Foxconn: i lavoratori non sono sfruttati

Si sta alzando un grande polverone su questo caso. Dopo le denunce del giornale “Mail on Sunday” dello sfruttamento di Apple dei lavoratori cinesi per la produzione dei suoi computer, oltre all’indignazione di alcuni, a Cupertino gridano al tradimento del contratto dei fornitori che stabilisce l’osservanza di alcune norme di tutela dei lavoratori e di sicurezza ambientale.

Mentre Apple inizia a stabilire un’inchiesta interna per sapere se e dove il problema esiste, dalla società Foxconn, che gestisce la cosiddetta “Città dell’iPod”, arrivano le smentite ufficiali. I lavoratori cinesi sarebbero trattati secondo le leggi cinesi sui lavoratori. Lo stipendio mensile non sarebbe di circa 40 dollari, ma di 100 dollari al mese, in quanto la regione dove producono è in una zona disagiata e quindi supportata da agevolazioni statali, in oltre, aggiungono di possedere camerate sicure e ben equipaggiate con lavanderie gratuite, impianti sportivi, biblioteche e altre strutture di supporto.

La smentita di Foxconn, però, sembrerebbe contenere alcune imprecisioni, come l’indicazione di strutture e fabbricati inesisteni in alcune città cinesi.

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