Le app rendono schiavi dei dispositivi?

Ci sono alcuni concetti che si sono evoluti in questi anni ma che, purtroppo, restano nella cultura di alcune persone. Sono concetti che in questo blog cerco sempre di ribadire e su cui si cuciono sempre discussioni interessanti. Per esempio tra questi c’è il nuovo concetto che spinge ad acquistare un nuovo dispositivo scegliendo l’esperienza utente offerta e non le caratteristiche tecniche elencate. In altre parole non bisogna scegliere il dispositivo più potente, ma quello che più riesce a risolvere le esigenze dell’utente e, soprattutto, la modalità con cui risolve queste esigenze.

E’ un concetto che purtroppo non sempre prende piede tra tutti, specialmente tra coloro sono fermi a pensare con la vecchia mentalità che porta a considerare PC potente uguale PC migliore o fotocamera con più megapixel uguale fotocamera migliore. Nulla di più sbagliato. Ma oggi voglio parlarvi di un altro concetto che si insinua sempre di più nel settore tecnologico e di cui non tutti hanno notato la presenza: il software che veicola la vendita di hardware.

Mentre fino a qualche anno fa era l’hardware a spingere gli sviluppatori a creare software, oggi sembra quasi sempre l’inverso. Il software sta imbrigliando e governando sempre di più l’hardware. Le app hanno aperto un filone tutto nuovo nella fruizione di internet e ciò potrebbe spingere i produttori di dispositivi ad adeguarsi alle richieste del mercato, alla necessità di interagire con il mondo esterno mediante l’uso di sensori, connessioni sempre più veloci e memoria.

Ma c’è anche un secondo aspetto. Il software sta incollando gli utenti sempre di più all’hardware. Un utente, come me, che ha usato iOS dalla sua nascita e acquistato centinaia di applicazioni, esattamente 1705 nella mia libreria, potrebbe mai abbandonare un dispositivo di Apple a favore di uno della concorrenza? Che fine fanno tutte le mie applicazioni e i relativi dati inseriti al loro interno?

Punteggi di gioco, livelli salvati, disegni, organizzazione di foto, accesso ai contatti, punti di interesse, organizzazione di elenchi, documenti e tante altre informazioni risiedono nelle centinaia di app in mio possesso. Applicazioni pagate con centinaia di euro. Denaro che ho praticamente investito su un sistema operativo. Se dovessi cambiare OS mobile perderei tutto: backup, preferenze, applicazioni che ho imparato ad usare, procedure che mi sono imposto e così via. Perderei una routine di vita, perderei tempo nell’organizzazione. Perderei troppe cose.

In altre parole sono legato. Sono schiavo in qualche modo di iOS e come me milioni di persone. Così come altre milioni di persone sono schiave di Android o di Windows Phone. I sistemi operativi mobili ci stanno legando all’hardware. Obbligheranno me e altre milioni di persone a comprare uno smartphone di una determinata marca tra un anno o due. Mi legheranno all’azienda e i costi di switch rafforzeranno questo legame.

Forse in futuro scegliere quale sistema operativo mobile utilizzare diventerà una scelta molto importante prima dell’acquisto. Almeno che qualcuno non si inventi lo strumento di switch definitivo in grado di trasportare tutte le app da un sistema all’altro a costo zero. Ma forse questa è solo fantascienza.

6 Comments

  1. una soluzione? un cloud definito con standard che permetta l’interoperabilità tra diversi OS. Ma questa, per ora, è fantascienza

  2. Ma era così anche nell’era PC. Quante volte abbiamo sentito persone dire di voler passare al Mac ma non potevano causa mancanza software professionale specifico. Solo che ora è più evidente perché tocca cose personali come uno smartphone.

  3. Lo dico da anni….

    purtroppo, anche se un giorno Apple si mettesse a fare delle iCacche e la strada per esempio intrapresa da Microsoft si dovesse rivelare buona e positiva… non potró probabilmente cambiare “ecosistema”… il costo sarebbe troppo alto…

  4. la guerra di vendita si fa sui giovani, sui NUOVI utenti, non su quelli ormai troppo vecchi o troppo pigri per cambiare

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