente gira su un server proprio, i dati restano sotto il controllo di chi lo usa. Le API dei modelli ricevono solo i prompt che si decide di inviare, e si può scegliere un provider che rispetta le proprie esigenze di privacy. È la stessa filosofia delle app che lavorano in locale: chi controlla l’infrastruttura controlla i dati. Il tema non è nuovo per chi segue il settore: già le app di modelli locali puntano sullo stesso argomento.

Quale modello usa

Questa è la differenza strutturale. Grok Bot è un prodotto di SpaceXAI e funziona solo con i modelli Grok: oggi Grok 4.5, con Grok 4.6 già annunciato. È un ecosistema chiuso e coerente — l’azienda controlla agente e cervello — ma chi lo usa non può domani passare a un modello migliore senza cambiare piattaforma.

Hermes è agnostico: l’agente è separato dal modello. Si può lavorare con DeepSeek V4 Flash per i compiti di routine, con Claude per il ragionamento complesso, con GPT per altre attività, o con un modello open source su hardware proprio. Quando esce un modello nuovo e migliore, il cambio è una riga di configurazione. È la stessa logica che sta spingendo piattaforme come OpenCode, dove più modelli convivono sulla stessa infrastruttura: chi vuole provare il multi-modello senza configurare nulla può iniziare da OpenCode Go.

Come si configura

Il setup è il primo banco di prova della filosofia di ciascuno. Grok Bot si installa come una app qualunque: download, login con l’account dell’abbonamento, e in pochi minuti si può creare il primo Bot e affidargli un compito. Non esiste configurazione di server, modelli o permessi: tutto è gestito dal servizio.

Hermes richiede un’installazione iniziale — circa un minuto su Linux, macOS, Windows o Android — e una configurazione una tantum: il provider dei modelli, le piattaforme di messaggistica da collegare, le autorizzazioni dei comandi. Non è complesso, ma esiste: è il prezzo del controllo. Chi ha già dimestichezza con un VPS e una riga di terminale lo considera un passaggio naturale.

Quanto si può personalizzare

La personalizzazione è dove i due approcci si distanziano di più. Con Grok Bot si personalizza per uso: il Bot osserva i flussi di lavoro, li salva come routine, accetta correzioni e col tempo impara come l’utente vuole le cose fatte. È un apprendimento “per osmosi”, dentro i confini che il servizio permette.

Con Hermes la personalizzazione è programmabile: le skill si scrivono e si condividono, la memoria cresce con l’uso, si possono creare subagenti specializzati, automazioni pianificate e integrazioni con strumenti esterni. Il risultato è un agente che assomiglia sempre di più al modo di lavorare di chi lo usa — con la libertà, e la responsabilità, di chi costruisce il proprio strumento.

Quanto costa

Grok Bot non ha un prezzo proprio: è incluso negli abbonamenti premium. SuperGrok Heavy costa 300 dollari al mese, Cursor Ultra 200 dollari al mese, e includono anche i modelli e gli altri servizi delle due piattaforme. Per chi usa già quegli abbonamenti, il costo marginale è zero; per chi li attivasse solo per Grok Bot, è una cifra pesante.

Hermes è gratuito come software (open source) e il costo è l’infrastruttura. Un VPS di base parte da 4,99 dollari al mese nel primo periodo (il piano KVM 1 di Hostinger), e l’uso dei modelli si paga a consumo: DeepSeek costa frazioni di centesimo per mille token, mentre i modelli locali non costano nulla oltre l’hardware. Per un uso personale o di piccola squadra, il costo totale è spesso inferiore a un abbonamento premium. Chi vuole provare il self-hosting senza investire può partire da un hosting economico e scalare dopo.

Quale scegliere

La risposta onesta è: dipende da cosa si cerca. Grok Bot è per chi vuole un agente che funziona subito, senza configurazioni, e accetta di lavorare dentro un ecosistema chiuso in cambio di zero manutenzione. È il prodotto giusto per chi non vuole sapere nulla di server e preferisce pagare un abbonamento per delegare tutto.

Hermes è per chi vuole il controllo: sulla macchina, sui dati, sui modelli. Richiede una configurazione iniziale — poca, ma esiste — e premia chi vuole un agente che resta suo anche tra cinque anni. È la scelta di chi considera l’AI uno strumento da possedere, non un servizio da noleggiare.

La differenza tra i due non è la tecnologia: è il livello di controllo che si è disposti a gestire. Il cloud chiede fiducia nel fornitore, il self-hosting chiede tempo e competenza. Nessuna delle due strade è sbagliata: sono due modi diversi di bilanciare comodità e autonomia.

Il settore degli agenti AI è ancora giovane, e nessuno dei due approcci ha vinto: si stanno testando modelli di fiducia diversi, e il mercato deciderà. La domanda da porsi non è quale agente sia “migliore”, ma quanto controllo si vuole cedere in cambio della comodità. Per chi cerca zero configurazione e un risultato immediato, Grok Bot è oggi la risposta più diretta. Per chi vuole decidere ogni componente del proprio stack, la strada del self-hosting resta quella con più margini — e con più responsabilità.

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