
Prima della PayPal Mafia c’era un’altra generazione: la NeXT mafia. Tevanian, Serlet, Forstall, Federighi, Rubinstein, Tribble, Susan Kare: i nomi che hanno ricostruito Apple dall’interno e poi si sono sparsi per la Silicon Valley, portandosi dietro un metodo di lavoro che pochi altri posti sapevano insegnare.
L’idea è la stessa della PayPal Mafia: un gruppo ristretto che ha attraversato un’esperienza estrema — nel loro caso, sopravvivere a Steve Jobs in piena trasformazione — e che da lì ha costruito le aziende e le tecnologie che conosciamo. La differenza è che i veterani di NeXT non hanno fondato una mafia: hanno prima salvato Apple, e poi seminato il resto del mondo tech.
La storia di chi erano e di che fine hanno fatto mostra perché NeXT è stata la scuola più importante della Silicon Valley che nessuno ha mai citato a lezione.
Indice

La scuola di NeXT
NeXT nasce nel 1985, quando Steve Jobs esce da Apple e fonda la sua azienda con i migliori che riesce a portarsi via. Il primo team è una squadra di élite: Avie Tevanian, il co-autore del kernel Mach; Bud Tribble, uno dei padri del Macintosh; Susan Kare, la designer che aveva dato il volto al Mac. La missione è costruire il computer perfetto, a qualunque costo.
Il cubo nero
Il risultato è il cubo nero che compare in queste pagine, ispirato anche alla Connection Machine che aveva colpito Jobs: una macchina potente, bellissima e troppo costosa, che sul mercato fallisce. Ma dentro NeXT succede qualcosa di più importante delle vendite: si forma una cultura. Lì si impara che il software conta più dell’hardware, che il design non è decorazione, che i dettagli non si discutono. E si impara a lavorare con Jobs, che in quegli anni sta passando da ragazzo prodigio a leader — come racconta la storia dell’offerta a David Nagy nel 1989: chi lo ha sopportato in quella fase ne è uscito temprato.

La generazione che ha ricostruito Apple
Quando nel 1996 Apple compra NeXT per 429 milioni di dollari, compra soprattutto persone. La prima è Tevanian: architetto di NeXTSTEP, diventa il capo del software Apple e porta con sé il sistema che diventerà Mac OS X. Al suo fianco Bertrand Serlet, il francese di Xerox PARC che guida il progetto Rhapsody e poi OS X fino a Snow Leopard, il sistema che gli ingegneri citano ancora come il più solido mai uscito da Cupertino.
Jon Rubinstein arriva dalla gestione dell’hardware NeXT e diventa il braccio destro di Jobs per i prodotti: è suo l’iMac, ed è suo il progetto iPod, la macchina che ha riempito le casse di Apple negli anni difficili. Craig Federighi, che a NeXT aveva guidato l’Enterprise Objects Framework, resta in Apple fino al 1999 e passa un decennio ad Ariba. Il volto del software Apple lo diventa dopo il ritorno del 2009, quando eredita il palco lasciato da Forstall. E Scott Forstall, l’ingegnere entrato nel 1992, diventa l’architetto di iOS e dell’App Store, un percorso che si intreccia con i contratti che tenevano in vita NeXT, raccontati nel filone dei clienti segreti di Steve Jobs.
Che fine hanno fatto
La vera risposta alla domanda è: quasi tutti sono andati lontano.
- Avie Tevanian lascia Apple nel 2006 e sparisce dai riflettori: investimenti e consulenze, il contrario della visibilità che il suo ruolo avrebbe garantito.
- Bertrand Serlet esce nel 2011 e fonda Upthere, una startup di cloud computing con altri ex Apple, finanziata da Kleiner Perkins e Google Ventures e acquistata da Western Digital nel 2017.
- Jon Rubinstein lascia Apple nel 2006 e diventa CEO di Palm, l’azienda del Palm Pilot, guidandola fino alla vendita a HP: il percorso da dirigente Apple a numero uno di un’altra società.
- Bud Tribble, co-fondatore NeXT, passa da Sun Microsystems a Eazel, poi torna in Apple nel 2002 come vice presidente della tecnologia software e si ritira da lì.
- Craig Federighi è il caso del ritorno: dieci anni ad Ariba, come ricorda il profilo ufficiale Apple, poi di nuovo Apple nel 2009, oggi senior vice president del software, il volto dei keynote come lo era stato Forstall.
- È sempre lei a presentare a Jobs il designer Paul Rand, che crea il celebre logo NeXT e, alla richiesta di alternative, risponde secco:
“Faccio questo mestiere da cinquantacinque anni, e so cosa dovreste fare.” — Paul Rand, a Steve Jobs (traduzione redazionale)
Susan Kare, la designer che aveva dato il volto al Mac, lascia NeXT nel 1989 e fonda il suo studio: disegna le carte del Solitario di Windows 3.0, icone per IBM, Facebook e PayPal, e oggi lavora per Niantic, l’azienda di Pokémon Go.
- Scott Forstall, dopo l’epurazione del 2012, è il caso più laterale: niente azienda propria di rilievo, ma produzione a Broadway e un’intervista pubblica al Computer History Museum nel 2017.
- Roger Rosner è il caso di chi è rimasto: la sua Lighthouse Design, azienda di software per NeXT, è finita dentro Apple, e lui è ancora vice president delle applicazioni, responsabile di iWork.
Il metodo Jobs
Cosa hanno in comune queste storie? Sono tutte passate dallo stesso crogiolo. Lavorare a NeXT significava confrontarsi ogni giorno con un Jobs in trasformazione: non più il ragazzo che aveva fondato Apple, non ancora il leader che l’avrebbe salvata — come spiega l’articolo sulla leadership di Jobs — ma un uomo che imparava a essere capace mentre tutti lo guardavano.
Chi c’era dentro racconta la stessa cosa: pressione estrema, standard impossibili, riunioni che finivano male, e la certezza che il prodotto doveva essere giusto prima di tutto. Jon Rubinstein, nell’intervista rilasciata anni dopo, lo conferma: le cose imparate lavorando con Steve sono state davvero speciali, e utili in tutto quello che è venuto dopo. Chi è sopravvissuto a quel periodo ha smesso di avere paura: qualsiasi azienda dopo NeXT sembrava una passeggiata. È esattamente il meccanismo della PayPal Mafia — il gruppo che si è temprato nella tempesta e poi ha vinto ovunque — ma con dieci anni di anticipo.
La lezione della pre-PayPal mafia
La storia della NeXT mafia insegna che le scuole migliori non sono quelle che vincono, ma quelle che formano. NeXT ha perso sul mercato, eppure ha prodotto il sistema operativo di Apple, il software dell’iPhone, i dirigenti di Palm e Ariba, le icone di Windows e la cultura del design che oggi domina la tecnologia.
Quando si parla di PayPal Mafia si celebra il gruppo; quando si parla di NeXT si ricorda solo il fallimento commerciale. E invece i veterani del cubo nero hanno fatto la stessa cosa: hanno attraversato il fuoco insieme e hanno costruito il mondo che è venuto dopo. Jobs ha avuto il merito di mettere insieme quella squadra, ma sono loro che l’hanno portata avanti. La Silicon Valley di oggi — da macOS a Palm, da iWork a Pokémon Go — è anche la loro.
Quel metodo non esiste più come azienda, ma resta nel software che Apple spedisce e nelle interfacce che altri hanno copiato: da macOS alle icone di Kare, è rimasto dove hanno lavorato i suoi allievi.
