Muse di Meta è arrivato l’8 settembre 2026 e fa una cosa che Siri promette da anni: non risponde alle domande, le porta a termine. Se un assistente così fosse nato in Apple, con la fiducia sulla privacy che l’azienda si è costruita in vent’anni e con l’iPhone già in mano a centinaia di milioni di persone, Siri avrebbe recuperato tutto il ritardo degli ultimi anni. La domanda interessante, allora, non è quanto sia bravo Muse. È perché Meta ci è arrivata prima.
La risposta non sta nella tecnologia. Meta è l’azienda che sulla privacy parte più indietro: deve chiedere fiducia a chi, per anni, l’ha vista raccogliere dati e restituire poco. Apple parte dal punto opposto, con un credito che nessun concorrente ha. Eppure è Meta ad aver consegnato per prima un assistente che agisce. Questo ribalta l’idea che basti la reputazione giusta per vincere una corsa.
La spiegazione più semplice è anche la meno comoda: Meta ha pagato i migliori esperti di intelligenza artificiale a peso d’oro, mentre Apple ha speso con parsimonia. La differenza non è solo di soldi, è di coraggio nelle scelte. Ed è quella differenza, sommata al vantaggio che Apple possedeva già, a spiegare perché una Siri fantastica sia rimasta sulla carta.
Indice

Cosa fa Muse che Siri non fa
Muse non è una chat che risponde bene: è un agente. Secondo Meta può ricordare, pianificare e svolgere compiti, aprire siti, compilare moduli e portare avanti un lavoro lungo in background. Per le azioni delicate — mandare un messaggio, comprare qualcosa — chiede il permesso. È arrivato negli Stati Uniti su iOS, Android e sul sito muse.ai; in Italia non c’è ufficialmente, ma se usate una VPN potete attivarlo e usarlo comodamente con l’app desktop per Mac, via web o usando WhatsApp.

«Muse è un agente AI personale: non si limita a rispondere alle domande, svolge davvero il lavoro». (traduzione redazionale)
Restano promesse finché non si vedono all’opera ogni giorno. Ma il tipo di prodotto è chiaro: non un assistente che dà risposte, un assistente che chiude il lavoro.

Una chat risponde, un assistente lavora
La differenza si vede bene in cucina. Una chat può dire come si fa una torta. Un assistente come Muse ricorda che il burro è finito, lo mette nella lista e ordina il resto.
Per anni i ritardi di Siri si sono visti esattamente qui: Siri andava bene finché la richiesta era una domanda. Quando serviva collegare più passaggi insieme, si fermava. Inoltre Meta non fa finta che una AI possa parlare altre lingue. Non l’ha relegata all’inglese. Supporta l’Italiano sin da subito.
Nel marzo 2025 Apple lo ha ammesso, parola per parola:
Ci vorrà più tempo del previsto per rendere disponibili queste funzioni e prevediamo di distribuirle nel corso del prossimo anno. (traduzione redazionale)
Il 14 settembre 2026 Apple ha iniziato a distribuire Siri AI in beta: capisce meglio il contesto personale, vede cosa c’è sullo schermo e agisce in più app. È il salto che mancava, ma arriva oltre due anni dopo l’annuncio e con un limite: al lancio la beta è in inglese e non è disponibile in Unione europea su iPhone, iPad e Apple Watch. Inoltre Siri non si collega ad altri servizi, a meno che gli sviluppatori non l’abbiano previsto espressamente nelle loro app.
Quindi la domanda non è più se Siri saprà farlo. È perché a farlo per prima sia stata un’azienda che sulla privacy partiva da zero.
La privacy doveva essere il vantaggio di Apple
Qui sta il punto più strano della vicenda. Apple è l’azienda più credibile al mondo quando si parla di dati personali, e con Siri aveva già un posto dentro il telefono. Meta è l’azienda che quella fiducia deve ancora guadagnarsela, e ha dovuto costruire Muse mentre chiedeva alle persone di collegare servizi e informazioni personali.

Meta ha risposto con le protezioni tecniche. Muse gira in un ambiente cloud separato per ogni utente; un secondo programma, Sentinel, controlla le richieste di accesso alla rete e può chiedere il consenso prima delle azioni sensibili; le credenziali restano custodite a parte, così l’assistente non dovrebbe poterle leggere. L’utente può revocare i collegamenti e scegliere di non usare le proprie conversazioni per addestrare i modelli.
- l’utente decide quali servizi collegare e può togliere l’accesso;
- Sentinel esamina le azioni online prima che partano;
- Muse chiede il permesso per inviare email o fare acquisti, senza vedere le password salvate.
Sono protezioni progettate da Meta, non una garanzia che l’agente non sbagli. Il livello più forte — Muse Confidential VM, con una chiave che resta solo all’utente — Meta dice di volerlo introdurre più avanti nel 2026: fino ad allora è un annuncio, non una protezione già in uso.
Apple, dalla sua parte, aveva il Private Cloud Compute e una promessa semplice: i dati restano sul dispositivo o passano da server costruiti per non conservarli. Poi, a gennaio 2026, ha firmato con Google un accordo pluriennale su Gemini. I termini economici non sono ufficiali: il costo di circa un miliardo di dollari l’anno è una stima giornalistica, non una cifra confermata dalle due aziende (ne avevamo parlato qui).
Una lettura possibile è che Apple abbia comprato da fuori, invece di rischiare in casa, la parte di intelligenza che non era riuscita a costruire. Ed è esattamente il punto del confronto con Muse.
Perché Meta ci è arrivata prima
Meta non ha costruito Muse con calma: l’ha comprato, insieme alle persone che lo sanno fare.
- giugno 2025 — 14,3 miliardi di dollari per il 49% di Scale AI, con Alexandr Wang che guida il gruppo per la superintelligenza (Reuters).
- luglio 2025 — Ruoming Pang, capo dei modelli AI di Apple, passa a Meta con un pacchetto di paga su più anni oltre i 200 milioni di dollari (Reuters, Bloomberg). Apple non ha provato a pareggiarlo.
Poi ci sono le spese. Nel 2025 Apple ha speso 12,72 miliardi di dollari in impianti e macchinari: dentro quella cifra c’è tutto quello che l’azienda costruisce o compra, dai negozi ai server, non solo l’intelligenza artificiale. Meta ha previsto circa 71 miliardi per chip e centri dati dedicati all’AI, come riporta CNBC.
Il confronto va letto con attenzione: Apple compra parte dei calcoli da altre aziende e conta la ricerca a parte, quindi non si può dire che non investa. Ma la direzione è quella. Meta ha cambiato guida, assunto rivali e messo più soldi sul tavolo in pochi mesi. Apple ha perso il capo del suo gruppo AI mentre Siri era ancora in ritardo.
Pagare bene non basta, e spendere molto non garantisce il risultato. Ma trattenere chi sa fare il lavoro conta, e su questo Apple non ha rilanciato.
Il controfattuale: Siri poteva recuperare anni

La storia alternativa non richiede magie. Apple poteva investire prima, tenere con sé i suoi esperti e dare loro spazio per provare. Poi poteva unire quel lavoro a Siri, alle app e ai controlli di privacy dell’iPhone: un assistente che agisce dentro il telefono, con le regole sui dati che gli altri non hanno.
In quello scenario Siri avrebbe potuto colmare il gap accumulato in anni. Il vantaggio sarebbe nato dall’unione di persone capaci, iPhone e fiducia. Le tre carte c’erano già. È mancata la fretta di giocarle.
Il codice invito per provare Muse
Per provare Muse, la registrazione è su muse.ai/join. Il codice H0UOY4 si riscatta nelle Impostazioni entro 48 ore dall’iscrizione. Chi lo inserisce riceve 1 miliardo di token; lo stesso bonus va a chi invita. Alexandr Wang ha annunciato il programma con un limite di 20 inviti per codice.
Le domande più comuni
Muse è disponibile in Italia?
No. Il lancio è partito negli Stati Uniti, su iOS, Android e sul sito muse.ai. Non risultano date per l’Italia.
Siri AI funziona con Gemini?
Apple e Google hanno confermato un accordo pluriennale, ma i dettagli tecnici e i termini economici non sono pubblici. Apple sostiene che l’infrastruttura e le regole sulla privacy restano sue.
Perché Siri è in ritardo?
Le funzioni mostrate nel 2024 sono state rinviate più volte. Nel marzo 2025 Apple ha ammesso che ci sarebbe voluto più tempo; la beta di Siri AI è partita il 14 settembre 2026, oltre due anni dopo l’annuncio.
Meta può davvero proteggere i dati?
Meta ha annunciato un ambiente separato per ogni utente, un controllo sulle azioni online e la revoca dei collegamenti. La protezione più forte, con una chiave in mano all’utente, non è ancora disponibile. La prova sarà l’uso reale, non la pagina che la descrive.
Fonti
- Meta, presentazione di Muse
- Apple, Siri AI in beta
- Reuters, investimento Meta in Scale AI
- Reuters, l’uscita di Ruoming Pang da Apple
- Bloomberg, il pacchetto di paga di Pang
- CNBC, le spese per l’AI
- Daring Fireball, il rinvio delle funzioni di Siri
