John Ternus diventa CEO di Apple il 1° settembre 2026: è l’ottavo amministratore delegato della società, succede a Tim Cook dopo quindici anni e arriva dall’hardware, non dai servizi né dalla finanza. L’ingegnere che ha guidato iPhone, iPad, Mac, Watch, AirPods e Vision Pro eredita un’azienda da circa 4.000 miliardi di dollari e una domanda che il mercato non gli farà attendere: sa fare altro oltre a costruire prodotti già noti?
Il 1° settembre 2026 Apple cambia capitano. Non è un passaggio di facciata: John Ternus CEO è un fatto, non una voce, come ha confermato Apple nel comunicato di aprile. Cook resta come presidente esecutivo del consiglio, Arthur Levinson diventa lead independent director, e Ternus entra nel board. Il primo evento di settembre — quello in cui Apple presenta di solito i nuovi iPhone — sarà già nelle sue mani.
Chi è, in concreto, l’uomo che prende il posto di Cook? Un ingegnere meccanico di 51 anni, formatosi a Penn, arrivato in Apple nel 2001 a 26 anni dopo quattro anni a progettare visori di realtà virtuale in una piccola azienda californiana. Non è un visionario da palco. È, secondo chi ha lavorato con lui, un costruttore: qualcuno che sa far uscire l’hardware dalla porta, e sa decidere.
«Sono onorato di assumere questo ruolo, e prometto di guidare con i valori e la visione che hanno definito questo posto speciale per mezzo secolo.» — John Ternus, aprile 2026 (traduzione redazionale)
Indice

Chi è John Ternus, davvero
Dal Cinema Display all’80% dei ricavi
La biografia ufficiale è asciutta, e va letta per quello che nasconde. Ternus inizia in product design, lavora sul Cinema Display, poi sull’iPad dalla prima generazione. Nel 2013 diventa vicepresidente hardware sotto Dan Riccio, con responsabilità su AirPods, Mac e iPad. Nel 2020 gli arriva anche l’iPhone, nel 2021 la promozione a senior vice president al posto di Riccio, nel 2022 l’Apple Watch, nel 2025 i team del design. Quando Cook ha annunciato la successione, Ternus controllava già i prodotti che generano circa l’80% dei ricavi, come ha ricostruito The Next Web.
il carattere: Bloomberg lo ha descritto come il membro più giovane del team esecutivo, carismatico e benvoluto. Chi lo conosce parla di un leader che privilegia la soluzione sistemica rispetto alla caccia al colpevole. Non è poco, in un’azienda che sotto Cook ha scelto la disciplina al posto del conflitto creativo.
la firma tecnica: la transizione ad Apple Silicon è il suo capolavoro visibile. Non l’ha inventata da solo — Johny Srouji resta il padre dei chip — ma l’ha portata a terra su Mac, iPad e iPhone, chiudendo in pochi anni un distacco da Intel che sembrava eterno. Ha anche spinto per l’esistenza di iPadOS come sistema autonomo, quando l’iPad rischiava di restare un iPhone ingrandito.
C’è un dettaglio biografico che vale più di una slide: prima di Apple, Ternus progettava visori VR. Vent’anni dopo, Vision Pro è uno dei prodotti della sua organizzazione. Il cerchio si chiude, ma non è ancora un successo.

Cosa eredita, e cosa manca
L’eredità è doppia, e va detta senza eufemismi.
Da una parte, Ternus riceve la macchina più ricca e più disciplinata del settore: supply chain da manuale, servizi in crescita a 109 miliardi di dollari l’anno, un ecosistema che tiene i clienti dentro per abitudine e per convenienza, e un consiglio che ha scelto la continuità invece dello strappo. Cook resterà vicino, da presidente esecutivo, come Jobs restò vicino a Cook nel 2011 — lo stesso schema che Cook ha descritto nella lettera aperta di aprile.
Dall’altra, eredita i nodi che Cook non ha sciolto. Vision Pro non è decollato. Apple Intelligence è arrivata tardi e a singhiozzo. Siri resta il simbolo di un ritardo che il mercato ha smesso di perdonare. E manca, da quindici anni, un prodotto di categoria nuova che abbia lo stesso peso dell’iPhone. Ternus, come Cook, non ha lanciato una categoria da protagonista: ha perfezionato quelle esistenti.
Il test che conta davvero
Gli analisti lo hanno detto senza giri di parole: il prossimo dispositivo pensato per l’era dell’intelligenza artificiale potrebbe essere il vero test, più dell’iPhone Fold che si vocifera da mesi. Se Apple deve costruire un hardware nuovo per un’epoca nuova, un CEO ingegnere è la scommessa più coerente. Se invece il problema è il software, i modelli, le piattaforme — allora il background di Ternus diventa il suo limite, come ha notato anche l’Associated Press il giorno dell’annuncio, quando le azioni sono scese di oltre il 2%.
Il ritardo sull’intelligenza artificiale non è un dettaglio da appendice. È il dossier che Cook lascia aperto, e che Ternus non può chiudere con un comunicato. Apple Intelligence è arrivata dopo ChatGPT, Gemini e i modelli cinesi; Siri resta il simbolo di una promessa non mantenuta. Un CEO cresciuto tra alloggiamenti, tolleranze e catene di fornitura dovrà imparare in pubblico un mestiere fatto di dati, modelli e alleanze con laboratori che Apple non controlla. È il salto più largo della sua carriera.

Le tre prove dei primi dodici mesi
Il giudizio su Ternus non arriverà dai comunicati. Arriverà da tre prove concrete:
- il primo evento di settembre: Cook ha sempre usato il keynote di settembre come rituale di rassicurazione. Ternus dovrà presentarsi al mondo senza il cappello di mentore. Il tono, le pause, cosa dice e cosa non dice sull’intelligenza artificiale: tutto verrà letto come dichiarazione di mandato.
- la strategia AI: la domanda strategica è quanto Apple investirà in una piattaforma propria e quanto resterà dipendente dai modelli altrui. Non è una questione da ingegnere hardware. È una scelta di identità: Apple resta un’azienda di dispositivi che usa l’AI, o diventa un’azienda di intelligenza artificiale che vende dispositivi?
- la tenuta politica e della supply chain: Cook era, tra le altre cose, un diplomatico. I rapporti con Washington, con Pechino, con New Delhi, le tariffe, le esenzioni: tutto questo esce dalla zona di comfort di un vicepresidente hardware. Ternus dovrà imparare in pubblico un mestiere che Cook ha fatto per quindici anni.
In bocca al lupo, senza sconti
Non serve una benedizione di circostanza. Serve un augurio concreto, del tipo che si fa a chi accetta un lavoro più grande di quello che ha già dimostrato di saper fare.
Ternus ha venticinque anni di Apple nel sangue, la stima dei colleghi, e il controllo sui prodotti che tengono in piedi l’azienda. Ha anche un buco visibile: non ha ancora dimostrato di saper immaginare il prossimo prodotto, non solo di saperlo fabbricare meglio. Cook ha moltiplicato Apple senza inventarla di nuovo, e l’azienda che non osa più è esattamente l’eredità da cui Ternus deve decidere se uscire. A lui tocca capire se quella è ancora una strategia, o se è diventata una trappola.
Il 1° settembre comincia il suo mandato. Il mercato, i dipendenti e chi usa un iPhone ogni giorno gli daranno il tempo — ma non troppo. In bocca al lupo: ne ha bisogno, e Apple anche.
