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Sapete cos’è il cybersquatting? E’ quell’attività con cui un utente qualsiasi registra un sito internet potenzialmente famoso per poi rivenderlo. In Italia si è verificato con il signor Giorgio Armani (non lo stilista) che ha registrato un sito a suo nome, denunciato più volte dallo stilista che lo accusa di appropriazione indebita.

Anche il capo del settore design di Apple ne è vittima. Nel 2004, infatti, il signor Harry Jones ha registrato in Gran Bretagna i domini jonathan-ive.com, jonathanive.com, jony-ive.com e jonyive.com, ufficialmente per creare dei siti per i fan del designer. Il vero Ive, però, non è stato molto contento e ha chiesto al signor Jones di renderglieli offrendogli anche un assegno da 10.000 $ per il disturbo, o almeno così dicono le indiscrezioni.

Harry Jones però non ci sta e ha quantificato il suo disturbo per 400.000 $, rifiutati da Ive che gli ha fatto causa presso la WIPO (World Intellectual Property Organization). Purtroppo Jones ha ragione, dichiara la WIPO, poichè il nome Jonathan Ive non è considerabile un marchio registrato. Mi dispiace Jon, accontentati di avere molti fan nei siti omonimi.

[via TheRegister]

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5 Comments

  1. OT:
    Ciao, forse ti riferivi al caso armani.it registrato molti anni fa da luca armani titolare del timbrificio armani.

    Il sito era utilizzato per l’azienda del signor armani , per l’attività del timbrificio quindi. Non è proprio un caso di cybersquatting in quanto luca armani non voleva vendere il sito a giorgio armani ma semplicemente voleva tenerselo.

    I giudici, nelle diverse traversie, hanno ritenuto che pur avendo il signor luca il cognome armani e pur essendo la voce armani contenuta nel nome del timbifricio, il “marchio armani” di giorgio armani abbia più tutele legali (legge regia sulla tutela dei marchi), considerando anche che chi digita armani.it stia nel 99% dei casi cercando lo stilista e non il timbrificio.

  2. si sono daccordo con BladeVet lo stavo giusto per scrivere, che quello di Armani non era un caso di Cybersquatting^^
    hum… quasi quasi mi registro Kiro.it !!

    Scherzo 😀

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    LOL te lo sei gia rigstrato bravo 😀

  3. la vicenda del timbrificio del sig. Armani ha dell’incredibile. In tempi non sospetti in cui le aziende italiane si sognavano di fare vendita on line il signor Armani (quello del timbrificio) si è fatto un sito per pubblicizzare la sua azienda, come avrebbe potuto chiamarlo se non armani.it? Poi, un bel giorno, il signor Armani (quello dei vestiti) ha preteso di entrare in possesso di quel sito. La legge italiana prevede che, (detta facile facile), chi per primo arriva a registrare un sito (ed avendone diritto ovvero no cybersquatting) se lo tiene. Purtroppo, la legge in italia non è uguale per tutti e la conclusione della favola è che Armani dei vestiti si è preso il sito e il Sig. Armani dei timbri dopo aver fatto sciopero della fame, aperto petizioni on line, ha chiesto, vinto e sbancato, di aderire ad una colletta per pagarsi gli avvocati che se lo sono mangiato vivo inutilmente. Questa è la vera storia di armani.it. Quindi di cybersquatting, in questo caso non se ne deve assolutamente parlare! Chi è interessato a come funziona la legge in Italia si cerchi su google ” vicenda armani.it” Saluti a tutti. Uccio.

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