Il 23 ottobre 2026 l’iPod compie 25 anni. Un quarto di secolo fa, in un’epoca in cui la musica portatile significava un lettore CD che saltava a ogni buca, Steve Jobs salì sul palco del Town Hall di Cupertino e tirò fuori dalla tasca dei jeans un rettangolo bianco: “1.000 canzoni in tasca”. Quella frase, e quel dispositivo, cambiarono per sempre non solo la musica, ma la stessa Apple. Questa è la storia dei 25 anni di iPod, dal lancio del 2001 all’addio del 2022, fino all’eredità che vive dentro ogni iPhone.

I 25 anni di iPod sono anche la storia di come un’azienda di computer in difficoltà — nel 2001 Apple vendeva quasi solo Mac — sia diventata il centro della vita digitale di milioni di persone. Tutto cominciò con un lettore MP3 da 399 dollari. In questa retrospettiva ripercorriamo le tappe fondamentali: dal lancio del 2001 alla famiglia di modelli che conquistò il mondo, fino al lento addio e all’eredità che ancora oggi vive dentro ogni iPhone.

iPod di prima generazione del 2001

23 ottobre 2001: 1.000 canzoni in tasca

L’originale arrivò dopo appena otto mesi di sviluppo, un tempo record guidato da Jon Rubinstein per l’hardware e da Tony Fadell, passato alla storia come il “padrino dell’iPod”. Il nome, coniato dal copywriter Vinnie Chieco, si ispirava a 2001: Odissea nello spazio (“aprite gli sportelli del pod”).

Le specifiche oggi fanno sorridere: hard disk Toshiba da 5 GB e 1,8 pollici, display in bianco e nero da 160×128 pixel, rotella meccanica per scorrere le playlist, 10 ore di autonomia e porta FireWire — che trasferiva un intero CD in meno di 10 secondi, trenta volte più veloce dell’USB dell’epoca. Le dimensioni erano quelle di un mazzo di carte, il peso di 185 grammi. Prezzo: 399 dollari. E funzionava solo con il Mac.

Le tre svolte di Jobs

Jobs lo presentò come un salto quantico fondato su tre svolte: ultra-portabilità, facilità d’uso leggendaria e sincronizzazione automatica con iTunes (la cronaca del lancio). Nel comunicato stampa del 23 ottobre 2001 disse:

«With iPod, Apple has invented a whole new category of digital music player that lets you put your entire music collection in your pocket and listen to it wherever you go.»

Aveva ragione su tutta la linea: non era il primo lettore MP3 della storia, ma era il primo che chiunque sapeva usare. Le vendite partirono piano — circa 125.000 unità entro fine anno — ma il passaparola fece il resto.

La presentazione fu preceduta dal consueto alone di mistero: i rumor parlavano di un “breakthrough digital device” e Apple stessa aveva lasciato intendere che “non è un Mac”. Alcuni scommisero su un componente per impianti stereo domestici. Quando Jobs tirò fuori dalla tasca quel rettangolo bianco, la scommessa si rivelò molto più semplice — e molto più grande.

Da FireWire a Windows: la conquista del mondo

La vera esplosione arrivò con due mosse. Nel luglio 2002 la seconda generazione portò la rotella sensibile al tocco e, soprattutto, la compatibilità con Windows: improvvisamente il mercato potenziale si moltiplicò. Le vendite raddoppiarono.

Poi, il 28 aprile 2003, arrivò il pezzo mancante del puzzle: l’iTunes Music Store, con 200.000 brani a 0,99 dollari l’uno. Per la prima volta esisteva un’alternativa legale e comoda alla pirateria musicale, integrata alla perfezione con il lettore. Nell’ottobre dello stesso anno iTunes sbarcò anche su Windows, aprendo il negozio a un pubblico sterminato: hardware, software e negozio formavano ormai un ecosistema completo, quattro anni prima dell’iPhone. Nel 2004 le vendite superarono gli 8 milioni di unità in un solo anno e Newsweek dedicò al fenomeno la copertina “iPod Nation”. La febbre fu tale che persino HP vendette per un periodo lettori rimarchiati con il proprio logo, in un accordo nato nel 2004 e chiuso l’anno dopo.

iPod classic con click wheel

La famiglia si allarga: mini, shuffle, nano

Tra il 2004 e il 2005 il lettore divenne una famiglia. A gennaio 2004 arrivò l’iPod mini da 249 dollari: 4 GB, scocca in alluminio colorato e la nuova click wheel. Fu un successo immediato, al punto che Apple faticava a produrne abbastanza.

A gennaio 2005 fu il turno dell’iPod shuffle, senza display, grande come un pacchetto di gomme da masticare: 512 MB a 99 dollari. La scommessa era radicale — niente schermo, solo musica in ordine casuale — e funzionò, aprendo la fascia economica. Nell’autunno 2004 era arrivato anche l’iPod photo, il primo con display a colori da 220×176 pixel, pensato per portare in tasca non solo la musica ma anche le fotografie: 40 o 60 GB a 499 e 599 dollari.

Il nano uccide il mini

A settembre 2005, però, Apple fece la mossa più spietata: uccise il mini nel pieno del successo per lanciare l’iPod nano. Più sottile di una matita, display a colori, 2 o 4 GB a 199 e 249 dollari. Il nano divenne in breve il lettore MP3 più venduto al mondo e restò per anni il simbolo dell’intera linea. Allo stesso evento Apple presentò anche il primo cellulare compatibile con iTunes, il Motorola Rokr: un esperimento presto oscurato dal nano stesso e, due anni dopo, reso del tutto irrilevante dall’iPhone. Nello stesso periodo arrivò anche l’iPod U2 Special Edition, con le firme della band incise sul retro: musica e lettore erano ormai un unico fenomeno culturale. Nell’ottobre 2005 la quinta generazione portò anche la riproduzione video.

Video, touch e l’ombra dell’iPhone

Il 9 gennaio 2007 Steve Jobs annunciò tre prodotti — un telefono, un dispositivo internet e “il miglior iPod di sempre” — rivelando che erano un unico dispositivo: l’iPhone. Da quel momento la categoria visse di luce riflessa, ma Apple continuò a crederci.

Il 5 settembre 2007, all’evento “The Beat Goes On”, arrivò l’iPod touch: stesso schermo multi-touch dell’iPhone, Wi-Fi, Safari e accesso wireless all’iTunes Store, senza la parte telefonica. Per anni fu il modo più economico per entrare nell’ecosistema iOS e il regalo perfetto per i più giovani: un iPhone senza telefono, con App Store e giochi. L’iPod classic da 160 GB restò invece l’ultimo baluardo dell’hard disk e della click wheel meccanica, rimasto a listino invariato per anni mentre il mondo passava tutto alla memoria flash.

La famiglia iPod: i principali modelli dal 2001 al 2019

I numeri di un fenomeno

Poche righe di numeri raccontano la parabola meglio di molte parole:

  • 2001: 125.000 unità vendute nei primi mesi;
  • 2004: 8,2 milioni di unità in un solo anno, 10 milioni complessivi;
  • aprile 2007: 100 milioni di lettori venduti;
  • ottobre 2011: 300 milioni, annunciati alla presentazione dell’iPhone 4S;
  • totale finale: oltre 400 milioni di esemplari in 21 anni.

Numeri che, nel mondo dei gadget, restano appannaggio di pochissimi prodotti nella storia. Per confronto, l’intero mercato dei lettori MP3 concorrenti non raggiunse mai, nel complesso, cifre lontanamente simili.

La cronostoria dei modelli

Tutti i modelli principali, dal 2001 al 2019:

ModelloAnnoLa novità
1ª generazione20015 GB, rotella meccanica, solo Mac, 399 $
2ª generazione2002Rotella sensibile al tocco, arriva Windows
3ª generazione2003Connettore dock, pulsanti touch
mini20044 GB, alluminio colorato, click wheel
photo2004Primo display a colori
shuffle (1ª gen.)2005Senza display, da 99 $
nano (1ª gen.)2005Sostituisce il mini
5ª generazione (video)2005Riproduce anche i video
nano (2ª gen.)2006Scocca in alluminio anodizzato colorato
shuffle (2ª gen.)2006Con clip da agganciare ai vestiti
classic2007160 GB, l’ultimo con click wheel
touch (1ª gen.)2007Multi-touch, Wi-Fi, sistema iOS
nano (3ª–7ª gen.)2007–2012Sempre più piccolo, fino al multi-touch
shuffle (3ª–4ª gen.)2009–2010Comandi sul cavo, poi VoiceOver
touch (2ª–7ª gen.)2008–2019Fino al chip A10 del 2019

Il lungo addio

La fine non arrivò con un keynote d’addio, ma per spegnimento graduale — e per un motivo preciso: lo streaming. Mentre Spotify e poi Apple Music spostavano la musica dal possesso all’accesso, il lettore dedicato perdeva la sua ragione d’esistere. Perché portarsi dietro un secondo dispositivo quando il telefono fa tutto, e la libreria vive nel cloud?

Il 9 settembre 2014 Apple interruppe la produzione dell’iPod classic. Il 27 luglio 2017 sparirono dal sito anche l’iPod nano — l’ultimo lettore tradizionale con display — e l’iPod shuffle, piccolo come un francobollo. Restò solo il touch, aggiornato l’ultima volta nel 2019 con il chip A10.

Il 10 maggio 2022 Apple annunciò la fine della produzione dell’iPod touch, disponibile solo fino a esaurimento scorte (l’annuncio della fine). Vent’anni dopo il lancio, la linea di lettori MP3 più famosa della storia chiudeva i battenti. Nel comunicato, Apple scrisse che “lo spirito dell’iPod” continuava a vivere in iPhone, iPad, Apple Watch e Apple Music. In totale, nei 21 anni di carriera, il lettore ha venduto oltre 400 milioni di esemplari.

iPod nano di prima generazione

Il lascito: l’iPod vive nell’iPhone

A 25 anni dal lancio, la sua eredità è ovunque. La click wheel insegnò ad Apple l’interazione con una sola mano, lezione poi evoluta nel multi-touch. L’iTunes Music Store inventò il modello del negozio digitale integrato, poi replicato con l’App Store e arrivato fino all’Apple Music di oggi. Le pubblicità con le silhouette danzanti su sfondi colorati, gli auricolari bianchi sempre ben in vista, trasformarono un accessorio in un simbolo di status: in metropolitana era impossibile non riconoscere chi ne possedeva uno. Quegli stessi auricolari bianchi, vent’anni dopo, sarebbero diventati gli AirPods.

E poi c’è l’eredità meno visibile ma più profonda: il lettore trasformò Apple da azienda di computer a azienda di dispositivi personali. Senza quel successo — senza i miliardi di dollari e la fiducia guadagnati tra il 2001 e il 2007 — l’iPhone forse non sarebbe mai esistito, o sarebbe arrivato troppo tardi.

25 anni dopo

Oggi un esemplare di prima generazione è un pezzo da collezione e la musica vive in streaming, dentro telefoni che fanno tutto. Eppure, in un’epoca di notifiche infinite e schermi che chiedono sempre attenzione, c’è chi rimpiange quel rettangolo bianco che faceva una cosa sola, e la faceva benissimo: la musica in tasca, senza distrazioni. Non a caso, negli ultimi anni, i lettori dedicati stanno vivendo una piccola seconda giovinezza tra gli appassionati stanchi dello smartphone.

Buon compleanno, iPod. Mille canzoni in tasca, venticinque anni dopo, suonano ancora come una promessa mantenuta.

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