Corriere della Sera 2.0

Quanto vale una notizia? Quanto vale ciascuna notizia di questo blog, o quelle che leggete in un quotidiano o sull’iPad? L’argomento è interessante ed è fondamentale per poter creare dei modelli di business da applicare all’editoria digitale. Quanto valore attribuire a una notizia?

Qualche settimana fa abbiamo visto che un giornale di carta è pagato più di uno digitale. Possiamo anche affermare che gli utenti si rifiutano di pagare lo stesso prezzo un’edizione cartacea e una digitale. Ma perchè, visto che in fondo contengono lo stesso materiale? Il fattore è puramente psicologico: nell’edizione cartacea riteniamo che il dispendio di materiali, quali carta e inchiostro, devono essere ricompensati con un valore maggiore, altrimenti associamo il possesso dell’oggetto a un regalo o a un furto.

L’edizione digitale, invece, ha in se solo il dispendio dell’energia dell’autore nello scrivere gli argomenti e, per tale motivo, ha valore prossimo allo zero. Quando abbiamo di fronte un file di un testo la nostra mente non sa misurare il tempo dell’autore nella ricerca di informazioni e nella scrittura. E’ un fattore che non essendo visualizzabile semplicemente per noi non esiste. Invece stampare un foglio, rilegarlo e distribuirlo offre un processo misurabile, quindi esiste. E’ lo stesso motivo che ci spinge a non considerarci ladri se scarichiamo un libro digitale dai circuiti pirata, ma dei criminali se rubiamo un libro in una libreria.

L’altro fattore da tenere in considerazione è il tempo. Un giornale ci richiede tempo diverso in base al supporto su cui è distribuito. Secondo i dati raccolti da Luca De Biase, infatti, un blog ci richiede in media 70 secondi di lettura, contro i 15 minuti di un giornale per iPad e i 25 minuti di un giornale cartaceo. E’ come se la nostra mente attribuisse maggior valore al supporto che riesce a riempire più minuti nella nostra giornata. Un sistema economico che trova applicazione in altri ambiti, come in quello telefonico o cinematografico.

Se prendessimo due film, uno da 5 minuti e l’altro da 70 minuti, automaticamente attribuiamo al secondo un valore superiore al primo, perchè occupa più tempo della nostra giornata. Sono tutti fattori psicologici che andrebbero studiati a fondo e sui cui potrebbero nascere tante discussioni utili alla costruzione dei modelli di business del digitale.

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5 Comments

  1. Assolutamente da contraddire, bell’articolo per carità ma avulso dai vari modelli di business!
    Nel business dell’editoria digitale -per farla breve, farò l’esempio della creazione di un articolo- viene creato il documento, corretto e inserito molto spesso dall’autore stesso sulla piattaforma di blogging online, per quanto riguarda il contenuto cartaceo, esso da lavoro a moltissime persone in più: trasportatori-corrieri, operai per le macchine da stampa, edicolai et cetera
    Ci dimentichiamo un po’ troppo spesso di tutti questi importantissimi settori e subsettori che sono interessati dall’editoria classica (in questo caso) quando si parla di digital value, che lungi da me, esiste ma intrinsecamente e sotto altri aspetti è minore di quello del cartaceo.

  2. A mio avviso non è del tutto vero… l’economia del giornale su idevice si basa anche, anzi soprattutto, sulla celerità. a mio avviso il media giornale e il media iphone non sono affatto la stessa cosa: sulla carta vorrei approfondire di più, mentre sul telefono voglio aggiornarmi in 5 minuti. Questo richiede due modi di scrivere e di progettare un articolo completamente differenti. A mio avviso la carta stampata cerca tanto di riempire le pagine. Preferisco un’app come quella de La Stampa: semplice, lineare, senza fronzoli e abbastanza imparziale.

  3. il concetto sconvolgente è la smaterializzazione dei contenuti.
    inizialmente la musica era fisicità, c’era qualcuno che suonava e tu lo potevi anche toccare. la musica era un atto essenzialmente fisico. poi la si è registrata su disco che è diventato di vinile. il valore del contenuto, la musica, aveva ancora un peso. poi si è dapprima smaterializzato il supporto con il passaggio al cd e poi smaterializzato anche quello passando al file. adesso il processo è smaterializzare anche il file, mi riferisco al cloud.
    ma se non c’è una copertina da sfogliare, ammirare, annusare (si, sono anche feticista!) ed oserei, da leggere che valore può avere il contenuto? a quindi che prezzo costa produrre? e se non costa che valore (culturale) posso dargli? al massimo qualche distratto attimo in metro.
    è un discorso sociologico molto profondo perchè poi rispecchia i tempi che viviamo. ma… non possiamo farci nulla. è così.
    non voglio dire che c’è tanta violenza perchè ci sono pochi quartetti d’archi che si esibiscono, però…
    siete abbastanza intelligenti per riflettere.

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