I punti critici del Mac App Store

E’ stato aperto da pochi giorni e il Mac App Store è entrato già nelle simpatie di molti. Il negozio per le applicazioni per Os X permette di dire addio a CD e DVD. I lettori ottici diventano sempre più facoltativi, in quanto con internet si può scaricare tutto. Un altro vantaggio è il prezzo: alcuni software costano di meno nel Mac App Store, compresi quelli di Apple. iWork, per esempio, costa 47,97 € anzichè 79 € e Aperture costa 62,99 € invece di 199,99 €.

Ma tutto questo sistema, che permette di avere maggior visibilità agli sviluppatori ed entrate in commissioni per Apple, è tutto fatto di rose e fiori? No. Ci sono alcuni punti critici che, probabilmente, saranno risolti in futuro:

  • Le licenze acquistate in precedenza per alcuni software non valgono nel Mac App Store, quindi alcune applicazioni vanno riacquistate per essere riconosciute dal negozio.
  • Il Mac App Store non permette di gestire demo o software di prova.
  • Apple diventa un tramite tra sviluppatore e acquirente creando un ostacolo durante la fase di supporto. L’utente potrebbe avere difficoltà a chiedere aiuto agli sviluppatori.
  • Non si possono vendere aggiornamenti a pagamento ma solo nuove applicazioni.
  • Le applicazioni sono sfruttate come con iOS, quindi funzionano solo se aperte. Quelle chiuse non funzionano in background, in quanto non prevedono l’uso di un installer.
  • Gli aggiornamenti delle applicazioni non possono essere tempestivi perchè bisogna prima inviarli ad Apple.
  • Non si possono organizzare bundle di applicazioni.
  • Le applicazioni comprate in precedenza non si possono aggiornare dal Mac App Store. Solo il software scaricato dal negozio può essere aggiornato da lì.

Tutti problemi risolvibili dagli sviluppatori offrendo le proprie applicazioni nei rispettivi siti web, bypassando Apple. Ma a quel punto la società sarà contenta di quella tendenza?

[via lifehacker]

  • Bender

    “Il Mac App Store non permette di gestire demo o software di prova.”

    Non è vero, io ho scaricato GarageBuy che è una beta.

    • @Bender: ma una versione beta non è pari a una demo. Una demo è una versione con le funzioni limitate in cui inserisci il codice di licenza e si sbloccano.

      @Enrico: chiuse nel senso che se chiude l’applicazione il processo si ferma. Ci sono alcune applicazioni che usano un installer che possono prevedere processi anche ad applicazione chiusa perchè lavorano in background. Quelle nel Mac App Store non potendo avere un installer non possono prevedere questi processi.

  • enrico

    “Quelle chiuse non funzionano in background, in quanto non prevedono l’uso di un installer.”

    Scusa kiro puoi approfondire? non capisco cosa intendi per “chiuse”, se Aperture sta processando un file e non mentre io navigo questa si blocca?
    con Twitter non succede così, mi pare…

  • Eranox

    Se ho capito bene in questo modo addio al multitasking.. Si è tornato ai tempi del DOS… Spero di aver capito male…

    • No il multitaking è un’altra cosa. E’ la possibilità di usare più programmi contemporaneamente e quello si può fare benissimo.

  • karoo

    personalmente a me il mac app store non piace affatto. Non ne sentivo il bisogno e non farà bene agli utenti.
    Porterà denaro in tasca ad apple ? Probabilmente si, ma questo significa poco. Anche i netbook hanno portato denaro, ma hanno fatto veramente male al mercato informatico da parte degli utenti.
    Molti punti che hai riportato nell’articolo li approvo in pieno e secondo me in pochi si rendono conto delle possibili implicazioni di questi “difetti”.

  • Zabov

    Continuo a non capire il problema della mancanza dell’installer. Ti riferisci ad applicazioni che si attivano automaticamente all’avvio di una sessione, un po’ come fa un antivirus? Potresti fare un esempio pratico? In generale il Mac App Store o più in generale un negozio virtuale dal quale scaricare direttamente il software mi sembra la normale evoluzione in quanto abbatte enormemente i costi di distribuzione a favore di un prezzo finale all’utente inferiore. Sarebbe importante peró permettere copie di backup in modo da dare la possibilità di reinstallare il software anche in assenza della rete. Infine, così come con iPhone e iPad, è evidente un controllo da parte da Apple sugli applicativi che si possono scaricare…

    • Per esempio il plug-in di Flash. Per installarlo c’è una procedura di installazione e non è semplicemente il passaggio di un’icona. Quindi in teoria il plug-in di Flash non potrebbe mai essere scaricato dal Mac App Store.

  • Il Professore

    Esatto, per esempio DropBox e HotSpot Shield che installano una icona nel menu bar, i plug-in di Photoshop che vengono installati nella relativa cartella di Photoshop, Flip4Mac e Growl che installano un pannello di controllo, non potrebbero essere scaricati dal Mac App Store.

  • Pio Alt

    Si sa quanto prende apple per il disturbo? 🙂

    L’app store costa agli sviluppatori il 30 % del prezzo (non dei profitti ma del prezzo) se anche qui apple prende il 30 % siamo a livelli da strozzini. La pubblicità,la visibilità per i piccoli sviluppatori è una chimera, quando ci sono 10 mila app non c’è nessuna visibilità e quando pagando si possono avere i banner in prima pagina, non c’è più pubblicità gratis. Alla fine i grandi guadagnano sempre di più perchè carpiscono anche gli utenti marginali…

    Tra poco chi usa un Mac sarà costretto al Mac App Store come lo è già chi ha un iPhone e un iPad. Questa non è certo concorrenza, è monopolio del peggior tipo …e scusate lo sfogo 🙂

    Non si sa quanto pretende apple?

  • mam1

    So long Macintosh…

  • robocop

    Apple sul “Mac App Store” prende esattamente il 30% come su “App Store”, ma tralasciando visibilità e pubblicità il reale vantaggio per gli sviluppatori sono i costi di distribuzione del software in termini di banda e le commissioni delle carte di credito che rientrando in quel 30% gestito da Apple rendono lo store conveniente per tutti

    i software demo e di prova come descritti nel commento da Kiro (“Una demo è una versione con le funzioni limitate”) in realtà ci sono su Mac App Store e quindi paiono essere consentiti, semplicemente non si chiamano demo ma versioni “Express” con meno funzioni rispetto alle versioni complete a pagamento

    quello che manca semmai sono le demo di diversa tipologia: quelle a tempo in cui puoi provare il software completo per X giorni dopodichè il funzionamento è impedito